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Malattie cardiovascolari: la prevenzione in un test genetico

Secondo le stime del National Institute for Health and Clinical Excellence (Nice) in Gran Bretagna 1 persona su 500 sarebbe a rischio di morte prematura per malattie cardiovascolari, poiché affetta da ipercolesterolemia, ovvero un alto livello di colesterolo nell’organismo causato da una mutazione genetica ereditaria.
Evitare queste morti premature è possibile solo individuando tutti i soggetti a rischio per poterne modificare lo stile di vita in funzione della prevenzione contro ictus e infarti. Questa è la ragione per cui, nelle linee guida redatte dal Nice, viene fortemente raccomandato ai medici britannici di prescrivere a tutti i soggetti con storie famigliari di malattie cardiovascolari, un test genetico che permetta di individuare la mutazione che provoca l’ipercolesterolemia.
Il test è particolarmente auspicabile per i bambini che, nel caso risultino essere soggetti a rischio possono assumere farmaci a base di statine, sostanze che inibiscono la sintesi del colesterolo da poco disponibili anche per l’uso in età pediatrica e, insieme a una dieta sana e una totale esclusione del fumo a partire dall’adolescenza, ridurre notevolmente il rischio di incorrere in ictus o infarti.

Fonte: Sanità News, 28 luglio 2008Torna all'inizio


Bimbi: vista a rischio senza occhiali da sole

Con l’arrivo dell’estate e le giornate trascorse in mare o in piscina la preoccupazione maggiore delle mamme è quella di proteggere i bambini dai raggi solari con creme ad alto fattore di protezione e cercando di evitare le ore più calde del giorno.
Tuttavia quello che i genitori spesso dimenticano è che anche gli occhi dei bambini dovrebbero essere riparati dall’azione dannosa dei raggi solari.
Per il 66,8% dei bimbi italiani tra i 4 e i 10 anni che non portano occhiali da sole i rischi di danni alla vista sono molto elevati; a questa età infatti gli occhi lasciano penetrare una quantità di luce maggiore rispetto a quelli degli adulti, avendo però un potere filtrante inferiore. Questo significa che i raggi ultravioletti colpiscono maggiormente gli occhi dei piccoli, provocando col tempo un invecchiamento precoce del cristallino e, di conseguenza, disturbi futuri alla vista.
È bene dunque che i genitori abituino i bambini ad indossare occhiali da sole e cappellino con visiera per una protezione totale dai raggi solari, scegliendo per i loro occhiali adatti, con lenti di qualità, infrangibili e certificate per la protezione dai raggi UV.

Fonte: Adnkronos Salute, 21/07/2008


Educazione sessuale: più efficace se inizia dall’infanzia

Secondo Family Planning Association e Brook, due associazioni britanniche senza scopo di lucro, l’educazione sessuale dovrebbe essere inserita come materia obbligatoria già nelle scuole dell’infanzia, perché già a 4 anni i bambini possono apprendere le basi per un futuro comportamento sessuale coscienzioso e sicuro. Secondo gli esperti molti adolescenti si avvicinano alle prime esperienze sessuali solo per capire esattamente di cosa si tratti; sarebbe quindi la curiosità a spingere i giovani nelle prime scelte in fatto di sesso, e non l’attrazione o i sentimenti. Per scardinare questa impostazione errata del modo di vivere il sesso e le relazioni interpersonali è necessario quindi cominciare a educare i bambini già in tenera età, insegnando loro, passo per passo, non solo i rischi ma anche il valore dell’atto sessuale. I dati mostrano in effetti che una precoce educazione sessuale induce a posticipare l’età del primo rapporto sessuale e ad affrontarlo in modo più responsabile, adottando le precauzioni necessarie; questo è il motivo per cui nell’Irlanda del Nord i bambini sono tenuti a seguire i corsi di educazione sessuale erogati dalle scuole.

