A cosa serve l'Eco 3D e quali sono i limiti
Grazie all'ecografia tridimensionale è oggi possibile diagnosticare alcune malformazioni fetali che potrebbero sfuggire con l'ecografia tradizionale: difetti del viso, delle mani, dei piedi, della colonna vertebrale e del cuore.
È assolutamente necessario concludere questa breve presentazione della 3D con alcune precisazioni utili sia ai medici che ai futuri genitori.
L'ecografia tridimensionale non può essere assolutamente eseguita come esame di routine.
È opportuno che lo specialista acquisisca prima con la tecnologia classica tutti gli elementi biometrici e morfologici del feto e fornisca alle coppie la "certezza" che il bambino sia sano. Solo in casi specifici avvierà l'esame tridimensionale come ausilio o completamento di quello bidimensionale, cioè solo quando si rendesse necessario per dirimere dubbi o confermare sospetti diagnostici.
Quando, invece, l'esame viene richiesto delle coppie solo per "vedere" il proprio bambino, è assolutamente necessario che l'ecografista precisi e sottolinei prima in modo chiaro i limiti della metodica, cioè che esiste la possibilitˆ di non ottenere immagini accattivanti e che, a volte, gli artefatti tecnici possono dare false visioni di anomalie inesistenti. L'ecogenicità del soggetto, come per tutte le altre ecografie, influenza
notevolmente l'esito "spettacolare" dell'esame che si svolge con le stesse modalità di quello standard.
L'unico fastidio per la donna è rappresentato da una modesta vibrazione della sonda.
In considerazione degli alti costi delle apparecchiature e della lunghezza dell'esame, talvolta sarebbe opportuno eseguirlo in un altro momento, pertanto potrà essere richiesto alla donna di ritornare per una seduta dedicata.
Noi stiamo utilizzando l'ecografia tridimensionale da circa un anno e tutti (medici, mamme e papà) siamo stati pervasi da un nuovo entusiasmo, simile a quello che provammo oltre 25 anni fa quando i primi ecografi fecero il loro ingresso nella pratica clinica e aprirono una finestra su un mondo misterioso e affascinante, fino ad allora sconosciuto. Da allora ci sono stati notevoli progressi tecnologici ma, prima di fare voli pindarici, abbiamo il dovere di
porci alcune domande. Il pianto, il sorriso, gli sbadigli e le smorfie che i bambini ci mostreranno dal loro ambiente sommerso saranno davvero utili per migliorare la diagnostica prenatale? Le espressioni così precocemente "rubate" ai nostri bambini serviranno davvero agli psicologi per capire di più della psiche umana? Noi ne siamo convinti ma riteniamo che ci debba essere molta prudenza affinché questo potente mezzo diagnostico non si trasformi
in uno nuovo e "divertente" elemento mediatico!
a cura del Dr. Rocco Gallicchio
Specialista in Ostetricia e Ginecologia
Esperto in Diagnosi Prenatale - Milano
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