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Le infezioni nei bambini
Intervista al Dott. Piercarlo Salari

 

 

Sono con il Dott. Piercarlo Salari, pediatra di consultorio a Milano e Vigevano, per parlare di infezioni nei bambini.
Dottor Salari, cominciamo dalle infezioni respiratorie. Si tratta di un problema frequente in età pediatrica, ci può spiegare perché?
 

Le infezioni respiratorie sono disturbi frequenti nei bambini dai 2 ai 10 anni e si manifestano con episodi a carico delle alte e/o basse vie aeree, quali faringiti, otiti, laringiti, bronchiti ostruttive e broncopolmoniti.
I bambini si ammalano spesso per un insieme di ragioni. Innanzitutto per una maggiore suscettibilità alle infezioni, che riguarda il 5-15% dei piccoli: il loro organismo è ancora immaturo dal punto di vista delle difese immunitarie, e la continua esposizione, tipica degli ambienti come scuole e asili, a una grande varietà di patogeni contribuisce a svolgere un’azione depressiva sul loro sistema difensivo.
Poi ci sono altri elementi da tenere in considerazione: le condizioni igieniche di vita; l’esposizione al fumo passivo; il numero di conviventi; le condizioni igienico-ambientali precarie (per esempio famiglie numerose, abitazioni in stato non ottimale, per esempio con infiltrazioni di umidità); la residenza in città (gli inquinanti ambientali e il particolato fine, per esempio, hanno un effetto irritante sulle mucose respiratorie) e alcuni agenti domestici, come per esempio il riscaldamento e la scarsa ventilazione degli alloggi (l’aria secca, oltre a irritare le vie aeree, promuove il deposito di goccioline di saliva infette e la concentrazione dei patogeni)».

 

Quindi la concomitanza di tutti questi fattori può spiegare perché alcuni bambini sono sempre ammalati mentre altri stanno sempre bene? 

In parte sì. Ma il fatto che alcuni bambini siano più soggetti, rispetto ad altri, ad ammalarsi, si spiega soprattutto con una diversa capacità, da parte dell’organismo, di reagire all’attacco dei microrganismi responsabili delle infezioni. In pratica alcuni bambini sono in grado di reagire più prontamente alle aggressioni esterne rispetto ad altri, e questo si traduce in una minore incidenza delle infezioni.
Ma si tratta semplicemente di diversità costituzionali e si parla comunque di soggetti “sani”. Ben diverse sono quelle situazioni in cui sono presenti delle patologie di base (alterazioni congenite delle vie aeree, fibrosi cistica, immunodeficienze congenite o acquisite, fibrosi cistica) che determinano un reale calo delle difese e che meritano un trattamento a parte.

 

Tenere il bambino lontano dalle comunità, e quindi da potenziali elementi di contagio, può servire a rafforzarlo e a evitare le malattie?

No. È vero che un precoce inserimento in comunità aumenta del 50% l’incidenza attesa di infezioni, ma è altrettanto innegabile, per esempio, che un bimbo che ha fratellini più grandi è ugualmente esposto al rischio di infezioni anche senza l’inserimento in comunità.
Sfatiamo il mito della “campana di vetro”: se un bimbo viene iperprotetto e tenuto lontano da fonti microbiche nella convinzione che non si ammali, rimane per così dire “vergine” dal punto di vista immunologico e, appena entrato in comunità, presenterà quasi inevitabilmente una maggiore suscettibilità alle infezioni.

 

Possiamo quindi tranquillizzare i genitori sul fatto che si tratta per così dire di “incidenti di percorso” del tutto normali?

Assolutamente sì. Gli episodi infettivi a cui un bambino va incontro dopo un primo confronto con l’ambiente esterno sono assolutamente normali e rientrano nella storia di ogni individuo. I genitori le vedono spesso come un segno di debolezza costituzionale, in realtà si tratta di un passaggio quasi “obbligato” del bambino che viene in contatto con l’ambiente esterno ed entra a far parte della comunità. Infatti recenti ricerche dimostrano che quanto più precoce è l’inserimento in comunità, tanto più aumenta l’incidenza delle infezioni respiratorie, basti pensare che nei paesi scandinavi l’incidenza è di oltre 6 episodi per anno, mentre in Italia scende a una media di 4,5.

 

Fino a che età un bambino si può considerare vulnerabile?

Intorno ai 10 anni d’età in genere la tendenza a contrarre infezioni comincia a ridursi e il sistema immunitario raggiunge un buon livello di maturazione funzionale. Tutto ciò varia naturalmente da bambino a bambino: chi vive in campagna, per esempio, ha maggiore occasione di venire in contatto con germi e batteri e quindi si immunizza prima rispetto a chi vive in un ambiente urbano.