Fonte: AGI Salute, 04 luglio 2008


Per le creme solari nuove etichette più veritiere

Arriva direttamente dall’Unione nazionale dei consumatori l’avviso per ricordare agli amanti della tintarella che quest’anno le creme solari cambiano l’etichetta, conformandosi alle norme stabilite dalla Commissione europea nel 2006. Le nuove direttive vietano la dicitura “protezione totale” sulla confezione, perché se è vero che i filtri solari proteggono dalle scottature, causate per lo più dai raggi UVB, essi non sono in grado di riparare del tutto la nostra pelle dagli effetti dei raggi ultravioletti, sia di tipo A che di tipo B. Il fattore di protezione del solare verrà quindi definito dalle voci “elevato”, “molto elevato”, “medio” o “basso”, per non trarre in inganno i consumatori, convinti di essere totalmente al riparo dal precoce invecchiamento della pelle causato dai raggi solari.

Fonte: Adnkronos, 27 giugno 2008


Obesità infantile: la prevenzione inizia in gravidanza

Controllare il peso corporeo in gravidanza potrebbe non riguardare più solo la salute della donna ma anche quella futura del bambino. Sono state condotte alcune ricerche volte a dimostrare l’esistenza di una correlazione tra l’eccessivo aumento del peso della donna in gravidanza e un maggiore rischio di obesità per il bambino fin dall’età di 7 anni; i risultati preliminari dovranno essere confermati da ulteriori studi, ma se l’ipotesi dovesse rivelarsi corretta, una dieta equilibrata e il controllo del peso durante la gestazione potrebbero diventare non solo una buona norma ma anche un importante fattore di prevenzione contro l’obesità infantile.

Fonte: American Journal of Clinical Nutrition 2008


12-16 maggio: visite gratuite per la salute della tiroide

6 milioni di italiani presentano malattie o disfunzioni della tiroide, eppure molto spesso le visite preventive per questo organo così importante per la nostra salute vengono sottovalutate.
Obiettivo primario della settimana della tiroide, in programma dal 12 al 16 maggio, è proprio quello di rendere disponibili circa 5000 visite gratuite nei 100 ospedali di tutta Italia che aderiscono all’iniziativa promossa dal Club delle Unità di Endocrinochirurgia insieme all’Associazione Italiana della Tiroide patrocinata dalla SIMG -Tribunale per i Diritti del Malato, al fine di sottolineare l’importanza che assumono prevenzione e diagnosi precoci nella lotta a questo genere di malattie.
Nel 50% della popolazione le nuove ecografie, effettuate con macchinari molto sofisticati, rilevano la presenza di piccoli noduli (che nella maggioranza dei casi sono benigni) che se individuati tempestivamente possono essere curati con semplici terapie farmacologiche, senza ricorrere a interventi chirurgici, la cui invasività è comunque ridotta al minimo.
Per conoscere gli ospedali che aderiscono all’iniziativa è sufficiente contattare il numero verde 800.911.255, attivo dal 5 maggio con 60 linee telefoniche per fornire ulteriori informazioni e raccogliere prenotazioni.

Fonte: Corriere della Sera, 5 maggio 2008


L’alimentazione paterna è importante per la salute del feto

Si parla spesso del ruolo importante che gioca l’alimentazione di una mamma nel corretto sviluppo del feto, mentre spesso si sottovaluta il ruolo di ciò che mangiano i papà.
Uno studio condotto presso l’Università di Berkeley, in California, ha dimostrato quanto invece incida l’alimentazione dell’uomo sulla probabilità che il feto sviluppi anomalie congenite.
I dati di questa ricerca evidenziano in effetti una correlazione tra un maggior consumo di acido folico (tra i 722 e i 1150 microgrammi al giorno) e un minor squilibrio di cromosomi (troppi o troppo pochi) nel liquido seminale, fattore che è spesso coinvolto nello sviluppo di malattie genetiche come la sindrome di Down o di Klinefelter.
Non è un caso che alle donne in gravidanza venga fortemente raccomandata una dieta ricca di folati, la cui carenza può appunto provocare problemi nella differenziazione del tubo neurale, da cui si origina il sistema nervoso centrale, portando allo sviluppo di malformazioni congenite quali la spina bifida o l’anencefalia. L’attenzione alla dieta dovrebbe perciò diventare anche una preoccupazione per tutti quegli uomini che abbiano intenzione di concepire un bambino, poiché se è vero che il patrimonio genetico del figlio viene ereditato in egual misura da entrambi i genitori, è corretto supporre che anche la sua salute (quantomeno quella strettamente legata alla genetica) dipenda non solo dalla madre ma anche dal padre.  

