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Da novembre in farmacia l’aerosol amico che educa e diverte i bambini

Si chiama Fluirespira Didactys l’innovativo apparecchio per l’aerosol nato dalla collaborazione di Zambon Italia, Oregon Scientific e l’Istituto Europeo di Design.
Il prodotto, che sarà disponibile da novembre in farmacia, ha raggiunto lo scopo per il quale era stato progettato: rendere l’aerosolterapia un momento meno noioso per i bambini, ottenendo così con meno fatica da parte di bimbi e genitori una maggiore aderenza alla durata necessaria della cura. Affinché questa faccia effetto, infatti, sono solitamente necessari dai 6 ai 10 giorni durante i quali i bambini devono sottoporsi a una o due sedute di aerosol al giorno della durata di 10-20 minuti ciascuna.
Fluirespira Didactys è stato perciò dotato di un computer integrato che permette ai piccoli pazienti di scegliere fra 100 giochi, in lingua italiana o inglese, pensati non solo per divertire ma anche per istruire il bambino, il quale indossando l’apposita mascherina inala nel frattempo i vapori curativi emessi dall’apparecchio.
Si prospettano quindi meno capricci per tutti i bambini che dovranno sottoporsi all’aerosolterapia, ma in modo particolare ci si aspetta che una maggior aderenza alla cura aiuti a sconfiggere in tempi più brevi le infezioni delle vie respiratorie che colpiscono spesso i bambini, evitando così che questi facciano da veicolo per la trasmissione di tonsilliti, faringiti e di più comuni influenze.

 

Fonte: Adnkronos Salute, 16 ottobre 2008
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Progetto Teddy: farmaci a misura di bambino

In linea con le direttive approvate recentemente dall’Unione Europea, il Consorzio per le Valutazioni Biologiche e Farmacologiche ha dato il via al Progetto Teddy, una rete a livello europeo che permette a esperti del settore sanitario e centri di ricerca farmaceutica di collaborare con l’obiettivo di sviluppare e testare nuovi farmaci esclusivamente dedicati ai pazienti in età pediatrica.
Secondo Adriana Ceci, coordinatrice del progetto, l’importanza di Teddy è dovuta principalmente al fatto che si tratti del primo tentativo di modificare la filosofia delle industrie farmaceutiche nei confronti dei giovani pazienti. I farmaci finora commercializzati, infatti, sono sempre stati sviluppati in relazione alle esigenze di individui adulti, adeguandone poi modi e quantità di somministrazione a specifici casi in età pediatrica. La rivoluzione di questo progetto consiste invece nel dare un ruolo centrale alla effettiva idoneità dei farmaci per la cura dei bambini, studiandone con estrema attenzione i possibili effetti collaterali e i tempi di reazione.
Ulteriori informazioni sono disponibili consultando il sito internet www.cvbf.net/teddy.asp.

 

Fonte: Natura e Benessere, anno 8, n. 29, 2008
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Nutrizione infantile: cattive abitudini si mantengono anche da adulti

Alimentarsi in modo corretto è il primo passo verso una vita sana e al riparo dal rischio di obesità, diabete e malattie cardiovascolari. E come per tutte le abitudini, se si imparano in tenera età non si dimenticano più.
Questo l’appello con cui Silvia Scaglioni, ricercatrice presso la Clinica pediatrica dell’Ospedale San Paolo di Milano, ha voluto inaugurare ottobre, il mese dedicato quest’anno all’alimentazione dei più piccoli.
Secondo l’esperta sono ancora troppi i genitori che non fanno attenzione ai cibi giusti da dare al proprio bambino, ritenendo il più delle volte che tutti gli alimenti vadano bene purché in quantità ridotta rispetto alle razioni degli adulti. Il problema riguarda l’organismo dei piccoli, non ancora in grado di assimilare o tollerare alcune sostanze, a cui andrà perciò abituato solo dopo una certa età e in modo graduale.
Le cattive abitudini in materia di alimentazione tuttavia non finiscono qui: troppe proteine, zuccheri e sale, contenuti in grande quantità negli snack e nelle bevande confezionate, sono alla base della dieta scorretta di molti bambini, a scapito di frutta, verdura e pesce che vengono invece consumati in quantità eccessivamente ridotte.
Bisognerebbe inoltre stimolare i bambini fin dalla più tenera età al movimento, per esempio lasciandoli in uno spazio dove abbiano la possibilità di gattonare, in modo che anche l’attività fisica possa diventare una buona abitudine da mantenere una volta diventati grandi.

 

Fonte: Adnkronos, 30 settembre 2008
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Energy drink: da vietare ai bambini

Sono colorati, dolci e con confezioni accattivanti: queste le ragioni per cui gli energy drink piacciono tanto anche ai bambini. Ma è proprio la presenza di sostanze dalle proprietà “energizzanti”, come caffeina e taurina, a renderli inadatti ai più piccoli.
I rischi che corrono i bimbi assumendo queste sostanze vanno dall’ iperattività normalmente conferita dagli energy drink, a conseguenze più serie, come palpitazioni, aumento della pressione e mal di testa.
Nonostante sulle confezioni commercializzate in Italia non siano riportate scritte che avvertano i consumatori delle possibili controindicazioni, genitori e donne incinte dovrebbero tenere conto che la quantità di caffeina presente in una sola lattina di energy drink è maggiore di quella contenuta in un solo caffè, bevanda notoriamente sconsigliata ai più piccoli. Il motivo è da rintracciarsi nel tipo di metabolismo dei bimbi, non ancora adeguatamente sviluppato per ricevere questo tipo di sostanze senza subirne gli effetti collaterali.

 

Fonte: Corriere della Sera, 29 settembre 2008
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Per la pelle dei bambini si scelgono sempre più prodotti “bio”

Per una pelle delicata come quella dei bambini sono indispensabili i prodotti migliori, studiati appositamente per detergere e prendersi cura della cute dei più piccoli.
Questo spiega l’impennata registrata dai paidocosmetici (i prodotti per bambini appunto) nel settore della bio-ecocosmesi (nel 2007 un incremento dell’81%): si tratta di prodotti che, grazie alla certificazione del marchio Icea  (l’Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale) garantiscono la qualità dei prodotti, la totale assenza di Ogm e di sostanze chimiche di origine petrolifera.
Ad aver ottenuto la certificazione di cosmetici bioecologici sono stati per lo più i prodotti per il bagno (27%) di cui fanno parte bagnoschiuma, latte detergente, sapone e shampoo, particolarmente indicati per non alterare il pH della pelle e per non irritare gli occhi; molti anche i cosiddetti prodotti per il cambio (16%), tra cui creme lenitive, protettive e antiarrossamento, ideali per proteggere la pelle dalle irritazioni. Infine una buona parte di prodotti certificati rientrano nelle categorie degli oli per massaggi (13%), salviette detergenti, creme solari (10%) e talco liquido (8%).

 

Fonte: La Repubblica Salute, 25 settembre 2008
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“Bambini farfalla”: la fragile vita dei malati di Epidermolisi Bollosa

Un bambino ogni 82mila nati risulta essere affetto da Epidermolisi Bollosa, una malattia genetica in cui la pelle è soggetta a lesioni e formazione di bolle e vesciche in seguito a traumi minimi: per questi bambini gesti semplici come un abbraccio, una stretta di mano e perfino una carezza possono risultare molto pericolosi.
A causa della sua scarsa diffusione (in totale sono 5 milioni le persone colpite, una ogni 17mila individui) questa malattia gode di pochi investimenti che permettano alla ricerca di trovare una possibile cura.
Tuttavia già due anni fa, grazie al sostegno della Fondazione Telethon, un gruppo di ricercatori guidati dal professor Michele De Luca ha effettuato il primo trapianto di pelle, prelevando alcune cellule staminali dal paziente stesso e correggendole geneticamente.
Partendo da questo importante e positivo risultato, si è dato il via a un programma di terapia genica basato sull’utilizzo di cellule epiteliali e non di cellule del sangue come nelle precedenti terapie geniche.
Mentre i ricercatori sviluppano e perfezionano la possibile cura, i malati possono trovare nell’associazione britannica Debra International e nella sua sezione italiana Debra Italia Onlus un valido supporto che fornisce consigli, aggiornamenti e informazioni per affrontare giorno dopo giorno la difficile vita da “bambini farfalla”.

 

Fonte: La Repubblica Salute, 25 settembre 2008
Per ulteriori informazioni: Ass. DEBRA Italia, Tel. 068547113 www.debraitaliaonlus.org
Centri diagnostici: Lab. Genoma Roma 06/85358425; IDI, Roma 066646473
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Preservare a lungo lo splendore e la giovinezza del viso è il sogno di tutte le donne

L’Istituto Ganassini ha presentato a Milano un programma mirato antirughe.
A partire dai trent’anni, la pelle perde man mano la sua elasticità: le rughe ne sono l’evidenziazione.
La formazione delle prime rughe originata dai continui e involontari movimenti che quotidianamente compiamo con la contrazione e distensione dei muscoli del viso; poiché il derma perde con il tempo la sua elasticità di deconcentrazione, si formano le cosiddette “rughe di espressione”, localizzate generalmente sulla fronte, ai lati della bocca e fra le sopracciglia.
Con il passare del tempo il rinnovamento cellulare rallenta e si manifesta in superficie con pelle opaca e spenta. Anche il film idrolipidico, la principale barriera protettiva della pelle, si assottiglia causando secchezza e disidratazione; diminuisce la produzione di elastina e collagene, comportando una perdita di elasticità e compattezza.
Fattori ambientali esterni (raggi UV, inquinamento, smog, stress, alimentazione) liberano radicali liberi contribuendo a peggiorare la situazione. Inoltre con la menopausa subentrano fattori ormonali che influiscono negativamente sul rinnovamento cutaneo.
Tutto ciò fa parte del normale processo evolutivo della vita, oggi si può fare molto per cercare di rallentare molto questo processo, i segni del tempo si possono combattere conducendo una vita sana ed equilibrata, con una corretta alimentazione, facendo sport, esponendosi al sole con moderazione, evitando il fumo.
I cosmetici anti-età rientrano tra le strategie di prevenzione delle rughe, svolgendo un ruolo di protezione della pelle, apportando sostanze nutrienti ed idratanti, stimolando anche la formazione di collagene ed elastina.

I laboratori Ganassini hanno messo a punto una linea innovativa di prodotti antirughe in grado di intervenire attivamente, in modo sinergico, sulle principali cause della formazione delle rughe (Hydrotenseur – Rilastil).

Dai laboratori Ganassini nasce anche la nuova fitoterapia dei capelli. Si tratta di una nuova linea per i capelli (BioClin), i cui prodotti sono caratterizzati dalla presenza di principi attivi vegetali di alto grado di purezza, con ingredienti di origine naturale provenienti da materie prime accuratamente selezionate, grazie alle più avanzate tecnologie.