 

Quali sono gli apparati più colpiti dalle comuni infezioni in età pediatrica?

Certamente l’apparato respiratorio. Ma fino ai 6 anni un’infezione respiratoria dà spesso anche un interessamento dell’apparato digerente e sono molto frequenti le forme miste, con vomito e diarrea. Al terzo posto metterei le vie urinarie, che però meritano un discorso a parte perché originano da una predisposizione anatomica femminile, responsabile di un’autocontaminazione batterica dall’intestino all’apparato genitale».

 

Quali sono le cause delle infezioni?

Potenziali responsabili delle infezioni respiratorie sono agenti patogeni (batteri e virus) trasmessi per via aerea. I batteri sono microrganismi in grado di riprodursi rapidamente una volta entrati nell’organismo. Sono piuttosto grandi e richiedono quindi solitamente un contatto abbastanza ravvicinato tra un individuo malato e uno sano. Lo streptococco beta-emolitico di gruppo A è responsabile del 20% dei casi di infezioni, seguito da Haemophilus influenzae, Streptococcus pneumoniae e Moraxella catarrhalis.
I virus (Rhinovirus, Adenovirus, virus parainfluenzali di tipo 1, 2, 3 e 4 e virus influenzali di tipo A e B) hanno invece una dimensione molto più piccola rispetto ai batteri ed è questo il motivo per cui si diffondono nell’aria con maggiore facilità. Essi invadono le cellule del nostro organismo, nelle quali proliferano per essere poi nuovamente immessi nell’ambiente e infettare nuove persone. Raffreddore, influenza, morbillo, parotite, rosolia e varicella sono alcune forme di natura virale.
In realtà, senza il supporto di un esame di laboratorio, si può soltanto ipotizzare quale sia il microrganismo responsabile dell’infezione. A complicare la diagnosi può anche contribuire un quadro clinico non ben definito, con sintomi variegati (per esempio febbre, catarro e dolori addominali), che coinvolgono contemporaneamente più distretti e si evolvono in maniera articolata e imprevedibile.

 

Quando le infezioni respiratorie si dicono “ricorrenti”?

Secondo le convenzioni della Medicina attuale quando si verificano almeno 6 episodi in un anno o più di un’infezione al mese nel periodo settembre-aprile. Si può stimare che in Italia il 6% dei bambini soddisfano tale criterio: al di sotto dei 6 anni si possono prevedere 6-8 episodi, di cui i due terzi a carico delle alte vie aeree.

 

Come si difende l’organismo dalle infezioni?

La difesa dell’organismo dalle infezioni respiratorie è affidata al sistema immunitario, che può essere paragonato a un numeroso esercito di soldati in costante attività di sorveglianza e difesa dell’organismo. L’ambiente in cui viviamo infatti non è sterile ma pullula di agenti patogeni preparati ad aggredire il nostro organismo, il quale necessita di armi pronte ed efficaci per difendersi. È come un videogioco in cui, a ogni battaglia persa, l’organismo reagisce ammalandosi.

 

In che modo il sistema immunitario opera come “guardia del corpo”?

Esso si avvale di due aiuti: i globuli bianchi e gli anticorpi. I primi sono cellule altamente specializzate, proprio come dei soldati che obbediscono ai propri superiori svolgendo ciascuno la propria funzione. Alcuni globuli bianchi sono linfociti B, che producono anticorpi, altri (linfociti T) coordinano le difese richiamando e schierano le altre cellule, altri, come i macrofagi, “divorano” i nemici dopo che sono stati opportunamente riconosciuti e isolati. Altri ancora, come i granulociti neutrofili, intervengono in prima linea: in caso di una ferita sulla pelle, per esempio, rimuovono i detriti cutanei e bloccano l’ingresso i germi. Gli anticorpi, indicati con la sigla “Ig” (immunoglobuline) sono invece particolari proteine, distinte in quattro classi (G,A,M, ed E): a eccezione delle IgE, responsabili dei fenomeni allergici, le altre immunoglobuline “marchiano” uno specifico germe invasore rendendolo riconoscibile ai macrofagi, che provvedono così a distruggerlo.

 

Perché è importante che il sistema immunitario dei piccoli si sviluppi in modo adeguato? Come si può favorire questa maturazione?

Il sistema immunitario matura nell’arco dei primi 10 anni di vita. Per questo in questa fascia d’età (soprattutto quella prescolare) i bambini sono molto soggetti alle infezioni. I livelli di alcune immunoglobuli,e come IgA, IgG2 e IgG4, per esempio, tendono a essere più bassi nelle prime epoche anni di vita, e fino a 2-3 anni la risposta degli anticorpi nei confronti di alcuni particolari bersagli è meno rapida ed efficiente. È quindi importante che il sistema immunitario si sviluppi e si rinforzi per svolgere adeguatamente le sue funzioni.