Fonte: Corriere della Sera, 20 marzo 2008


Bimbi asmatici? Colpa delle mamme

Se un bimbo soffre di asma è molto probabile che la mamma nei primi anni della sua vita fosse stressata, ansiosa o depressa, almeno stando a una ricerca canadese (Università di Manitoba, Canada) pubblicata sull’American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine. Lo studio è partito con l’analisi di 14000 cartelle cliniche di altrettanti bambini nati nel 1995, di cui sono state prese in esame le condizioni fisiche per sette e lo stato psicologico delle loro mamme; ne è risultato che se la mamma è sottoposta a stress la possibilità che il figlio soffra di asma aumenta di un terzo, aumento che si verifica inoltre se il bambino ha fratelli e se è di condizione agiata.
Ma perché lo stress materno può essere associato all’asma del figlio? Se stressata è più facile che una madre fumi, che non prolunghi l’allattamento e che la sua condizione non le permetta di interagire serenamente con il proprio figlio.

Fonte: Adnkronos, 15 gennaio 2008


Salute, informarsi sul web

Il mezzo di comunicazione migliore dove reperire informazioni sulla salute e rimanere sempre aggiornate? A sorpresa il web, almeno per le mamme.

Questo dato è stato rivelato dall’edizione di gennaio del Journal of Nutrition Education and Behavior, attraverso un'indagine su 155 mamme, con redditi abbastanza bassi: è stato loro sottoposto materiale informativo attraverso vari media, come i videogames, siti web e opuscoli cartacei. Grazie a una più facile e immediata comprensione e alla possibilità di poter tornare più volte a consultarlo, la maggior parte delle intervistate ha preferito il sito internet.

Ma è da tener presente che a ogni età corrisponde un target, così al contrario per i giovanissimi i videogames possono rappresentare il mezzo di veicolazione delle informazioni più adatto e di maggior successo.

Fonte: Silk KJ et al., Increasing Nutrition Literacy: Testing the Effectiveness of Print, Web site, and Game Modalities. Journal of Nutrition and Education Behavior 2008; 40(1): 3-10


Gravidanza: i danni dell'alcol

L’alcol in gravidanza provoca seri danni al nascituro, così AssoBirra, Associazione degli Industriali Italiani della Birra, e SIGO, Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, si sono unite per promuovere la campagna di sensibilizzazione “Se aspetti un bambino l’alcol può attendere”.

La campagna di informazione per prevenire i danni fetali legati al consumo di alcol durante la gravidanza si sviluppa attraverso la distrubuzione di opuscoli informativi, poster e oltre 5mila kit informativi distribuiti ai ginecologi aderenti alla SIGO.

Da ricordare che questa campagna è parte del programma di sensibilizzazione e di prevenzione “Guida tu la vita. Bevi responsabile”, che tocca anche le tematiche di alcol e guida automobilistica, e alcol e giovani.

Per ulteriori informazioni consulta il sito: www.seaspettiunbambino.it

Fonte: La Repubblica Salute, 10 gennaio 2008


Nido, materassi e animali: analizzati fattori di rischio per l’asma infantile

Bambini frequentemente esposti ad agenti microbici e fattori ambientali nella prima infanzia possono sviluppare una predisposizione all'asma in età successiva. È quanto rivela uno studio, teso a identificare quali sono questi fattori di rischio. A 871 donne è stato posto un questionario per sapere se i loro figli avessero presentato sibili o fischi negli ultimi 12 mesi. Sono stati raccolti i dati alla nascita, a 12 mesi, a 3 anni e mezzo e a 7 anni d’età.

La frequenza di partecipazione è stata dell’85,4% a 1 anno, del 63,1% a 3 anni e mezzo e del 68% a 7 anni. La prevalenza di asma è risultata del 23,8% a 3 anni e mezzo e del 18,1% a 7 anni.
L'impiego di antibiotici nel primo anno di vita e la frequenza del nido si sono associati a un incremento del rischio di sibilo a 7 anni, ma non a 3 anni e mezzo.
L'esposizione a cani è risultata essere un fattore di rischio a entrambe le età, come lo è stato il sonno nel primo anno di vita su un materasso usato. Si può pertanto concludere che tali fattori aumentano il rischio di asma.