 

Per ulteriori informazioni: BMK – Ornella Ruffa e Daniela Bisagni
Tel. +39 02867026 - +39 02865984
E-mail ornella.ruffa@bmkpr.it e daniela.bisagni@bmkpr.it
Milano, 24 settembre 2008
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No al glutine per bimbi fino a 12 mesi per diminuire rischio celiachia

Non consumare cibi contenenti glutine fino al raggiungimento del primo anno di età potrebbe essere una efficace arma di prevenzione contro l’insorgere della celiachia in soggetti a rischio, come ad esempio bambini con genitori celiaci.
A sostegno di questa teoria sono stati presentati a Genova, durante il Congresso Internazionale sulla Celiachia, i risultati di una sperimentazione italo-americana denominata Celiprev (Rischio di Malattia Celiaca ed Età di Introduzione del Glutine) attiva dal 2004 e in corso ancora oggi, che ha coinvolto 900 bambini suddivisi in due gruppi.
Ai bimbi del primo gruppo venivano somministrati alimenti contenenti glutine già a partire dai 6 mesi di età, mentre per i bimbi del secondo gruppo il glutine veniva introdotto una volta compiuto un anno.
Seguendo i bambini durante questi 5 anni i ricercatori hanno potuto rilevare un rischio di sviluppare la malattia di 4 volte superiore nei bambini che avevano iniziato ad assumere glutine a 6 mesi di vita rispetto a quelli che fino a 12 mesi non ne avevano assunto.
Se tale risultato dovesse mantenersi costante con il trascorrere del tempo, gli scienziati potrebbero dire di aver individuato un nuovo mezzo per prevenire l’insorgere della celiachia in soggetti già potenzialmente a rischio.

 

Fonte: Adnkronos, 19 settembre 2008
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Individuate le fibre nervose che recepiscono il piacere di una carezza

Cinque centimetri di pelle al secondo con una pressione pari a due grammi: questa la “ricetta” per la più piacevole delle carezze. Almeno stando ai risultati degli esperimenti condotti da Francis McGlone e presentati al British Association Science Festival di Liverpool.
Secondo il neuroscienziato aver individuato le “fibre C”, ovvero il fascio di nervi responsabile della piacevole sensazione provocata da una carezza, potrebbe rivelarsi una scoperta molto importante per lo sviluppo di nuove terapie contro il dolore cronico.
Durante l’esperimento veniva infatti rilevato come la stimolazione di queste aree nervose provocasse il rilascio di ormoni responsabili della sensazione di piacere connessa al gesto affettuoso.
Una precisazione va fatta circa la collocazione di queste zone nervose, le quali non si trovano né sugli organi genitali né su aree del corpo esposte a un contatto frequente con altre superfici, come la pianta dei piedi o il palmo delle mani, ma sono rintracciabili in parti del corpo che devono essere volutamente stimolate.

 

Fonte: Adnkronos, 12 settembre 2008
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Morti in culla: non sempre la causa è sconosciuta

Secondo una recente ricerca condotta dalla Archives of Disease in Childhood non tutti i casi segnalati come Sudden Infant Death Syndrome (Sids) sarebbero effettivamente morti in culla prive di una causa riscontrabile.
Su 132 soggetti presi in considerazione dallo studio infatti, per 32 è stato possibile, grazie all’esame autoptico, accertare le cause della morte, spesso riconducibili a infezioni provocate da due batteri molto pericolosi nei primi mesi di vita: l'Escherichia Coli e lo Stafilococco aureo.
Mentre in molti paesi europei il numero annuale di casi di Sids appare piuttosto preoccupante (250 in Gran Bretagna, 300 in Italia), i risultati di questo studio vengono accolti con ottimismo, poiché molti dei decessi in culla per i quali viene identificata una causa non possono di conseguenza essere archiviati come casi di morte improvvisa e inspiegabile.
La conoscenza delle cause equivale in questo caso alla possibilità di adottare una serie di misure precauzionali che evitino inutili rischi al neonato. In particolare gli esperti indicano tre provvedimenti fondamentali per la salute dei bebè: non far loro respirare fumo passivo, farli addormentare in posizione supina (con la pancia verso l’alto) e nutrirli per i primi 6 mesi di vita con latte materno.

 

Fonte: Corriere della Sera, 11 settembre 2008
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Un video su You Tube per ricordare di preservare la propria fertilità

Le donne, in particolare quelle più giovani, tendono a non dare il giusto peso al cosiddetto orologio biologico, il meccanismo che scandisce le stagioni della fertilità femminile.
Non tutte le donne, infatti, sanno che mentre a 20 anni il livello di fertilità è ai massimi livelli, già dopo i 35 anni si dimezza, per precipitare a un livello pari al 10% intorno ai 40 anni.
A peggiorare la situazione subentrano anche alcune malattie che talvolta vengono trascurate in giovane età e che solo in età adulta rivelano i gravi danni provocati all’apparato riproduttivo. I casi di herpes genitale, candidosi e clamidia, di cui si è registrato un aumento vertiginoso nell’ultimo decennio, sono fra le prime cause di un basso livello di fertilità nelle giovani donne. Anche alcune cattive abitudini, come alcool e fumo, e i disturbi alimentari possono provocare alterazioni della capacità riproduttiva femminile.
Nonostante i progressi della scienza abbiano permesso a molte coppie (52.206 solo in Italia nel 2006) di avere un figlio grazie alla tecnica della fecondazione assistita, i ginecologi vogliono sottolineare l’importanza di un’azione preventiva per tutelare la propria capacità riproduttiva, soprattutto in giovane età.
Questa è senza dubbio la ragione che ha spinto il professor Giorgio Vittori, presidente della Società di Ginecologia e Ostetricia, a diffondere l’appello, in formato video, sul sito internet più conosciuto e utilizzato dai giovani: You Tube.

 

Fonte: La Stampa Salute, 11 settembre 2008
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Bebè allattati al seno più felici grazie all’ossitocina

Secondo uno studio condotto da un gruppo di ricercatori provenienti da Cina, Italia, Francia e Gran Bretagna, l’allattamento al seno farebbe bene al bebè non solo perché rafforza il sistema immunitario e permette un migliore sviluppo cerebrale, ma si dimostrerebbe positivo anche per il buonumore del bambino.
Utilizzando un sofisticato sistema computerizzato in grado di rilevare e analizzare tutto ciò che accade al bambino, gli esperti hanno rilevato che dopo aver succhiato il latte dal seno il livello del buonumore dei bebè aumentava, lasciandoli sereni e tranquilli. Tutto merito dell’ossitocina, una sostanza conosciuta anche come “ormone del buonumore”, già nota per la sua azione sulla stimolazione delle contrazioni durante il parto e la produzione del latte durante l’allattamento, ma responsabile anche del legame che si instaura tra madre e figlio e anche della fiducia che le persone ripongono negli altri esseri umani.
Sembra quindi che con il latte materno il bambino assimili anche questo importante ormone che gli garantisce benessere emotivo e fiducia nella mamma.

 

Fonte: Adnkronos Salute, 18/07/2008
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Celiachia: dieta senza glutine risolve disturbi alle ossa

Secondo uno studio condotto presso l'Irccs materno-infantile Burlo Garofolo di Trieste i soggetti affetti da celiachia presentano spesso anche disturbi nella metabolizzazione del calcio e conseguenti alterazioni della massa ossea.
Gli esperti hanno tuttavia affermato che gli esami per accertare la presenza di tali squilibri nell’assimilazione del calcio sarebbero inutili in persone celiache proprio perché, semplicemente seguendo una rigida dieta priva di glutine, anche i livelli di questo prezioso minerale nelle ossa si normalizzano nel giro di pochi mesi.
La ricerca, condotta su un gruppo di 54 bambini celiaci e utilizzando come gruppo di controllo 60 bimbi sani, suggerisce che i pediatri, in presenza di pazienti affetti da celiachia, dovrebbero concentrarsi maggiormente sull’effettiva aderenza a una dieta corretta piuttosto che prescrivere numerosi esami non indispensabili per il miglioramento della salute del bambino.

 

Fonte: Adnkronos Salute, 17/07/2008
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Gelato, che passione! Oggi anche per i bimbi celiaci

Il gelato è l’alimento principe della stagione estiva ed è una passione per adulti e bambini. Che si preferisca mangiarlo a merenda, come fa il 70% dei giovani, o come dessert alla fine di un pasto, come riferisce il 17% degli intervistati, o come sfizioso dopocena, per il 31% dei casi, il gelato lo si conosce da piccoli (il 70% degli individui lo assaggia prima dei 5 anni) e non se ne fa più a meno neanche una volta cresciuti (intorno ai vent’anni il 98% delle persone continua a mangiare gelati).
Esiste tuttavia una categoria di individui per le quali il gelato è sempre stato un alimento proibito: si tratta di persone affette da celiachia, ovvero un’intolleranza permanente al glutine, curabile solo eliminando dalla dieta tutti gli alimenti in cui siano presenti tracce di questa sostanza proteica.
Esistono in effetti molte aziende produttrici di alimenti che prevedono una linea appositamente pensata per le persone con intolleranza al glutine; tra queste oggi è possibile inserire anche alcuni grandi marchi che producono gelato le quali, seguendo le indicazioni definite dall’Associazione Italiana Celiachia, hanno sviluppato prodotti adatti ai celiaci. Questi gelati sono riconoscibili grazie a simboli e scritte riportate in modo chiaro sulla confezione.
La stessa filosofia è stata adottata anche da molte gelaterie artigianali che, dopo aver partecipato al Progetto Gelaterie AIC e sotto la supervisione di un Tutor AIC, hanno prodotto sempre più spesso gelati tollerati da persone celiache.

 

Fonte: La Repubblica Salute, 10/07/2008
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Contro la fobia sociale uno spray all’ossitocina

L’ossitocina, ormone prodotto dall’ipofisi e noto principalmente per l’azione che svolge durante il parto e l’allattamento, nell’indurre le contrazioni e stimolare la produzione di latte, avrebbe degli effetti benefici anche sulle persone che soffrono di fobia sociale, ovvero quel disturbo che causa un forte stato di ansia in seguito all’incontro con nuove persone.
Queste le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma, dopo uno studio che ha permesso di osservare gli effetti a livello cerebrale dell’inalazione di uno spray a base di ossitocina. Nei test veniva rilevata, in seguito all’assunzione dell’ormone, una minore attività dell’amigdala, l’area del cervello deputata al controllo delle emozioni, e del gyrus fusiforme, responsabile del processo che consente di riconoscere un viso da un altro.
L’esperimento ha mostrato inoltre una variazione dell’attività cerebrale anche in soggetti affetti da autismo, un dato questo che tende a confermare con più forza l’ipotesi fatta dagli esperti, secondo cui l’ossitocina sia in grado di combattere l’ansia che impedisce alle persone di avere una vita sociale normale.

 

Fonte: La Repubblica Salute, 10/07/2008
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Colite acuta? Può essere colpa di un batterio: il Clostridium difficile

La colite è un'affezione infiammatoria acuta o cronica del colon. Può essere provocata da intossicazioni esogene (come sostanze alimentari avariate), intossicazioni endogene (uremie, diabete, gotta); una forma particolarmente grave è la colite pseudo membranosa causata dal Clostridrium difficile.

Il Clostridium difficile è un batterio Gram positivo, che fa parte della normale flora intestinale, produce due tossine che provocano diarrea e danneggiano le cellule intestinali. In una persona sana l’azione tossica di questo batterio è tenuta sotto controllo da altri batteri della flora intestinale, ma durante terapie antibiotiche prolungate questo controllo viene meno e l’organismo può andare  incontro a infezioni gastrointestinali di vario tipo, più o meno gravi, a volte con esiti anche letali.
Il problema si presenta soprattutto durante il ricovero ospedaliero (le infezioni da Clostridium difficile sono in pericoloso aumento, tanto da provocare un numero crescente di decessi).
La diagnosi precoce è importantissima per prevenire il diffondersi dell’infezione ad altri pazienti o famigliari (date le degenze sempre più brevi i casi di infezione si stanno spostando, in Italia, fuori dall’ospedale), per trattare immediatamente l’ammalato con la giusta terapia per eliminare il batterio patogeno.

