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Gravidanza: con omega 3 il bimbo è più intelligente

L’Osservatorio dell’Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari (AIIPA) ha di recente segnalato due studi scientifici che hanno dimostrato i benefici apportati dall’assunzione di omega 3 nei bambini e negli anziani. In particolare le ricerche hanno documentato come l’assunzione supplementare di questi acidi grassi durante la gravidanza e nei primi mesi dell’allattamento abbiano prodotto un migliore sviluppo cerebrale nei bambini, che anche a distanza di tempo hanno mostrato abilità cognitive superiori rispetto ai figli di donne che non avevano assunto omega 3. Un effetto benefico analogo è stato riscontrato negli anziani che, se sottoposti a diete integrate con omega 3, mostravano un declino più lento di abilità cognitive come memoria, orientamento e livello di attenzione. Il consiglio degli esperti è quindi quello di consumare spesso pesce, crostacei, frutta secca e oli di origine vegetale, tutti cibi ricchi di acidi grassi omega 3 e in particolari periodi della vita integrare la dieta con un supplemento di questi preziosi elementi.

 

Fonte: www.sanihelp.it, 24 giugno 2008

Sip: i bambini con malattie rare sono “orfani terapeutici”

Tra tutti i farmaci approvati ogni anno dalla European Medicines Agency sono in molti ad appartenere alla categoria dei cosiddetti “farmaci orfani”, termine con il quale vengono indicati medicinali potenzialmente utili per la cura di malattie rare che, in quanto tali, non hanno un mercato sufficientemente ampio da poter coprire le spese sostenute in fase di sviluppo. La Società italiana di pediatria ha inoltre fatto presente alla Commissione Salute del Senato che la metà di questi farmaci orfani è concepita e testata su persone adulte, nonostante gran parte delle malattie rare sia di origine genetica e si sviluppi quindi nei primi anni di vita. Questo rende il problema della mancanza di farmaci dedicati alla cura di malattie rare ancora più forte per quanto riguarda l’età pediatrica. I bambini affetti da una sindrome rara sono doppiamente penalizzati perché se anche esiste un farmaco per curare la loro malattia, non è stato concepito per l’utilizzo in età pediatrica. In questa situazione molti medici decidono di somministrare ai bambini i farmaci “off-label”, ovvero senza un’approvazione ufficiale per l’utilizzo pediatrico e quindi assumendosene la diretta responsabilità, anche nei casi in cui la terapia risulti inefficace o, peggio, dannosa per il bambino. Per combattere questa situazione la Sip è fortemente decisa a cambiare la condizione di “orfano terapeutico” del bambino, puntando l’attenzione sulla necessità di una legge ad hoc per i farmaci pediatrici e dando ai pediatri maggiore spazio negli organismi preposti alla gestione di questioni legati alle malattie rare e ai farmaci orfani.

 

Fonte: Società italiana di pediatria 2008

Se la mamma è attiva, lo sarà anche il nascituro

“Le mamme che durante la gravidanza sono attive, hanno maggiori probabilità di partorire figli dinamici, rispetto a quelle che hanno una vita sedentaria. “
Questo è quanto è emerso da un interessante studio effettuato da un gruppo di ricercatori inglesi.
L’indagine, svolta su 5.724 bambini nati da mamme che durante la gravidanza facevano frequenti passeggiate e nuotavano spesso, ha dimostrato che questi ultimi sono più attivi del 3 o 4 % rispetto a bimbi nati da madri che durante la gestazione hanno condotto una vita sedentaria.
Inoltre, tale analisi ha dimostrato come bambini tra gli 11 e i 12 anni hanno maggiori probabilità di essere attivi e dinamici, se uno o entrambi i genitori lo sono stati nel periodo in cui il bambino aveva 21 mesi.
Calum Mattocks (Università di Bristol, Regno Unito) e i suoi collaboratori concludono affermando che incoraggiare l’attività fisica nei genitori può aiutare i loro figli a essere in futuro soggetti più attivi.

 

Fonte: British medical Journal 2007: Advance online publication, 26 novembre 2007

Reflusso gastroesofageo in gravidanza, smentiti i luoghi comuni

I sintomi da malattia da reflusso gastroesofageo sono una realtà ben nota in gravidanza, ma non aumentano tra il primo e il terzo trimestre di gestazione, e il fattore di rischio maggiore per questa patologia in gravidanza è il sovrappeso. Lo afferma uno studio pubblicato dall’American Journal of Gastroenterology.   La malattia da reflusso gastroesofageo è un complesso di disturbi e complicazioni provocati dalla presenza di un reflusso anormale di acido dallo stomaco nell'esofago. Il fenomeno del reflusso, cioè la risalita di acido e succhi gastrici dallo stomaco (che è la sede normale di produzione) all'esofago (che di norma non deve contenerne) si verifica entro certi limiti anche in condizioni normali, senza produrre conseguenze. Quando tuttavia il reflusso diviene troppo frequente o quando il materiale risalito nell'esofago vi rimane troppo a lungo si possono manifestare sintomi e complicazioni (per esempio l'infiammazione dell'esofago, detta "esofagite") che portano alla diagnosi di malattia da reflusso gastroesofageo.   I ricercatori del Servicio de Aparato Digestivo dell’Hospital Clinico San Carlos di Madrid hanno preso in esame 263 donne incinte per tutta la gravidanza e per un anno intero dopo il parto. L’incidenza di malattia da reflusso gastroesofageo è risultata del 25,8 per cento nel primo trimestre di gravidanza, del 24,3 per cento nel secondo e del 25,5 per cento nel terzo. “Contrariamente a quanto è stato riportato in passato e ai luoghi comuni, non abbiamo osservato cambiamenti nell’incidenza della patologia col progredire della gravidanza”, spiega Enrique Rey, leader del team di ricercatori spagnoli.

 

Fonte: Rey E, Rodriguez-Artalejo F, Herraiz MA et al. Gastroesophageal Reflux Symptoms During and After Pregnancy: A Longitudinal Study. Am J Gastroenterol 2007

Pediatria : un gene rende bimbi allattati al seno più intelligenti

Piccoli geni, grazie a un gene. Un gioco di parole che sintetizza i risultati di una ricerca condotta dagli esperti del King's College di Londra (Gb) e pubblicata sui 'Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas).
I bambini che vengono allattati al seno fin dal primo giorno di vita, e che secondo vari studi scientifici diventano più intelligenti rispetto a quelli nutriti con latte artificiale, nella realtà riescono a 'conquistarsi' un maggiore quoziente intellettivo (Qi) solo se possiedono una specifica variante del gene Fads2, coinvolto nell'elaborazione degli acidi grassi Omega3. L'indagine scientifica ha coinvolto 3.200 piccoli britannici e neozelandesi chiarendo per la prima volta il 'link' fra latte di mamma e menti brillanti. I ricercatori si sono concentrati sullo studio del gene Fads2, che aiuta a 'spezzare' gli Omega3 trasformandoli in nutrienti per il cervello e che è presente nel 90% delle persone. In entrambi i Paesi studiati, i bimbi allattati al seno sono risultati avere nello 'score' Qi circa 6-7 punti in più dei piccoli alimentati con latte artificiale, ma solo se nel loro organismo è presente una variante del gene Fads2 più 'efficiente' nell'elaborare gli acidi grassi. I piccoli che possiedono ne una forma meno diffusa, ma meno efficiente, sono infatti risultati intelligenti tanto quanto i propri pari non allattati dalla madre

 

Fonte: Adnkronos

 

 

 

 
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