Fonte: Abstract - Mitchell EA, Robinson E, Black PN, Becroft DM, Clark PM, Pryor JE, Thompson JM, Waldie KE, Wild CJ. Risk factors for asthma at 3.5 and 7 years of age. Clin Exp Allergy. 2007 Dec; 37(12):1747-55. Epub 2007 Oct 10 - Dep. AIFA 04/12/2007


Il peso in gravidanza: ripercussioni sul nascituro

La tendenza all'obesità è scritta fin dalla vita prenatale; sembra infatti che le calorie assunte dalla mamma durante la gravidanza e il suo peso corporeo influenzino il futuro peso del nascituro.
A questa conclusione sono giunti alcuni studiosi guidati da Kartik Shankar, dell'Arkansas Children's Nutrition Center di Little Rock. Lo studio è stato da poco pubblicato sull'edizione on-line dell'American Journal of Physiology.
Gli studiosi sono giunti a tale conclusione analizzando alcune cavie femmine, e suddividendole in due gruppi; un gruppo è stato nutrito con un 15% di "sovralimentazione" rispetto all'altro e si è notato che, nonostante i topini appena nati presentassero uguale peso alla nascita, se venivano nutriti di più ingrassavano più in fretta quelli nati da madri precedentemente sovralimentate, e con più difficoltà gli stessi riuscivano a perdere peso.
In conclusione, più facilmente si tende all'obesità se la mamma è in sovrappeso,
così infatti cita Kartik Shankar: "il peso della madre durante la gravidanza e al momento del concepimento ha importanti implicazioni per il metabolismo e per il rischio di obesità dei propri figli."

Fonte: Adnkronos Salute, 4 gennaio 2008


Più intelligenti con il latte materno

Un QI (quoziente d’intelligenza) di 7 punti in più rispetto ai coetanei allattati con latte artificiale: questa la scoperta emersa da uno studio condotto da Avshalom Caspi, del King’s College di Londra, condotta su circa 3000 bambini. Caspi ha osservato che, oltre ai noti effetti positivi del latte materno, si aggiunge anche un aumento del QI: il latte materno porterebbe al bambino molecole di un grasso che, una volta convertite da un gene specifico (ovvero la versione C del gene FADS2) presente nel 90% dei lattanti, si trasformerebbero in sostanze utili per lo sviluppo cerebrale.
Mamme che non allattate al seno però non scoraggiatevi: acidi grassi molto simili a quelli presenti nel latte materno sono ora presenti anche nel latte artificiale.

Fonte: Mente & Cervello, Dicembre 2007


L'allattamento al seno aumenta il QI? Quasi vero

L’allattamento al seno ha effetti benefici sul quoziente intellettivo dei bambini? Solo in quelli che hanno una particolare forma di un particolare gene, però. Lo svela una ricerca pubblicata dalla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.   I ricercatori del King’s College di Londra guidati da Avshalom Caspi Terrie E. Moffitt hanno analizzato più di 3000 bambini britannici e neozelandesi, scoprendo che in quelli con una particolare versione del gene denominato FADS2 l’allattamento al seno ha contribuito a innalzare il QI di circa 7 punti.

Come? La versione C del gene FDS2 produce un enzima che aiuta a convertire gli acidi grassi del latte materno (non presenti nel latte vaccino e in gran parte dei latti artificiali) in due composti denominati acido docosaexenoico e acido arachidonico. Entrambi si accumulano nel cervello del neonato durante i primi mesi di vita e giocano ruoli essenziali nel migliorare l’efficienza della conduzione dei segnali nervosi e nello stimolare la creazione di miriadi di connessioni tra i neuroni, connessioni che sono correlate a intelligenza, memoria e probabilmente creatività.   La buona notizia è che la maggior parte della popolazione umana ha almeno una copia della versione C del gene FADS2: traduzione, l’allattamento al seno ha effetti benefici sul quoziente intellettivo di quasi tutti i bambini.