Meridian Bioscience Europe, specializzata nella diagnosi rapida di infezioni gastrointestinali (come il test HpSA per l’Helicobacter pylori), produce e distribuisce una serie di test per identificare in 15 minuti, tramite l’analisi del campione fecale, il batterio del Clostridium difficile.
I test di Meridian vengono utilizzati sia negli ospedali che nei laboratori più attrezzati.

 

Fonte: Milano, luglio 2008 - Per ulteriori informazioni numero verde Meridian: 800 55 68 50
Ornella Ruffa e Daniela Bisagni – BMK srl
Via Senato 18 – 20121 Milano
Tel +39.02.86.59.84 - +39.02.86.70.26
E- mail ornella.ruffa@bmkpr.it oppure daniela.bisagni@bmkpr.it
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Farmaco OHB12 di nuovo in commercio per curare bimbo malato

L’azienda farmaceutica Pfizer ha stabilito che, contrariamente a quanto comunicato poco tempo fa, continuerà la produzione del farmaco OHB12 a base di idrossocobolamina (ovvero vitamina b12 semplice).
La decisione è stata presa in seguito all’appello fatto dai genitori di un bimbo sardo che, a causa della malattia metabolica da cui è affetto, necessita del farmaco per vivere.
L’azienda farmaceutica aveva deciso di sospendere la produzione del farmaco proprio per lo scarso mercato ottenuto vista la rarità della malattia, ma una volta a conoscenza della situazione del bambino la Pfizer ha deciso di continuare a rendere disponibile l’OHB12.

 

Fonte: Il Messaggero, 30 giugno 2008
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Gravidanza: con omega 3 il bimbo è più intelligente

L’Osservatorio dell’Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari (AIIPA) ha di recente segnalato due studi scientifici che hanno dimostrato i benefici apportati dall’assunzione di omega 3 nei bambini e negli anziani. In particolare le ricerche hanno documentato come l’assunzione supplementare di questi acidi grassi durante la gravidanza e nei primi mesi dell’allattamento abbiano prodotto un migliore sviluppo cerebrale nei bambini, che anche a distanza di tempo hanno mostrato abilità cognitive superiori rispetto ai figli di donne che non avevano assunto omega 3. Un effetto benefico analogo è stato riscontrato negli anziani che, se sottoposti a diete integrate con omega 3, mostravano un declino più lento di abilità cognitive come memoria, orientamento e livello di attenzione. Il consiglio degli esperti è quindi quello di consumare spesso pesce, crostacei, frutta secca e oli di origine vegetale, tutti cibi ricchi di acidi grassi omega 3 e in particolari periodi della vita integrare la dieta con un supplemento di questi preziosi elementi.

 

Fonte: www.sanihelp.it, 24 giugno 2008
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Sip: i bambini con malattie rare sono “orfani terapeutici”

Tra tutti i farmaci approvati ogni anno dalla European Medicines Agency sono in molti ad appartenere alla categoria dei cosiddetti “farmaci orfani”, termine con il quale vengono indicati medicinali potenzialmente utili per la cura di malattie rare che, in quanto tali, non hanno un mercato sufficientemente ampio da poter coprire le spese sostenute in fase di sviluppo. La Società italiana di pediatria ha inoltre fatto presente alla Commissione Salute del Senato che la metà di questi farmaci orfani è concepita e testata su persone adulte, nonostante gran parte delle malattie rare sia di origine genetica e si sviluppi quindi nei primi anni di vita. Questo rende il problema della mancanza di farmaci dedicati alla cura di malattie rare ancora più forte per quanto riguarda l’età pediatrica. I bambini affetti da una sindrome rara sono doppiamente penalizzati perché se anche esiste un farmaco per curare la loro malattia, non è stato concepito per l’utilizzo in età pediatrica. In questa situazione molti medici decidono di somministrare ai bambini i farmaci “off-label”, ovvero senza un’approvazione ufficiale per l’utilizzo pediatrico e quindi assumendosene la diretta responsabilità, anche nei casi in cui la terapia risulti inefficace o, peggio, dannosa per il bambino. Per combattere questa situazione la Sip è fortemente decisa a cambiare la condizione di “orfano terapeutico” del bambino, puntando l’attenzione sulla necessità di una legge ad hoc per i farmaci pediatrici e dando ai pediatri maggiore spazio negli organismi preposti alla gestione di questioni legati alle malattie rare e ai farmaci orfani.

 

Fonte: Società italiana di pediatria 2008
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Come prevenire le infezioni urinarie ricorrenti nei bambini

Se i bambini lamentano un bruciore nel fare pipì è bene che i genitori non lo sottovalutino, perché è il sintomo più eloquente di una infezione alle basse vie urinarie, che va curata con un ciclo di antibiotici.
Il rischio maggiore però è che queste infezioni diventino ricorrenti, che si ripresentino cioè più volte in un anno o anche in un mese. Il modo per prevenire questa ricorrenza esiste ed è essenzialmente quello di insegnare ai bambini a fare pipì correttamente, in particolare abituandoli a non ignorare lo stimolo a urinare, imparando così a mantenere la vescica sempre vuota e quindi con meno rischio di sviluppare infezioni.
Nel nord Europa esistono da alcuni anni negli ospedali le nurse pediatriche dove si fa “uroscuola”, si aiutano cioè i genitori a capire con quali modalità insegnare al proprio bambino un gesto così semplice e allo stesso tempo così importante per la prevenzione di infezioni urinarie come fare la pipì regolarmente. In Italia gli ospedali pediatrici hanno iniziato solo di recente a sviluppare queste nurse, anche in vista di una forte riduzione della spesa sociale per le cure pediatriche di urologia.

 

Fonte: Il Corriere della Sera – Salute, 20 giugno 2008
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Bimbi in vacanza: per i pediatri meglio la famiglia del mini-club

Le vacanze sono per tutti, adulti e bambini, sinonimo di relax e divertimento. Ma dovrebbero essere anche un’occasione per trascorrere più tempo in famiglia, dando più spazio al rapporto con i figli. Ed è proprio per questo motivo che, su 100 pediatri interpellati durante il VII convegno di pediatria e neonatologia di Ischia, ben il 35% si è dichiarato totalmente contrario a mandare i ragazzi nei mini-club presenti nelle località di villeggiatura. Una buona parte degli specialisti (il 30%) ha invece stabilito a un massimo di 4 ore la permanenza ideale dei ragazzi al mini-club, e un ulteriore 10% di pediatri sostiene invece che l’età più adatta per andare al mini-club siano i 12 anni, quando è più forte nel bambino l’esigenza di trascorrere più tempo con i coetanei. Per il restante 25% degli specialisti il mini-club è sempre una scelta adeguata, perché permette ai figli di giocare e divertirsi e ai genitori di rilassarsi.

 

Fonte: Adnkronos Salute, 19 giugno 2008
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Nasce il nuovo benessere per le neo mamme

Open Day Corman presso l’Agenzia BMK, Milano.
Diventare mamma è scommettere sulla vita a due; la gioia di aspettare i figli e poi il parto, dove la sofferenza si trasforma fino ad esplodere in gioia. La felicità di dare alla luce il proprio figlio a volte può essere un momento molto faticoso fisicamente e psicologicamente, la neo mamma deve affrontare delle problematiche fisiche post parto.
Dopo la nascita del bambino l’utero si libera del suo rivestimento interno con perdite che durano circa 6 settimane – lochiazioni – e il rischio di flogosi è elevato. Oltre alla lochi azione, il 60-70% delle neo mamme deve affrontare l’episiotimia, intervento ostetrico che causa notevoli disagi e ipersensibilità.
Per far fronte a questa problematiche gli specialisti consigliano assorbenti ipollargenici.
La neo mamma che decide di allattare, dovrà poi affrontare un’ulteriore problematica: le ragadi al seno, infatti le piccole perdite tra una poppata e l’altra creano un micro-clima caldo-umido che provoca irritazioni e favorisce le macerazioni dei tessuti . Gli specialisti consigliano l’utilizzo di coppette assorbi latte.
Corman è ancora una volta al fianco delle donne e sceglie di soddisfare le esigenze delle neo mamme con la linea Lady Presteril Sicura Plus: la risposta completa alle esigenze delle neo mamme.
Lady Presteril Sicura Plus è una linea completa di prodotti post parto studiata in collaborazione con le ostetriche italiane.
Per saperne di più: visita il sito www.ladypresteril.it

 

Fonte: Ufficio Stampa BMK, 18 giugno 2008  (cristina.ghiringhelli@bmkpr.it)
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Cannabis in gravidanza danneggia cervello feto

Lo sviluppo del cervello del feto potrebbe venir danneggiato se la futura mamma in attesa non rinuncia a fumare spinelli: questa la tesi di un gruppo di ricercatori dell’Università di Aberdeen (Gran Bretagna), che hanno condotto uno studio sui topi, pubblicato su Pnas.
Non solo però la cannabis provocherebbe danni al feto, anche alcuni farmaci da prescrizione, come medicinali per combattere l’obesità.
I ricercatori sono giunti a queste conclusioni concentrandosi su alcune molecole prodotte in modo naturale dal nostro cervello, ossia gli endocannabinoidi, e sul modo in cui le cellule nervose si riconoscono e si connettono tra di loro. Sembrerebbe così che il principio attivo della cannabis (Thc) si lega ai medesimi recettori degli endocannabinoidi, andando ad alterare lo sviluppo normale del cervello.
Gli studiosi, con le parole di Tibor Harkany, concludono che “tutto questo evidenzia che l’integrità di questo sistema di segnalazione dovrebbe essere conservata, perché il cervello si sviluppi normalmente. Ogni cosa che altera questo processo, come gli spinelli o alcuni farmaci, potrebbe finire per alterare la funzionalità cerebrale”.

 

Fonte: Adnkronos Salute, 17 giugno 2008 
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Raccolta di fondi per la salute di mamme e bebè: Italia ultima

La salute di mamme e neonati è una questione molto delicata per la quale però l’Italia non investe abbastanza fondi. A differenza di paesi più generosi, come Lussemburgo e Norvegia, che rispettivamente devolvono l’equivalente di 31,8 e 10,3 dollari per abitante a questa branca della sanità, gli italiani si piazzano in coda alla lista dei finanziatori, insieme ai cugini d’oltralpe, con un sostegno economico pari a 5 centesimi di dollaro pro capite.  
I dati sono stati diffusi dalla Partnership for Maternal Newborn and Child Health, alleanza internazionale a cui aderiscono l’Organizzazione mondiale della sanità, le associazioni e le organizzazioni non governative e i governi stessi, in occasione della conferenza volta a presentare la vendita di beneficenza che si terrà nella sede romana della famosa casa d’aste Christie’s: i fondi saranno impiegati nella costruzione di un piccolo ospedale itinerante in Honduras.
Il progetto, sviluppato dall’Oms, prevede di adibire una piccola imbarcazione a clinica ginecologica e ostetrica che sia in grado di spostarsi lungo fiumi e lagune della Mosquitia (un’area molto povera del Paese) per raggiungere le donne e i bambini che abbiano bisogno di assistenza sanitaria. L’asta prevede la vendita di quadri commissionati direttamente dall’Oms a Elisabetta Farina e che hanno come soggetto volti femminili di razze ed età diverse, a testimoniare la globalità del problema.

