La procedura passo per passo

DOCUMENTI NECESSARI

  • Richiedi l’autorizzazione al Ministero della Salute. L’autorizzazione può richiedere un po’ di tempo (si stimano almeno 2 settimane), è quindi opportuno avviare per tempo le relative pratiche.
  • L'ordinanza prevede che l’autorizzazione venga rilasciata “previo accordo con la Direzione sanitaria sede del parto”. È dunque bene sondare subito la disponibilità dell’Ospedale dove si intende partorire.
  • È d’obbligo ricevere dal Centro Nazionale Trapianti un certificato di corretta informazione. Per ottenere tale certificato occorre compilare e inviare per fax al Centro Nazionale Trapianti un modulo informativo predisposto dal medesimo Centro Nazionale Trapianti. Il certificato di corretta informazione sarà da allegare alla raccomandata da inviare al Ministero per richiedere il nullaosta.
  • Esami del sangue: occorre certificare la negatività ai markers dell’epatite B, C e dell’HIV nell’ultimo mese di gravidanza.
  • Con il risultato delle analisi e con la certificazione del kit di prelievo e di trasporto, recati presso la Direzione Sanitaria della struttura in cui avverrà il parto. La Direzione Sanitaria certifica la negatività delle analisi e la conformità del kit.
  • I documenti (certificato di corretta informazione e certificato della Direzione Sanitaria) sono da inviare insieme alla domanda di autorizzazione a mezzo raccomandata al Ministero della Salute. La documentazione deve pervenire al Ministero almeno tre giorni lavorativi prima della data prevista per la spedizione del campione (cioè della data presunta del parto).

PRELIEVO

  • Al momento del ricovero, ricordarsi di portare con sè il kit e di consegnarlo alla persona incaricata del prelievo.
  • Il sangue viene prelevato subito dopo il parto e il taglio del cordone dal ginecologo o dall’ostetrica che assiste al parto. La sacca sterile contenuta nel kit di prelievo va riempita il più possibile (almeno 20 ml). In caso di parti gemellari bisogna utilizzare due kit di raccolta.
  • Il campione viene recuperato direttamente presso il centro nascita dagli operatori della banca.

TRASPORTO

  • Il campione di sangue deve essere trasportato adeguatamente imballato nell’apposito kit, che deve rispettare la procedura IATA PI 650, lo standard internazionale per la spedizione e il trasporto di campioni diagnostici.
  • La lavorazione del campione deve avvenire entro 72 ore dal parto, pertanto il campione deve giungere al laboratorio della banca in tale arco di tempo. 

CONSERVAZIONE

  • Giunto nei laboratori, il campione di sangue viene immediatamente trattato con le più moderne tecnologie “a sistema chiuso”, vale a dire senza alcuna possibilità di contaminazione. Seguendo rigorosi protocolli, si procede alla separazione delle cellule staminali (il sangue viene scisso nei suoi componenti costitutivi, e vengono isolate le cosiddette “cellule bianche” - WBC, White Blood Cells) che contengono le cellule staminali all’esecuzione dei test sierologici e quindi – accertata la negatività del campione – alla loro crioconservazione. Le analisi servono per escludere la presenza di agenti patogeni che potrebbero compromettere la conservazione delle cellule, resistere al congelamento o trasmettere malattie al momento dell’eventuale reimpianto.
  • Le cellule, sigillate in apposite sacche di crioconservazione identificate mediante un codice a barre, vengono quindi portate progressivamente e in modo programmato alla temperatura di -100°C. Per ottimizzare questa delicata fase della lavorazione, si utilizza un “abbattitore di temperatura” controllato da un computer, che garantisce una procedura sicura e affidabile. A questo punto la sacca viene immersa in azoto liquido alla temperatura costante di –196°C. Tecnologie e rigidi protocolli operativi assicurano le massime condizioni di sicurezza, sia durante la fase di preparazione e congelamento del campione, sia negli anni a seguire.
  • Perfezionata la procedura di conservazione e accertata la negatività alle analisi microbiologiche, viene spedito ai genitori un certificato attestante l’avvenuta conservazione del campione, identificato da un codice univoco di riconoscimento. Il documento contiene indicazioni quantitative precise (numero delle cellule separate e conservate) e anche il risultato delle analisi effettuate sul campione.

RECUPERO DELLE CELLULE

  • Le cellule staminali depositate sono di proprietà del depositante, o – finché minorenne – di chi ne esercita la patria potestà. Nell’ipotesi che le cellule staminali dovessero servire per una particolare terapia, queste verranno messere immediatamente a disposizione del legittimo proprietario.
  • La scadenza dei 20 anni è stata determinata arbitrariamente, in quanto considerata ragionevolmente sicura in relazione alle odierne conoscenze e alle tecnologie oggi disponibili.
  • Allo scadere dei 20 anni previsti dal contratto, sarà il legittimo proprietario del campione (cioè il depositante, che allora sarà maggiorenne) a decidere se e dove conservare le cellule staminali.

16 Marzo 2009

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