Fonte : Caspi A, Williams B, Moffitt TE et al. Moderation of breastfeeding effects on the IQ by genetic variation in fatty acid metabolism. PNAS 2007


Una dieta pro-fertilità e buone abitudini per aumentare le chance di una gravidanza

La dieta e lo stile di vita possono influenzare profondamente la fertilità delle donne che cercano una maternità”, sono le parole di Jorge E. Chavarro, scienziato della Harvard School of Public Health che, insieme al team da lui coordinato, ha recentemente pubblicato i risultati di uno studio condotto su più di 17500 donne che cercavano una gravidanza. Tutte le volontarie, che all’inizio dello studio non avevano diagnosi di infertilità, sono state seguite per otto anni e i ricercatori statunitensi hanno analizzato il regime di vita e quello alimentare di ciascuna donna mettendoli a confronto con i tassi di fertilità e di disturbi nell’ovulazione.
Come spiegato dallo stesso Chavarro sulla rivista specializzata Obstetrics and Gynecology, le donne che seguivano una dieta sana avevano una riduzione pari al 66% del rischio di infertilità per problemi di ovulazione e del 27% di infertilità per altre cause rispetto alle donne che non erano aderenti alle indicazioni della “dieta per la fertilità”. Non solo: la combinazione di cinque o più fattori tipici di uno stile di vita pro-fertilità (come controllo del peso corporeo, attività fisica e dieta) era associata ad una riduzione del rischio di infertilità causata da problemi ovulatori pari al 69%. Chavarro ne è certo: “adottare uno stile di vita sano aiuta senza dubbio le donne che cercano una gravidanza”.
Ma quali sarebbero gli alimenti tipici della dieta pro-fertilità?
E’ presto detto, non dovrebbero mancare acidi grassi monosaturi in sostituzione di quelli tran-saturi tipici degli oli di frittura, bisognerebbe preferire le proteine di origine vegetale a quelle di origine animale e i carboidrati a basso contenuto glicemico come pasta e pane integrali, non eccedere nel consumo di formaggi troppo grassi, multivitamine e ferro proveniente da piante e integratori. Chavarro raccomanda anche di limitare il consumo di caffè e alcolici, di non fumare e di aumentare l’attività fisica.

Fonte : Pagine Mediche

Mele e pesce in gravidanza per prevenire allergie e asma infantili

L'assunzione di mele e pesce da parte delle donne in gravidanza può avere un effetto protettivo da asma e allergie infantili. L'associazione fra l'assunzione in gravidanza di vitamina E, vitamina D e zinco ed asma, sibilo ed eczemi nei bambini di 5 anni era già stata riportata in precedenza.
Il vantaggio di studiare l’associazione di alimenti consiste nel fatto che essi contengono una miscela di micronutrienti che potrebbero contribuire maggiormente della mera somma delle loro parti, e la possibilità di esaminare associazioni con micronutrienti che sono attualmente non riconosciuti o non facilmente quantificabili. In quest’ottica, lo studio anglo-olandese coordinato dal dottor Willis ha monitorato l’alimentazione delle madri di 1.924 bambini durante la gravidanza, poi seguiti per 5 anni dopo la nascita.
Nei 1.212 bambini seguiti fino a 5 anni, non si sono riscontrate associazioni tra la loro salute e l’alimentazione materna tranne che per le mele, che hanno un’influenza benefica nel ridurre l’asma , e il pesce, che limita l’insorgenza di eczemi.
Ma non è noto se gli effetti osservati possano essere attribuiti a nutrienti specifici o se un'elevata assunzione di frutta e verdura sia un indicatore di uno stile di vita più sano.
In ogni caso, se questi risultati verranno confermati, raccomandazioni sulla modifica della dieta durante la gravidanza potrebbero aiutare a prevenire asma ed allergie infantili.
Inoltre, l'associazione con nutrienti e cibi potrà guidare ogni futuro studio interventistico che costituisca base per interventi sanitari per la prevenzione di asma e malattie atopiche tramite interventi dietetici.

Fonte : Thorax

 

 
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