 

Fonte: Adnkronos Salute, 16 giugno 2008 
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A tavola il buon esempio dai genitori

I genitori, più che la televisione, sono di cattivo esempio per i bambini in fatto di alimentazione; questo è quanto è emerso da uno studio condotto da alcuni esperti dell'Ospedale Bambin Gesù di Roma. Nei nostri frigoriferi e nelle nostre dispense non sarebbero quindi presenti alimenti base per una corretta alimentazione, come latte, verdure, mentre abbonderebbero quegli alimenti nocivi, soprattutto se assunti in dosi eccessive, in assoluto i dolci. Su un campione di 600 famiglie i ricercatori hanno constatato che il 28% dei bambini assume una giusta quantità di latte solo una volta la settimana, arrivando alla quasi assenza per quanto riguarda le verdure.
Sui bambini incide molto l’emulazione: infatti il 76,4% dei quali sono più disponibili ad assaggiare un nuovo sapore o un nuovo alimento se lo vedono mangiare da uno dei genitori. Purtroppo invece dalla televisione vengono bombardati sopratutti da informazioni pubblicitarie per la maggior parte riguardanti cibi nocivi come le patatine (22,9%), merendine (20,1%), gelati (15,7%) e bibite varie (12,4%).

 

Fonte: Repubblica Salute, 12 giugno 2008
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Allarme diabete tra i giovanissimi

A rischio diabete di tipo 2 ci sono mezzo milione di giovanissimi italiani: mentre anni fa era una malattia diffusa tra gli adulti, ora un bimbo e un adolescente su cento soffrono di diabete di tipo 2, ma il rischio si è esteso a ben mezzo milione di giovani. Questi dati sono emersi dal 22esimo Congresso nazionale della Società italiana di diabetologia, svoltosi a Torino.
Le cause di questo anticipo nello sviluppo della malattia secondo gli esperti sono da ricercare nello stile di vita scorretto, soprattutto per carenza di movimento e alimentazione scorretta. Durante il congresso è stato infatti presentato uno studio condotto da alcuni ricercatori dell’Università di Catania su 102 giovani di età compresa tra 8 e 18 anni, da cui è emerso che il 15% dei quali ha una glicemia a rischio, quindi in condizione di pre-diabete, e valori di insulinemia più elevati del 45% rispetto ai coetanei di normale corporatura. L’aumento di peso comporta inoltre un aumento sia della pressione arteriosa, più alta della norma, sia dei trigliceridi (42% in più rispetto agli altri coetanei).
Tutto questo porta a un invecchiamento precoce del sistema circolatorio, un aumento di 10-20 anni rispetto alla loro età: “è possibile immaginare che in assenza di un adeguato intervento, la generazione dei nostri figli avrà una aspettativa di vita media inferiore a quella attuale", spiega Lucia Frittitta, coordinatrice dello studio e responsabile dell'Unità di obesità dell'ospedale Garibaldi dell'università di Catania.

 

Fonte: 22esimo Congresso nazionale della Società italiana di diabetologia
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Bruxismo nei bimbi può indicare problemi di socializzazione

Secondo i dati presentati al convegno annuale dell'Associated Professional Sleep Societies hanno mostrato come fra gli americani under 6 siano riscontrati di frequente casi di bruxismo, ovvero la tendenza a digrignare i denti, in particolare durante il sonno.
Stando ai dati statistici ben il 38,8% dei bambini mostra di stringere i denti mentre dorme almeno una volta alla settimana, mentre il 6,7% lo fa ben quattro volte in una settimana.
Questo problema, già possibile causa di danni ai denti e di sonno difficoltoso, sembra inoltre mostrare una correlazione con il comportamento dei bimbi all’asilo: tanto più i soggetti hanno la tendenza a digrignare i denti, tanto più mostrano di isolarsi e di avere problemi di socializzazione con i coetanei.
La relazione fra questi due elementi è tuttavia ancora un’ipotesi degli specialisti, che dovranno accertarne la fondatezza con ulteriori studi.

 

Fonte: Adnkronos Salute, 10 giugno 2008 
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Fenomeno “ecomamme”: donne attente alla salute di ambiente e bebè

Dall’8 al 15 giugno nella Galleria Vittorio Emanuele a Milano sono previsti degli incontri in orario di happy hour per parlare di ambiente e salute.
Organizzatrice dell’iniziativa la dermatologa Riccarda Serri che, portando l’esempio di alcuni personaggi noti presenti anche agli incontri (da Barbara Berlusconi a Annamaria Bernardini de Pace a Diego dalla Palma), spiegherà il fenomeno che di recente, anche in Italia, sta dando vita a un vero e proprio esercito di “ecomamme”.
Sulla scia di star come Julia Roberts, che per i suoi figli sceglie solo pannolini lavabili, sono sempre di più le mamme del Belpaese che prestano maggiore attenzione ai risvolti dei loro acquisti in termini di impatto ambientale e benessere del bebè. Le “ecomamme” sono solitamente giovani donne che acquistano responsabilmente, non lasciandosi trasportare da invitanti pubblicità ma cercando informazioni su Internet e leggendo attentamente le etichette dei prodotti.
Secondo Riccarda Serri è importante far sapere a tutti che questo modo ecologico e responsabile di fare acquisti non è né una questione di moda né una questione di parte politica: l’ecologia non è un’ideologia, ma un modo per prendersi cura del mondo che si lascerà in eredità ai propri figli.

 

Fonte: Adnkronos Salute, 6 giugno 2008 
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Igiene orale: bimbi under 5 poco seguiti dai genitori

Secondo uno studio condotto dalla British Dental Health Foundation in Gran Bretagna un quinto dei bambini con meno di 5 anni non viene controllato dai genitori quando si lava i denti, mentre il 67% degli adulti pensa che sia sufficiente un solo minuto di tempo da dedicare all’igiene orale, contro i due minuti consigliati dagli esperti.
In Gran Bretagna circa la metà dei bimbi sotto i 5 anni presenta già problemi di carie dentale, questo perché un genitore su quattro è convinto che per i più piccoli basti lavare i denti una volta al giorno, mentre nel 23% dei casi non si ritiene che bevande e cibi dolci siano una delle cause della carie.
Gli esperti raccomandano di prestare più attenzione all’insegnamento delle norme di igiene orale ai bambini, perché le buone abitudini apprese da piccoli vengono mantenute anche in età adulta e aiutano a mantenere i denti sani.

 

Fonte: Adnkronos Salute, 4 giugno 2008
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Sclerosi Multipla: nel 5% dei casi colpisce bambini e adolescenti, con un maggior rischio di problemi cognitivi, di attenzione e di memoria

Sono questi i risultati emersi da un recente studio coordinato dal gruppo di ricerca di Maria Pia Amato, docente dell'università di Firenze e coordinatrice del Settore sclerosi multipla dell'Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze, pubblicato sul numero di maggio della prestigiosa  rivista Neurology.

Nel corso di un’intervista concessa a ADNKronos, la prof. MP Amato ha sottolineato che la sclerosi multipla (SM), che in genere insorge in età adulta, per quanto giovane, nel 5% dei casi si manifesta in bambini e adolescenti.
Il nostro studio ha messo in evidenza quanto la patologia abbia un effetto significativo sulle capacità cognitive e l'intelligenza dei bimbi, dato che il coinvolgimento cerebrale avviene in un momento in cui il sistema nervoso centrale è ancora in fase di sviluppo. Questo implica la possibilità che l'insorgenza precoce della malattia generi maggiori probabilità nei piccoli pazienti di avere un quoziente intellettivo inferiore rispetto ai bambini sani". Secondo l'esperta è necessario capire meglio come questa malattia colpisca i ragazzi, "in modo da poterli aiutare a gestire le proprie difficoltà".

Lo studio ha coinvolto 63 bambini e ragazzi di età inferiore ai 18 anni affetti da sclerosi multipla, confrontati con 57 ragazzi sani di età equivalente. Tutti i partecipanti hanno eseguito una batteria di 17 test per valutare l'intelligenza, le capacità mnemoniche, di linguaggio e altre funzioni cognitive. Nel complesso, 19 bambini con SM (31%) presentavano una compromissione cognitiva, non superando almeno tre dei test proposti.
Circa il 30% dei bambini con SM presentava anche difficoltà nel linguaggio, funzione che nell'adulto malato raramente viene influenzata. Questo effetto è probabilmente riconducibile al fatto che  "la malattia si manifesta durante una fase critica per lo sviluppo del linguaggio, i bambini quindi possono essere particolarmente vulnerabili sotto questo aspetto" come affermato dalla prof. MP Amato, coordinatrice dello studio.

 

Fonte: Adnkronos Salute, 4 giugno 2008
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Disturbi comportamentali: i bimbi si curano con un videogame

Un videogame per curare i disturbi comportamentali dei bimbi? Secondo i ricercatori dell’Università di Zurigo, in Svizzera, è possibile. Tanto da aver creato il primo gioco elettronico che sia in grado di insegnare ai bambini tra i 9 e i 13 anni a gestire sentimenti come gioia, paura, rabbia e tristezza. Particolarmente indicato per chi soffre di depressione, fobie e comportamenti aggressivi, l’innovativo videogioco consiste in una caccia al tesoro che i “pazienti” devono affrontare con l’aiuto (virtuale) del capitano di una nave, superando prove e decifrando mappe, per poter arrivare al tesoro.
Unico nel suo genere, questo videogame è comunque l’ultimo di una serie di giochi elettronici creati dagli psicologi per supportare la tradizionale psicoterapia.

 

Fonte: Adnkronos Salute, 3 giugno 2008
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Bambini: 3% russa e rischia brutti voti a scuola

Dal Congresso nazionale della Società italiana di otorinolaringologia (Sio), tenutosi di recente a Torino, è emerso che il 3% dei bambini italiani russa durante il sonno.
Secondo gli esperti si tratta di un dato da non trascurare, perché nei più piccoli questo problema può essere sintomo di malformazioni a bocca o mandibola o, più semplicemente, può essere causato da adenoidi o tonsille.
La situazione si fa ancora più seria se si considera che nel 20% dei casi di bambini che russano si osserva anche un peggioramento nel rendimento scolastico: questo perché un sonno disturbato dal respiro rumoroso e difficoltoso non è sufficientemente ristoratore e lascia i bambini stanchi già dal mattino, compromettendo il livello di attenzione nello studio. 

 

Fonte: Corriere della Sera, 22 maggio 2008 
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Neonati prematuri: piangere troppo può creare disturbi evolutivi

Lasciar piangere i bambini a dirotto sperando che lo sfogo serva a calmarli potrebbe rivelarsi una strategia sbagliata, almeno dal punto di vista della salute del piccolo.
Utilizzando le più moderne tecnologie, un gruppo di ingegneri ha infatti constatato che un pianto prolungato provoca un calo del livello di ossigeno nel sangue e, di conseguenza, nel cervello. Per i bambini nati prematuri (prima della 37esima settimana di gravidanza) che presentano quindi organi non ancora ben formati, questa ridotta ossigenazione può portare a seri problemi evolutivi in età scolare, manifestando difficoltà nel mantenere costanti i livelli di attenzione e ritardi nel processo di apprendimento.
È consigliabile quindi cercare di far calmare il bimbo che piange disperatamente prendendolo in braccio per comunicargli una sensazione di protezione e tranquillità, e successivamente verificare la causa del pianto e decidere per la soluzione più idonea.

 

Fonte: Il Messaggero, 19 maggio 2008
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Gestosi: scoperta la causa. Cura ancora lontana

Una ricerca condotta presso la Harvard Medical School sembra aver portato sulla buona strada gli studiosi che tentano da tempo di scoprire il meccanismo che dà luogo alla gestosi, una sindrome causata dall’alterazione della placenta durante la seconda metà della gravidanza e che comporta gravi rischi per la salute della madre e del feto, soprattutto quando arriva a provocare l’eclampsia.
Osservando un gruppo di topoline geneticamente modificate, i ricercatori hanno infatti osservato una carenza di un particolare enzima che si suppone essere legata al rischio di gestosi perché agisce sui livelli di ossigeno nella placenta, modificandoli.
Provocando in queste topoline uno stato di pre-eclampsia si è potuto notare che non veniva più prodotto il metabolica 2-Me, che in situazioni normali aumenta nell’ultimo trimestre di gravidanza.
Dati e supposizioni che fanno ben sperare per una cura che resta tuttavia ancora piuttosto lontana dall’effettiva realizzazione.