 

L'alimentazione può influenzare le capacità di difesa dell’organismo? Cosa si deve mangiare per rinforzare il sistema immunitario?

Sì, il fattore alimentare è determinante nella maturazione del sistema immunitario: una dieta varia e completa di tutto quello che serve aiuta il sistema difensivo a funzionare al meglio delle sue potenzialità.
Nell’alimentazione del bambino non dovrebbero mai mancare gli antiossidanti come la vitamina C,  una delle più coinvolte nelle difese immunitarie; la vitamina E e il glutatione, che neutralizzano i radicali liberi (derivati dell’ossigeno che si formano nel processo infiammatorio e sono responsabili del danno cellulare e dell’invecchiamento precoce); gli oligoelementi quali selenio, zinco e rame, che svolgono una funzione importante nel mantenimento dell’efficienza del sistema difensivo; gli acidi grassi polinsaturi, dai quali derivano alcuni composti, detti “mediatori flogistici” in quanto prodotti in concomitanza di un evento infiammatorio, che promuovono una serie di azioni, quali l’aumento del flusso sanguigno nella zona interessata, il dolore e il richiamo delle cellule immunitarie. Tradotto in termini alimentari, i cibi amici del sistema immunitario sono: frutta e verdura, pesce e olio d’oliva.

 

I vaccini sono un’arma di prevenzione consigliabile?

Non essendo disponibili altre strategie preventive nei confronti delle infezioni respiratorie, le vaccinazioni sono vivamente raccomandate. «I vaccini sono i primi immunostimolanti e danno l’opportunità al sistema immunitario del bambino, ancora immaturo e non pienamente funzionante, di cominciare a reagire a potenziali aggressori.
I vaccini simulano un’infezione “allenando” così l’organismo stesso a reagire nel caso in cui venisse a contatto con il virus vero. In pratica essi sono dei componenti dei microrganismi infettivi che sono stati però resi inoffensivi, cioè sono in grado di essere riconosciuti dal sistema immunitario ma non hanno la capacità di provocare una malattia.

 

Quali sono le infezioni che si possono evitare grazie ai vaccini?

La poliomielite, che danneggia il sistema nervoso dando luogo a paralisi, la difterite e il tetano, entrambe mortali, l’epatite B, che  colpisce il fegato, tre tipi diversi di meningite, la pertosse, caratterizzata da attacchi di tosse incontrollabili ed estremamente pericolosa nel primo anno di vita, l’influenza, la polmonite, la tubercolosi, che interessa in genere i polmoni, alcune forme di diarrea e varie malattie virali come morbillo, parotite, rosolia e varicella, per citare soltanto una parte di tutte le infezioni oggi prevenibili.

 

È vero che "fare una malattia" è meglio che vaccinarsi?

A questo proposito è bene fare un’importante precisazione. È vero che una malattia contratta immunizza di più del vaccino. Prendiamo, per esempio, la varicella: il vaccino non garantisce al 100% che il bimbo non si ammalerà, ma gli assicura una sorta di “memoria immunitaria” che lo proteggerà dalle forme più aggressive della malattie e da eventuali strascichi e complicanze. Ricordiamo che le malattie infettive, per quanto a torto ritenute benigne, se pure per fortuna in una minoranza di casi, possono dare complicazione gravi e portare anche alla morte. Il vaccino mette l’organismo nella condizione di reagire il più prontamente possibile nel caso incontrasse il microrganismo.

 

Il vaccino ha effetti collaterali?

Può capitare che dopo la vaccinazione compaia qualche piccolo disturbo, come per esempio malessere, fastidio o arrossamento nella zona della puntura, qualche linea di febbre. In realtà questi effetti sono di breve durata e nettamente meno gravi e più sopportabili dei disturbi a cui darebbe luogo la malattia, senza poi considerare i giorni di scuola persi, le medicine da prendere e il rischio di contagiare altri bambini o adulti.
Se mettiamo a confronto i possibili effetti collaterali del vaccino con i rischi della malattia contratta, il bilancio è sicuramente a favore della vaccinazione, anche sotto il profilo economico.

 

Ringraziamo il Dott. Piercarlo Salari, pediatra di consultorio a Milano e Vigevano che ci ha parlato di infezioni respiratorie in età pediatrica.

 

 

a cura di Roberta Camisasca
16 giugno 2008

 

 

 

Si ringrazia Dermaser per aver messo a disposizione i suoi consulenti per la
realizzazione di questo Speciale.

Giugno 2008

 

Le infezioni nei bambini

Le infezioni della pelle

 
 

Prima parte
LE INFEZIONI RESPIRATORIE



Seconda parte
LE INFEZIONI DELLA PELLE


 


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