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Il seno in gravidanza e allattamento

Quale parte del corpo femminile è più adatta a rappresentare la maternità se non il seno? Simbolo di femminilità, sensualità ma anche dell’essere madre, il seno subisce trasformazioni profonde e importanti durante i nove mesi e riveste un ruolo da protagonista sia durante la gravidanza che l’allattamento.

«In effetti la tempesta ormonale che investe la donna in gravidanza coinvolge anche la cute che riveste la ghiandola mammaria, la quale subisce alcune modificazioni specialmente a livello dell’areola e del capezzolo, strutture altamente specializzate per l’allattamento», spiega la dottoressa Lucretia Adina Frasin, Specialista in Dermatologia al Dipartimento Materno-Infantile dell’Ospedale Macedonio Melloni di Milano. «Durante la gravidanza il seno diventa più sensibile, alcune volte dolorante al tatto proprio per l’aumentato afflusso di sangue e l’ipertrofia della mammella. L’uso di detergenti delicati e idratanti e il massaggio con creme emollienti non profumate possono essere d’aiuto, oltre la scelta di un reggiseno confortevole, meglio in cotone che sintetico, senza cuciture vicino al capezzolo».

E per quanto riguarda le ragadi? «Le ragadi sono ulcerazioni (“taglietti”) dolorose del capezzolo e dell’areola che possono presentarsi in seguito alle prime poppate. Sembra che sia proprio la scorretta posizione del bambino durante la poppata (cioè il bebé afferra solo la punta del capezzolo invece di prendere bene in bocca l’areola) la causa più frequente di questo disturbo, oltre che un attaccamento eccessivamente prolungato del bambino al seno. Infatti non è un caso che siano spesso le mamme alla prima gravidanza le vittime designate di questo problema. Per questo è indispensabile, prima di lasciare l’ospedale, farsi mostrare bene dal personale addetto al puerperio come sostenere e attaccare correttamente il bambino e ricordarsi di tenere il bimbo al seno soltanto durante la suzione, e non oltre. Se già comparsa la ragade, si devono seguire alcuni consigli tra cui: mettere a riposo il seno colpito per una–due poppate, lavate accuratamente capezzolo e areola con detergenti non aggressivi, eventualmente fare degli impacchi con una soluzione fisiologica, non usare antisettici comuni tipo acqua ossigenata, spalmare sulla zona una crema oppure un idrogel a base di antiossidanti più volte al dì.
Nel caso in cui le manifestazioni persistano, consultare il pediatra per escludere altre cause meno comuni, come infezioni fungine o frenulo linguale corto».

Psicologicamente le ragadi possono inibire la predisposizione delle donne ad allattare? E se compaiono, bisogna necessariamente sospendere l’allattamento?

«L’areola e i capezzoli sono aree speciali con innervazione particolarmente sviluppata, nata per scatenare alcuni riflessi neuroendocrini fondamentali per l’allattamento. Purtroppo quando c’è una ragade le terminazioni nervose presenti nella zona sono esposte in superficie, quindi più stimolate. Questo crea dolore e conseguentemente sconforto nella madre. In tal modo si crea un circolo vizioso, con grosso impatto psicologico, che si innesca ogni volta che si prova ad attaccare il bambino al seno. Per questo motivo, le ragadi rappresentano una delle cause più frequenti per cui si abbandona l’allattamento, anche se con pazienza e un trattamento adeguato possono essere facilmente curate e guarire in breve tempo. Le ragadi non disturbano il bambino e quindi l’allattamento può continuare, basta che la mamma sia a conoscenza di cosa succede e di come affrontare in tranquillità il problema».

A cura di Roberta Camisasca

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