 

Fonte: Adnkronos Salute, 12 maggio 2008
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Società di neonatologia: nuove carte antropometriche per i bebè

Grazie allo studio promosso dalla Società italiana di neonatologia ed effettuato con la collaborazione di 34 centri italiani, sarà possibile presentare durante i congresso di Torino della Sin le nuove carte neonatali con i dati aggiornati sulla crescita e il corretto sviluppo antropometrico del bambino.
Al congresso verranno presentati inoltre altri dati, rilevati grazie al medesimo studio, come la presenza di malattie che si credevano scomparse, ma che tornano a ripresentarsi nelle unità di neonatologia italiana in concomitanza con una maggiore presenza di bambini nati da immigrati. Mentre in Italia l’assistenza e la cura per mamme e bebè è a ottimi livelli infatti, nei paesi da cui proviene la maggioranza degli immigrati c’è ancora molto da fare in questo ambito, e spesso le donne che sono state mal curate nel paese d’origine partoriscono in Italia con gravi problemi per sé e per il bambino.
Per migliorare ulteriormente l’assistenza alle situazioni più a rischio è stata istituita una rete di collaborazione tra i reparti di terapia intensiva neonatale di diversi centri italiani (oggi circa una cinquantina) e si sta progressivamente promuovendo una mentalità che vede nell’alleanza tra genitori e personale medico e infermieristico la soluzione ottimale per dar vita a un’assistenza che si modelli sulla base delle necessità di ciascun neonato.

 

Fonte: Adnkronos Salute, 12 maggio 2008
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Dopo un cesareo le donne scelgono il parto naturale. Ma non sempre è possibile

Dopo aver affrontato un parto con taglio cesareo, le donne desiderano dare alla luce il figlio successivo in modo naturale. Ma diversi fattori non permettono sempre ai medici di soddisfare questo desiderio materno.
Sarebbe questo il risultato di uno studio condotto presso il Chase Farm Hospital di Londra, che ha preso in esame 215 donne diventate madri grazie al parto cesareo. I dati dicono infatti che dopo un primo parto cesareo il 55,3% delle donne sceglie di avere un parto naturale, ma solo il 37,8% riesce a portare a termine questa scelta. Al contrario ben il 94,8% delle donne che decidono di partorire utilizzando di nuovo il taglio cesareo riesce a raggiungere il proprio obiettivo.
Dalla ricerca sembra che la razza sia in qualche modo coinvolta nella scelta della modalità di parto: le asiatiche e le afro-caraibiche sono infatti tre volte più propense a scegliere il parto vaginale dopo il cesareo, ma sono anche tre volte meno inclini a partorire con quella modalità.
Altri fattori che sembrano influenzare la scelta di un parto naturale dopo aver affrontato un cesareo sono il fatto che una donna abbia già dato alla luce due o più figli e che non sia una fumatrice.
Tenendo conto di questi dati dovrebbe diventare più semplice sviluppare nuove strategie che permettano di diminuire i casi in cui si ricorre a parti con taglio cesareo.

 

Fonte: International Journal of Gynecology and Obstetrics 2008; Advance online publication, 10 maggio 2008
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Fecondazione, approvate le nuove linee guida. Sarà possibile la diagnosi preimpianto

È definitivamente ammessa dalle nuove linee guida sulla legge 40 (procreazione medicalmente assistita) la diagnosi pre impianto, che permette di identificare la presenza di malattie genetiche o di alterazioni cromosomiche in embrioni in fasi molto precoci di sviluppo, generati in vitro da coppie a elevato rischio riproduttivo, prima del loro impianto in utero. Il decreto, che aggiorna le precedenti linee guida del 21 luglio 2004, e' stato firmato dal ministro della salute Livia turco lo scorso 11 aprile, all'indomani del pronunciamento da parte del Comitato di presidenza del Consiglio superiore di sanita', avvenuto il 9 aprile. La legge da oggi apre anche alla possibilita' di accedere alla fecondazione assistita ai portatori di malattie virali trasmissibili come epatite o hiv. Prevista la presenza di uno psicologo in ogni centro di fecondazione. Il ministro della salute Livia Turco è inoltre favorevole ad incrementare gli studi scientifici sulle possibilita' offerte dal congelamento di ovociti e sul loro successivo uso. "Condivido quanto suggerito dal Consiglio superiore di sanita' (Css) nel suo parere del luglio scorso per implementare, a scopo di ricerca, lo studio del primo corpuscolo polare. Ma anche - dice - gli studi sulle tecniche di criopreservazione e scongelamento degli ovociti per garantirne una migliore qualita' in caso di successivi tentativi di impianto". E ancora, "favorire l'estensione di tali tecniche ai centri di procreazione assistita, garantire alle coppie equita' di accesso ai trattamenti di procreazione assistita su tutto il territorio nazionale, in termini di competenza professionale, efficienza organizzativa e sicurezza nell'erogazione delle prestazioni, anche per limitare il fenomeno della migrazione interna delle coppie". Infine la speranza che "possa essere ugualmente recepito dal mio successore il suggerimento del Css riguardo alla istituzione di un tavolo di confronto che valuti le problematiche connesse al raggiungimento di una migliore efficacia e sicurezza delle tecniche, nel rispetto dei principi costituzionali di tutela della salute delle donne. Oltre - conclude il ministro uscente - alla indicazione della raccolta dei dati relativi alle tecniche di fecondazione assistita in forma disaggregata per una piu' completa e articolata valutazione dei risultati".

 

Fonte: Sanità News, 8 maggio 2008
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Consulenza pediatrica online: pazienti e ospedali risparmiano tempo e denaro

Un’indagine condotta da un team di ricercatori americani ha mostrato come l’ansia e l’insicurezza di genitori alle prime armi con le malattie dei figli induca a recarsi al pronto soccorso molto più spesso di quanto non sia effettivamente necessario.
Dopo aver installato un servizio di telemedicina specifico per disturbi pediatrici di routine, e dopo aver stilato una “lista” delle problematiche che potevano essere affrontate tranquillamente con un consulto medico via web, i ricercatori hanno stabilito che più del 25% di visite effettuate presso il pronto soccorso pediatrico di Rochester (New York), sede dell’indagine, potevano essere evitate sostituendo le corse in ospedale con un rapido controllo medico virtuale per patologie di lieve entità, come infezioni a gola, orecchie e attacchi di asma non gravi, ottenendo così un grosso risparmio sia in termini di tempo passato in coda all’ospedale, sia in termini economici con una spesa minore per il sistema sanitario.
La notizia sembra dare una più ampia prospettiva sulle potenzialità dell’applicazione di nuovi mezzi di comunicazione nel campo della medicina, che potrebbe trovare nei consulti telematici un risvolto innovativo e fortemente positivo, sia dal punto di vista dei pazienti che otterrebbero più facilmente un parere medico, sia dal punto di vista del sistema sanitario che risparmierebbe denaro su questo fronte, per reinvestirlo poi in ricerca o in nuovi macchinari all’avanguardia.

 

Fonte: Adnkronos Salute, 6 maggio 2008
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Linee Guida dell’ISS per preferire il parto tradizionale al cesareo

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il giusto limite nel praticare il taglio cesareo dovrebbe essere il 10-15% dei parti totali. In Italia questa soglia è stata abbondantemente superata: nel 2005 si è arrivati infatti al 38% di parti cesarei, mentre negli anni 80 questa tecnica veniva usata solo nell’11% dei casi.
A far preferire questa modalità di parto non sono più situazioni in cui sia a rischio la salute della madre o del bambino, ma semplicemente la minor propensione culturale, degli operatori sanitari ma anche delle donne, a sopportare un travaglio molto lungo e doloroso e a ricorrere a metodi che non sempre risultano sicuri, come per esempio il capovolgimento del feto in posizione podalica con una manovra manuale.
L’Istituto Superiore di Sanità sta programmando delle nuove Linee Guida che prevedono, tra le altre cose, corsi di formazione specifici per insegnare nuovamente alle ostetriche l’arte manuale che caratterizzava la professionalità delle colleghe di 20 anni fa.
Sempre in tema di scelte tradizionali, l’Italia si posiziona nella classifica europea con solo l’1% di parti fra le pareti domestiche, mentre in Gran Bretagna il dato sale al 2% e in Olanda arriva addirittura al 30%. Gli esperti italiani ribadiscono però che anche questo tipo di scelta viene effettuata principalmente nei Paesi in cui vi sia una eccellente organizzazione dell’assistenza domiciliare, e in cui i costi vengano quasi per intero rimborsati.
Gli Stati Uniti sono arrivati addirittura a una terza alternativa: trasformare la camera da letto di casa in una vera e propria sala parto ospedaliera.

 

Fonte: Corriere della Sera, 04 maggio 2008
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Un cane in casa diminuisce le allergie infantili

Bambini sempre più soggetti a sviluppare allergie, sempre più colpiti da asma, eczema e febbre da fieno. La cura? Adottare un cane e tenerlo in casa.
Secondo uno studio pubblicato di recente sull'European Respiratory Journal risulta infatti che la convivenza del bambino con un cane alleni il sistema immunitario umano a reagire meno violentemente al contatto con sostanze allergizzanti, costantemente presenti sul pelo dell’animale.
In pratica, osservando per sei anni circa 9 mila bambini, è stato riscontrato che il contatto quotidiano con il cane, che intrappola nel suo pelo allergeni come polvere e pollini, rende il bimbo meno sensibile agli attacchi stagionali di queste sostanze.

 

Fonte: Adnkronos Salute, 29 aprile 2008
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Taglio del cordone ombelicale ritardato è utile al bebè

Aspettare anche solo due o tre minuti prima di recidere il cordone che per nove mesi ha unito madre e figlio può diventare per il neonato una marcia in più nella prevenzione di disturbi che si verificano solitamente nei primi mesi di vita.
Dopo aver analizzato i dati provenienti da diversi studi scientifici, per un totale di 2.989 coppie di madri e figli esaminate, il gruppo di ricercatori appartenenti alla Cochrane Collaboration ha definito il taglio del cordone ombelicale ritardato una pratica non dannosa per la madre, poiché il rischio di emorragia post-parto non aumenta, e notevolmente benefica per il bambino, che nei pochi minuti in cui resta ancora legato alla madre tramite il cordone ombelicale trae un vantaggio a livello di emoglobina e ferro, di cui assume una maggiore quantità.
L’unico rischio, causato proprio dal fatto di ricevere con il sangue della madre troppi globuli rossi difficili da smaltire, è la possibilità per il neonato di sviluppare l’ittero, un disturbo che è tuttavia curabile con la fototerapia, una tecnica semplice e indolore per cui purtroppo però non tutti gli ospedali sono attrezzati.
La conclusione dei ricercatori è quindi quella di preferire un taglio del cordone ombelicale ritardato quando nella struttura dove viene effettuato il parto sia disponibile la tecnica della fototerapia.

 

Fonte: www.partecipasalute.it, 24 aprile 2008
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Allergie alimentari per 150 mila bimbi italiani

Il 9% circa dei bambini italiani al di sotto dei 3 anni presenta allergie di tipo alimentare, scatenate cioè dall’assunzione di alcuni cibi, tra cui compaiono più frequentemente latte e derivati, uova e noccioline.
Secondo gli specialisti è possibile ovviare a questo problema semplicemente eliminando gli alimenti a rischio dalla dieta del bambino, il quale tende con il passare del tempo a superare questa intolleranza in modo naturale e progressivo, fino a non risentire più di fastidi legati a cibi particolari.
Bisogna comunque ricordare che in questi primi anni di vita è indispensabile per il corretto sviluppo del bambino che nella sua dieta siano presenti tutti gli elementi nutritivi; se ad esempio l’allergia è causata da latte e derivati, bisognerà comunque garantire al piccolo una dose adeguata di calcio contenuto anche nel pesce (sardine e tonno), nella verdura (spinaci, sedano, cavoli e lenticchie) e anche in alcuni tipi di frutta (fichi, arance e kiwi).

 

Fonte: Adnkronos Salute, 21 aprile 2008
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Tonsillectomia: quando come e perché effettuarla?

La scelta di togliere le tonsille ai bambini è stata per molti anni quasi una prassi, un passaggio obbligato che molti medici ritenevano necessario per la salute del bambino, con una netta distinzione fino a qualche anno fa tra regioni diverse: mentre in Piemonte si eseguivano circa 19 interventi per rimuovere le tonsille ogni 10 mila abitanti, in Basilicata il numero delle operazioni si riduceva a 3,5 ogni 10 mila individui.
L’inversione di tendenza a cui assistiamo da questi anni ha come obiettivo primario quello di ridare alla tonsillectomia la sua reale importanza, perché come per qualsiasi altra operazione chirurgica, i rischi esistono e più di una volta hanno portato a epiloghi tristemente resi noti dalla cronaca nera.
Ecco perché dall'Istituto Superiore di Sanità sono arrivate le nuove linee guida, più restrittive di quelle adottate in precedenza. Questo manuale indica come più sicura la tecnica di intervento tradizionale in cui veniva utilizzato il bisturi, che sembra dare meno complicanze rispetto a operazioni con laser o con radiofrequenza, in cui si verificano più spesso casi di emorragie nei giorni successivi all’intervento.
Per stabilire invece in quali casi sia davvero necessario ricorrere alla chirurgia il medico deve valutare quanto spesso il bambino sia affetto da tonsilliti in un anno (oltre 5 volte è consigliabile operare) e se soffra o meno di apnee notturne.
Le nuove linee guida si riveleranno molto utili anche per i fondi del servizio sanitario pubblico, che vedrà diminuire la spesa per i ricoveri da 13 a 8 milioni di euro l’anno.

 

Fonte: Corriere della Sera, 21 aprile 2008
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Bambini con emicrania più soggetti a disturbi del sonno

Secondo un recente studio condotto da un’équipe di ricercatori americani ci sarebbe una relazione tra emicrania e disturbi del sonno nei bambini.
Dopo aver sottoposto a polisonnografia (un test con cui si registrano le attività cerebrali, i movimenti degli occhi, l’attività respiratoria e la saturazione di ossigeno nel sangue durante il sonno) i bambini analizzati per la ricerca, la dottoressa Martina Vendrame, a capo del team, ha riscontrato che su 60 bambini che soffrono di emicrania, ben il 56% soffre anche di apnee notturne, un disturbo provocato da un’ostruzione delle vie respiratorie durante il sonno; mentre dei restanti 30 bambini che soffrono di mal di testa con origine diversa dall’emicrania, solo il 30% risulta avere problemi di apnea notturna.
Inoltre nei bambini affetti da emicrania è stata riscontrata una maggior difficoltà nell’addormentarsi, una minor durata del sonno totale e un conseguente minor periodo di fase rem, ovvero il momento in cui il sonno è più profondo e si verificano i sogni.
La dottoressa Vendrame ha infine sottolineato l’importanza di individuare e prevenire con trattamenti specifici questi disturbi del sonno, che alterano non solo la qualità del riposo, ma che influiscono negativamente anche sulla vita diurna, arrivando ad aggravare una forma di emicrania già presente e peggiorando per esempio il livello di attenzione e i risultati scolastici del bambino.

 

Fonte: MedWire News, 18 aprile 2008
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Stress e disorganizzazione cause del calo di libido nel matrimonio

Matrimonio, tomba dell’amore? Non secondo i ricercatori finlandesi dell’Università di Turku che, intervistando 2081 donne di età compresa fra i 33 e i 43 anni, hanno riscontrato segnali molto chiari che dimostrano come la vita matrimoniale e perfino la presenza di un figlio non siano causa del calo di libido nella coppia ma, anzi, favoriscano un ritorno della passione.
Pare infatti che il problema alla base del calo di libido nelle coppie non sia di tipo fisiologico ma sia legato invece alla mancanza di organizzazione fra tutti gli impegni quotidiani di una famiglia, che va a creare una condizione di stress, nemico numero uno di una buona vita sessuale.
Al contrario risulta del tutto infondata la teoria secondo cui sia la nascita di un figlio a provocare, soprattutto nelle donne, una diminuzione del desiderio sessuale. Sembra anzi che in seguito al parto in molti casi scompaiano i dolori vaginali, caratteristici del vaginismo, favorendo una migliore lubrificazione dell’area genitale, e una conseguente maggiore eccitazione per entrambi i partner, arrivando perfino ad elevare la qualità dei rapporti rispetto a quelli precedenti alla nascita del figlio.

 

Fonte: Journal of sex marital Therapy, 2008, www.sanihelp.it
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In commercio nuova crema contro l’impetigine

Con l’estate alle porte torna per le mamme il timore di dover combattere contro l’impetigine, un 'infezione superficiale della cute, molto diffusa fra i bambini, causata da germi presenti normalmente sulla pelle che approfittano di qualsiasi indebolimento della sua funzione di barriera per moltiplicarsi, come accade nel periodo estivo, quando la pelle è più scoperta e quindi più vulnerabile a tagli, punture d’insetti o eczemi.
La buona notizia, riportata da uno studio recente pubblicato su Dermatology, è che esiste un farmaco nuovo: questa pomata è, diversamente dai farmaci usati in precedenza, a base di retapamulina, un nuovo antibatterico appartenente alla classe di antibiotici chiamati pleuromutiline che dimostrano una maggiore efficacia nella cura delle infezioni del tessuto molle e della cute, tanto da arrivare a risolvere completamente l’infezione in 5 giorni di terapia contro i 10 necessari con i “vecchi” farmaci.
Un altro aspetto positivo della nuova crema è che, appartenendo ad una nuova tipologia di antibiotici, si dimostra al riparo dal meccanismo della resistenza dei patogeni al farmaco, come spesso accade dopo molti anni di utilizzo di una stessa cura. Questo fattore è considerato molto significativo dai medici, che possono quindi contare su una piena guarigione dall’impetigine solo grazie all’applicazione della pomata e senza dover ricorrere ad antibiotici per via orale, che comportano sicuramente più effetti collaterali di una terapia esterna.

 

Fonte: Adnkronos Salute, 15 aprile 2008
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Per le mamme meno rischi con il cesareo

Dare alla luce un figlio programmando il parto cesareo può rivelarsi più sicuro per la salute della donna di quanto non lo sia affrontare un parto naturale.
A sostenere questa ipotesi, in netta controtendenza rispetto ai risultati di molte ricerche sulle conseguenze di un taglio cesareo, è la BTA (Birth Trauma Association) che in una recente indagine ha evidenziato come il tasso di mortalità sia inferiore fra le donne che preferiscono il parto chirurgico a quello naturale.
Resta il fatto che la morte materna si presenti come un evento abbastanza raro, mentre è stato accertato che un parto con taglio cesareo renda il neonato più esposto all’insorgenza di problemi respiratori e ad un più alto tasso di mortalità nel primo mese di vita.
Questi sarebbero i motivi che spingerebbero il governo britannico a sconsigliare il cesareo, che in Gran Bretagna viene utilizzato nel 22% dei parti.
Una tecnica, quella del taglio cesareo, a cui si ricorre comunque più spesso quando il feto è di sesso maschile. Un’indagine statistica americana ha infatti rilevato che i maschi più frequentemente nascono prematuri e con maggiore tendenza ad avere problemi di salute nei primi mesi di vita.

 

Fonte: Adnkronos Salute, 11 aprile 2008
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Salvabebè-Salvamamme in difesa delle donne che non possono allattare

La scelta di una mamma di non allattare il figlio al seno è sicuramente molto personale e sempre riconducibile a motivazioni diverse: ci sono donne che convivono con malattie o farmaci che sono assolutamente incompatibili con l’allattamento (AIDS e chemioterapia per esempio), altre donne invece non possono assentarsi dal lavoro per le poppate quotidiane perché rischiano di perdere il posto, altre ancora soffrono di agalattia, ovvero l’incapacità dell’organismo di produrre latte.
L’unica cosa certa è che in Italia il 77% delle donne decide di allattare al seno, ma solo fino al quarto mese, periodo oltre il quale la percentuale scende a 31.
Per aiutare tutte quelle donne che sono in qualche modo costrette a non allattare il proprio bambino, l’associazione laica Salvabebè-Salvamamme, da oltre dieci anni impegnata nella prevenzione dell’abbandono e dell’infanticidio, ha dato il via all’iniziativa Diritto di poppata, che permette alle donne in possesso di certificati che dimostrino evidenti difficoltà economiche e sanitarie nel crescere il bambino di usufruire dei contributi raccolti con la spesa effettuata dai consumatori presso le catene di supermercati Mercurio/Sidis per agevolare l’acquisto del latte artificiale per l’infanzia, spesso molto costoso.

 

Fonte: La Repubblica Salute, 10 aprile 2008
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Gengive sane per una gravidanza senza rischio di diabete

I risultati di una recente ricerca americana inducono a consigliare alle donne che desiderino pianificare una gravidanza di passare prima nello studio di un dentista.
I ricercatori della New York University College of Dentistry hanno messo in evidenza un legame tra la presenza di malattie gengivali e l’insorgenza di diabete durante il periodo della gestazione.
È emerso infatti che le donne che sviluppavano il diabete gestazionale, oltre ad avere prima della gravidanza un alto indice di massa corporeo e un livello elevato di proteina C-reattiva nel sangue (prodotta dal sistema immunitario in seguito a stati infiammatori), presentavano anche livelli più alti di Tannerella forsythia (un batterio implicato nella formazione di infiammazioni gengivali) rispetto a donne che invece non venivano colpite dal diabete.
Allo stesso modo le donne che durante la gestazione si ammalavano di diabete, risultavano più esposte a malattie parodontali.
Nonostante non siano ancora stati raggiunti dati statisticamente significativi, questi risultati inducono di certo a ritenere che prima e durante una gravidanza sia buona norma tenere controllata anche la salute della bocca, per il benessere di mamma e bambino.

 

Fonte: Journal of Dental Research, Aprile 2008
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Latte materno: vaccino naturale contro l’asma allergica

Le conferme sulle proprietà benefiche del latte materno non finiscono mai: dopo la notizia che questo alimento possa proteggere i neonati da una futura insorgenza di obesità o celiachia, arriva ora dall’Istituto Nazionale francese per la Salute e la Ricerca Medica un nuovo dato secondo cui i bambini nutriti al seno materno siano in grado di sviluppare maggiori difese contro reazioni allergiche come l’asma.
Questo accade perché il latte funziona come una vera e propria vaccinazione: tramite l’allattamento, infatti, la madre trasmette gli allergeni contenuti nel suo organismo al figlio, stimolando nel suo sistema immunitario la produzione di linfociti T regolatori, in grado di sviluppare la tolleranza verso gli agenti allergizzanti.
Questa scoperta induce a pensare che il ruolo dell’allattamento non si esaurisca solo nel trasferimento di anticorpi da madre a figlio, ma che intervenga con lo scopo di “insegnare” al sistema immunitario del piccolo a difendersi autonomamente contro sostanze provenienti dall’esterno.

 

Fonte: La Repubblica Salute, 10 aprile 2008
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Mamma attenta o distratta? Lo dicono Dna e ambiente

Essere delle buone madri? Dipende dal Dna, ma non solo. Secondo quanto emerso da una ricerca effettuata presso l’Università del Wisconsin-Madison su un gruppo di topolini, anche l’ambiente e la prole stessa influiscono sulla qualità delle cure materne.
A livello genetico è stato individuato, nelle mamme più negligenti, un circuito cerebrale di dopamina di molto superiore rispetto a quello riscontrato nelle madri attente e premurose, elemento che potrebbe spiegare il perché certe madri dopo la nascita del figlio sembrino perdere interesse nell’allevarlo.
Tuttavia questo non è l’unico fattore determinante: sembra infatti che anche i piccoli in qualche modo influiscano sul comportamento della madre perché, in seguito ad uno scambio di figli, anche le madri migliori in certi casi diventavano distratte.
È emerso infine che le figlie nate da topoline poco inclini alla maternità avevano a loro volta una maggior probabilità di rivelarsi delle pessime madri.
Lo studio, ancora agli inizi, potrebbe rivelarsi utile in futuro per comprendere i meccanismi che intervengono nell’abbandono di neonati anche fra gli umani, aprendo nuovi orizzonti per lo sviluppo di trattamenti che possano ristabilire il giusto interesse della madre nei confronti della prole.

 

Fonte: ADNKronos, 9 aprile 2008
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Al Fatebenefratelli corsi per futuri genitori

In un periodo delicato come quello che precede il giorno del parto è importante sentirsi tranquilli e preparati all’evento, sia moralmente che tecnicamente.
Per questo motivo la Fondazione Internazionale Fatebenefratelli ha organizzato dei corsi che aiutino ad apprendere le principali tecniche di rilassamento e respirazione e che spieghino i meccanismi e le modalità del travaglio alla futura mamma, e che rendano consapevole il futuro papà del ruolo attivo che anch’esso dovrà ricoprire dopo la nascita del bambino.
I corsi, che si rivolgono alla coppia, vengono svolti in orario serale proprio per favorire la presenza di entrambi i genitori; andrebbero inoltre cominciati dal 4° mese di gravidanza, ma per chi fosse in ritardo sono previste lezioni “di recupero”.
Per maggiori informazioni su costi, disponibilità di posti e orari è possibile contattare il numero telefonico 066837376 o visitare il sito internet della Fondazione all’indirizzo www.fondazionefatebenefratelli.it

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Fonte: Aprile 2008, www.fondazionefatebenefratelli.it
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Un Libro Bianco per la salute dei cittadini europei

“La salute ha un ruolo centrale nella vita delle persone e deve essere supportata da politiche e azioni efficaci dagli Stati membri, a livello di Unione Europea e a livello globale. Gli Stati membri hanno la responsabilità di provvedere alla salute dei cittadini europei tramite l’attuazione di strategie mirate.”
Inizia così il Libro Bianco intitolato “Insieme per la Salute: un approccio strategico per l’UE 2008-2013”, adottato il 23 ottobre 2007 dalla Commissione Europea e che contiene una serie di proposte e azioni per contrastare alcuni problemi che minacciano la salute della popolazione europea.
Gli aspetti che richiedono un nuovo approccio strategico sono innanzitutto il costante invecchiamento demografico, che richiede un maggiore sviluppo della medicina geriatrica e dello studio di malattie legate all’età senile; la prevenzione di potenziali epidemie a livello globale, che possono essere causate sia da eventuali attacchi di bioterrorismo  che da costanti cambiamenti climatici e per le quali si rende necessario un rafforzamento delle misure tutelari, e infine un sistema sanitario dinamico, con una sempre più ampia gamma di tecnologie a disposizione che rendono indispensabile un maggior controllo delle questioni etiche ma anche una corretta distribuzione delle risorse finanziarie.
Obiettivi questi che saranno più facilmente raggiungibili se verrà sviluppata un’efficace cooperazione tra i servizi sanitari degli Stati membri dell’Unione Europea.

Per scaricare il documento clicca qui.

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Fonte: Il Sole 24Ore, 7 aprile 2008
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Dall’Italia nuove prospettive per la cura contro l’AIDS

Buone notizie sul fronte della lotta all’AIDS, e provengono tutte dall’Italia. Presso i laboratori dell’IRBM Angeletti di Pomezia (provincia di Roma), un istituto che si occupa di ricerca in campo di biologia molecolare, è stata infatti individuata una molecola che potrebbe dare il via ad una nuova generazione di farmaci per la cura dell’AIDS.
Sembra che questa molecola sia in grado di impedire la riproduzione del virus dell’HIV, e quindi di evitarne la propagazione nell’organismo.
Tutti i dettagli della scoperta saranno diffusi solo il 17 aprile; nel frattempo può essere interessante sapere che presso questo centro di ricerca sono ben 7 le molecole che si trovano alla 3° fase di studio, ovvero prossime alla commercializzazione, mentre 17 sono in fase intermedia e 23 agli inizi della sperimentazione: tutte lasciano ben sperare per la lotta contro molte malattie, da quelle virali, all’arteriosclerosi arrivando fino alle malattie oncologiche.

 

Fonte: La Repubblica, 7 aprile 2008
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DNA: una mutazione spiegherebbe pianti continui dei bimbi

Un gruppo di ricercatori americani ha individuato una particolare mutazione genetica che sembrerebbe alla base di una maggior predisposizione dei bambini al pianto, soprattutto in caso di separazione dalla madre.
La ricerca, per ora effettuata osservando e analizzando un gruppo di scimmie in cattività, sembra possa dare indicazioni rilevanti anche per quanto riguarda la specie umana, soprattutto perché la mutazione del DNA risulta essere molto simile a quella individuata in uomini che fanno un uso eccessivo di alcol.
Tale anomalia genetica comporta in effetti una maggior sensibilità dei recettori di sostanze chiamate oppioidi che vengono prodotte dall’organismo del bambino quando questo è a contatto con la madre, ma che possono anche essere introdotte tramite il consumo di droghe e alcolici. Questo indurrebbe il bambino a vivere la mancanza della madre in modo più doloroso, tanto da portarlo a stare con lei per più tempo una volta riuniti. In età adulta questa mutazione genetica potrebbe invece indicare una sorta di “crisi d’astinenza” da oppioidi, che potrebbe indurre, per alleviarla, all’abuso di alcool.

 

Fonte: Adnkronos Salute, 2 aprile 2008
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Genitori: da internet consigli preziosi

Una volta c’erano le mamme e le suocere. Oggi, ad aiutare i neogenitori con consigli e informazioni utili arriva il web. Sono in effetti tantissimi i siti dedicati alla salute del bambino, che dispensano nozioni utili per affrontare con meno ansia i problemi comuni legati ad ogni fase della sua crescita, ma che permettono anche di confrontarsi su quello che accade ai genitori con la nascita di un figlio, sia fisicamente che emotivamente.
L’importante è scegliere bene i siti internet a cui affidarsi: ce ne sono molti sicuri, patrocinati da associazioni di specialisti, e altri meno attendibili; alcuni sono creati addirittura da associazioni di genitori che vedono nello scambio telematico di informazioni un ottimo modo per sentirsi meno soli in quello che è un percorso disseminato di difficoltà ma anche di grandi soddisfazioni.
Tra i siti più affidabili sono stati citati, in un articolo del Corriere della Sera, www.pediatria.it, dove le informazioni provengono direttamente dalla mano di migliaia di specialisti che mettono a disposizione la loro esperienza a colleghi e genitori; www.ilmiobaby.com, riconosciuto come strumento utile non solo per la crescita del bambino ma anche per le fasi che la coppia affronta dopo l’arrivo di un figlio, oltre a contenere consigli di bellezza per le future mamme e curiosità su nomi e oroscopo dei nascituri; www.guidagenitori.it, un sito creato dai genitori per i genitori, con consigli e scambi di idee ed esperienze.

 

Fonte: Corriere della Sera – 30 marzo 2008
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Obesità viscerale: a rischio anche i bambini

Il progressivo miglioramento delle aspettative di vita verificatosi negli ultimi anni nei Paesi industrializzati rischia di subire una inversione di tendenza: sono in particolare malattie cardiovascolari e diabete a minacciare la buona salute delle persone, anche in età molto giovane.
L’Osservatorio Grana Padano, un’indagine di monitoraggio permanente che dal 2004 rileva le abitudini alimentari della popolazione italiana, adulta e pediatrica, ha evidenziato una preoccupante presenza di obesità viscerale (misurata rapportando la circonferenza della vita per l’altezza) anche nei bambini di età compresa fra i 3 e i 6 anni, che nel 44% dei casi hanno un valore di obesità superiore a quello di normalità, pari a 0,5. La situazione tende a migliorare, anche se non in modo risolutivo, con l’aumentare dell’età: tra i 7 e i 10 anni è il 31% dei bambini a soffrire di obesità viscerale, mentre dagli 11 ai 16 riguarda “solo” il 26% dei casi.
Non potrebbe essere altrimenti, considerando i risultati rilevati nella popolazione adulta: anche qui, soprattutto per le donne, ben il 35% con età compresa tra i 20 e i 49 anni ha un girovita che misura più di 88 centimetri, limite indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (per gli uomini il massimo dovrebbe essere 102 centimetri), mentre superando i 50 anni è il 49% a soffrire di obesità viscerale.           
Le cause di questo fattore, che espone a un rischio più elevato di problemi all’apparato cardiocircolatorio, sono da individuarsi sicuramente negli errori a livello di alimentazione, ma anche nella sedentarietà dilagante. È infatti scarso il consumo di frutta e verdura, mentre abbondano nella dieta degli italiani dolci e grassi, che non vengono però “bruciati” con una regolare attività fisica ma si accumulano con ore trascorse davanti a tv o computer.

 

Fonte: La Repubblica – 27 marzo 2008
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Occhi e cervello: il latte materno aiuta a svilupparli meglio

I risultati di una ricerca condotta di recente, a cui hanno partecipato ricercatori di diversi Paesi, tra cui l’Italia, hanno mostrato che non c’è alimentazione migliore per un neonato del latte materno. Questo perché il prezioso alimento contiene  due degli ingredienti indispensabili per il corretto sviluppo del bambino, identificati con il nome di acido decosapentaenoico (Dha omega-3) e acido arachidonico (AA omega-6). La presenza di questi elementi, che nel latte materno è naturale, è fondamentale affinché occhi e cervello si sviluppino in modo corretto. Viene pertanto raccomandato a tutte le madri che non abbiano la possibilità di allattare il neonato al seno di scegliere un latte artificiale che contenga livelli adeguati di Dha e di AA, pari ad una percentuale di acidi grassi compresi fra lo 0,2 e lo 0,5%.

 

Fonte: Corriere della Sera – 20 marzo 2008
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Il diabete adulto colpisce anche i bambini

Il diabete di tipo 2, una malattia che in passato affliggeva quasi esclusivamente gli adulti di mezza età o gli anziani, sta ora insidiando bambini e adolescenti in sovrappeso, e ora possiamo anche sapere in quale misura questo stia accadendo.
Franco Folli, diabetologo e ricercatore presso la University of Texas Health Science, ha mostrato dati provenienti dagli USA di entità allarmante: circa il 2% dei giovani americani sono già affetti da diabete adulto, e la prima causa sembra essere proprio il tasso crescente di obesità.
Questo dato non può lasciare indifferenti i genitori italiani poiché, anche nel nostro Paese, sovrappeso e obesità sono realtà sempre più diffuse, e il numero di persone che soffrono di diabete non-insulino dipendente (tipo 2) sono aumentate dell’1,4% negli ultimi dieci anni, mentre nel giro di un ventennio, solo in Italia, vedremo lievitare il numero di diabetici fino al 10% della popolazione.
Tuttavia i dati relativi a questa malattia, in particolare fra i bambini, sono ancora parziali, poiché i centri per assistere malati diabetici in età pediatrica fino a pochi anni fa non esistevano neppure, a testimoniare quanto la diffusione del diabete sia fortemente legata al maggior benessere e alla maggiore disponibilità di cibo raggiunte nei Paesi avanzati. Per avere cifre sicure sulla diffusione di questa malattia bisognerà attendere ancora qualche tempo, ricordando nel frattempo che la cura migliore è innanzitutto la prevenzione, e che non c’è prevenzione migliore di un’alimentazione sana ed equilibrata unita ad una moderata ma costante attività fisica, in modo particolare durante l’età dello sviluppo.

 

Fonte: Adnkronos Magazine Multimediale – 21 marzo 2008
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Gravidanza: i benefici per l’organismo delle mamme

Stando ai risultati di uno studio americano, diventare madri porta molti vantaggi al cervello femminile.
Prima di tutto non è vero che la memoria delle neomamme si riduce, è vero piuttosto che, con lo stress dei primi tempi, il poco sonno e le molte cose da fare con un neonato per casa, è facile dimenticare anche le cose più semplici. È stato però dimostrato che, con il passare del tempo, proprio il fatto di doversi occupare di tutte le necessità del figlio, doverlo accudire e sorvegliare, rendono la mente della donna più elastica e in grado di affrontare più impegni senza difficoltà.
Per non parlare dei benefici che la maternità può indurre nell’organismo della madre: pare infatti che, insieme alla memoria, subiscano forti miglioramenti anche la vista e la capacità di controllare lo stress, mentre le probabilità di essere colpite da un tumore con la gravidanza si riducono notevolmente.
Unico punto a sfavore resta il ritorno al peso forma che, per molte donne dopo la gravidanza, diventa un miraggio.

 

Adnkronos – 18 marzo 2008
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Individuate cellule staminali nel latte materno

I vantaggi da sempre riconosciuti all'allattamento al seno sono sia di tipo fisico che psicologico: è stato infatti dimostrato che, attraverso il latte materno, il bambino assume nutrienti e anticorpi, mentre l’organismo della donna che allatta produce degli ormoni utili al processo e all'equilibrio post-parto. Senza contare che anche il legame affettivo fra madre e figlio trae dei grossi benefici dall’allattamento materno.
La novità non sta quindi nel sapere che la funzione del latte sia anche quella di proteggere il neonato, rinforzando il suo sistema immunitario ancora in costruzione, quanto nella recente scoperta, effettuata presso la University of Western Australia, che nel prezioso liquido materno siano contenute anche cellule staminali, secondo una prima analisi appartenenti al genere totipotente, che hanno quindi la capacità di svilupparsi in un intero organismo e persino in tessuti extra-embrionali.
Questo comporta che il corpo del bambino riceva, tramite il latte della madre, delle cellule che  sono in grado di collaborare con il resto dell’organismo a seconda delle necessità, trasformandosi in cellule di qualunque tipo.
L’interesse scientifico suscitato da questa scoperta è legato all’eventualità di aver individuato una nuova fonte (il latte materno) a cui attingere per ricavare cellule staminali da impiegare nella cura e nella riparazione di specifici tessuti e perfino nella riproduzione di interi organi, da utilizzare poi per i trapianti.

 

La Repubblica – 13 marzo 2008
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Bimbi in ospedale: Abio tutela i loro diritti con una nuova carta

In occasione del suo Trentennale, la Fondazione Onlus Abio (Associazione per il Bambino in Ospedale), collaborando con la Sip (Società Italiana di Pediatria), ha riscritto i 10 punti della carta di Each (European Association for Children in Hospital) redatta ormai 20 anni fa, adeguandoli alla odierna situazione italiana e, come prescritto dalle direttive ONU che considerano età pediatrica quella fino ai 18 anni, ampliandoli alle problematiche che riguardano anche il periodo di vita adolescenziale.
La nuova Carta dei Diritti dei Bambini e degli Adolescenti in Ospedale, con il Patrocinio dei Ministeri della Salute, della Solidarietà Sociale e delle Politiche per la Famiglia, sarà il fulcro di una campagna di sensibilizzazione il cui obiettivo principale sarà quello di valorizzare l’importanza di tutelare i diritti dei pazienti pediatrici, per far sì che, grazie non solo a cure di elevata qualità, ma anche ad ambienti accoglienti e confortevoli, personale gentile e disponibile e strutture che favoriscano la presenza dei parenti in ospedale, l’esperienza del ricovero non diventi un trauma per i giovani pazienti.
Questo documento, presentato giovedì 6 marzo 2008 a Milano, verrà distribuito nel corso di tutto il 2008 presso le strutture ospedaliere che decideranno di partecipare al progetto e in quelle dove Abio è già presente con i suoi volontari, per far sapere a tutti i genitori dell’esistenza di questo decalogo a favore della tutela dei diritti dei bambini.

 

Adnkronos – 6 marzo 2008
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Numero verde maternità

“Pronto mamma” è un numero verde, attivo a Firenze, dedicato interamente alla maternità, dalla nascita alla salute del neonato, oltre che alla fecondazione assistita.
Villa Donatello, casa di cura privata, e il centro Florence, per la procreazione assistita, mettono il proprio personale specializzato a disposizione per rispondere in modo appropriato e competente a dubbi e domande afferenti sia i temi della nascita e della vita nei primi anni, sia quelli della procreazione assistita. Secondo Luca Mencaglia, direttore sanitario del centro Florence, il numero verde “nasce dall’esigenza di offrire un servizio che possa chiarire i percorsi, talvolta complessi e difficili, che vanno dal concepimento fino alla gravidanza e ai primi anni del bambino. Questo è il primo servizio integrato di funzioni che sono sempre separate e spesso difficili da raggiungere”.
Numero verde 899500043, da lunedì a venerdì 9-13 e 14.30-18.


Per saperne di più
http://www.sanitanews.it

Sanitanews – 17 dicembre 2008
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I bambini nati da taglio cesareo avranno problemi respiratori?

I bambini nati con taglio cesareo hanno maggiori probabilità di sviluppare problemi respiratori, rispetto a quelli nati da parto naturale. È quanto svela uno studio danese pubblicato sulla rivista "British Medical Journal".

I ricercatori hanno preso in esame 34mila nascite e dati come l'età della madre, il peso e il consumo di fumo o alcol durante la gravidanza: ne è emerso che i bimbi nati con taglio cesareo sono maggiormente esposti a problemi respiratori. Il motivo risiederebbe nell’assenza dei cambiamenti ormonali e fisiologici che si verificano durante le doglie e che aiutano i polmoni a maturare.

In particolare le probabilità di avere problemi respiratori nei bambini nati da taglio cesareo rispetto a quelli nati da parto naturale, sono di quattro volte maggiori alla 37sima settimana di gestazione, di tre volte alla 38sima e doppia alla 39sima.

I ricercatori spiegano dunque che cambiamenti ormonali e fisiologici, associati alle doglie del parto, siano probabilmente condizioni necessarie per lo sviluppo polmonare dei neonati.

Per saperne di più
http://www.bmj.com/

British Medical Journal – 11 dicembre 2007
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Bimbi e diabete, TV e snack i nemici

Meglio internet e computer che la TV per i bimbi con diabete: è la conclusione di uno studio del Centro di Diabetologia dell'Istituto Gaslini di Genova su 251 bambini con diabete di Tipo 1, in cura con 4 iniezioni al giorno di insulina o con microinfusione. Chi passa piùdi 2 ore al giorno davanti alla TV ha un netto peggioramento del grado di controllo del diabete (valore di emoglobina glicata). Ciò non avviene davanti al computer. Il tutto dipende dal consumo di merendine e snack "indotto" dalla pubblicità televisiva.

La Repubblica Salute, 6 dicembre 2007
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Pediatria e diarrea. Paura disidratazione

La diarrea acuta causa circa 41mila ricoveri l'anno in Italia tra i bimbi sotto i 5 anni (degenza media 6 gg). Si calcola che 1 bambino su 2 è vittima ogni anno di simili episodi (spesa di 110 euro a paziente). Colpa di batteri e virus. Il pericolo di disidratazione è sempre il più temuto. Da poco, per l'età pediatrica, anche in Italia è disponibile una soluzione idratante orale.

La Repubblica Salute, 6 dicembre 2007
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Giornata Nazionale Spina Bifida

Si è svolta l'8 e il 9 dicembre la Prima Giornata Nazionale per la Spina Bifida e l'idrocefalo. Si tratta di una malformazione congenita di colonna vertebrale e midollo spinale.
È la causa più frequente di disabilità nell'infanzia (incidenza 0.6-2.5 ogni mille nascite).
Nei due giorni si terrà a Tivoli (Grand Hotel Duca d'Estem via Tiburtina Valeria 33) un Congresso con i massimi esperti, dal titolo "Autonomia... l'altro modo di chiamare la libertà".
Info: www.stradaperlarcombaleno.com

La Repubblica Salute, 6 dicembre 2007
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Se la mamma è attiva, lo sarà anche il nascituro

“Le mamme che durante la gravidanza sono attive, hanno maggiori probabilità di partorire figli dinamici, rispetto a quelle che hanno una vita sedentaria. “
Questo è quanto è emerso da un interessante studio effettuato da un gruppo di ricercatori inglesi.
L’indagine, svolta su 5.724 bambini nati da mamme che durante la gravidanza facevano frequenti passeggiate e nuotavano spesso, ha dimostrato che questi ultimi sono più attivi del 3 o 4 % rispetto a bimbi nati da madri che durante la gestazione hanno condotto una vita sedentaria.
Inoltre, tale analisi ha dimostrato come bambini tra gli 11 e i 12 anni hanno maggiori probabilità di essere attivi e dinamici, se uno o entrambi i genitori lo sono stati nel periodo in cui il bambino aveva 21 mesi.
Calum Mattocks (Università di Bristol, Regno Unito) e i suoi collaboratori concludono affermando che incoraggiare l’attività fisica nei genitori può aiutare i loro figli a essere in futuro soggetti più attivi.

British medical Journal 2007: Advance online publication, 26 novembre 2007
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Gravidanza: aumento del fabbisogno alimentare maggiore del previsto

La gravidanza è associata a un aumento dei fabbisogni energetici nella dieta per supportare un adeguato aumento di peso gestazionale e gli aumenti del metabolismo basale (BMR), fabbisogni non del tutto soddisfatti dalla riduzione delle spese energetiche nelle attività fisiche. Tali fabbisogni, in una donna sana di peso normale, potrebbero essere più elevati di quanto finora creduto. La questione, comunque, rimane controversa per via dei dati conflittuali sulla deposizione del grasso nella madre e sulle riduzioni nella sua attività fisica con il progredire della gravidanza. Sulla base di quanto rilevato nel presente studio, i fabbisogni calorici della madre aumentano di 350 kcal/die nel secondo trimestre di gravidanza e di 500 kcal/die nel terzo. Questi dati apportano un sostanziale avanzamento nelle attuali conoscenze sui fabbisogni nutritivi durante la gravidanza.

Am J Clin Nutr 2004;79:1078-1087:933-934 Torna all'inizio

 

 
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