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Rassegna scientifica

In questo numero:
Il simbolico richiamo al bambino
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Arriva l'estate: prendiamo il buono dal sole

Il sole ha importanti benefici "invisibili" sul nostro organismo: favorisce l'attivazione della vitamina D, abbassa la pressione sanguigna, rinforza il sistema immunitario e contribuisce a migliorare l'umore.
Però, le radiazioni ultraviolette possono causare danni anche gravi alla pelle: i raggi UVA penetrano nel derma colpendo e distruggendo il collagene, l'elastina, i piccoli vasi. Sono infatti i principali responsabili dell'invecchiamento della pelle. Gli UVB invece non vanno oltre l'epidermide, ossia lo strato più superficiale della pelle, ma entrano nel nucleo delle cellule dove possono provocare mutazioni del DNA e indurre tumori cutanei.
Rottapharm I Madaus ha sviluppato 3 linee di prodotti per permettere a ciascuno di scegliere in base al proprio tipo di pelle o alla situazione in cui ci si espone al sole.
Dalla ricerca Rottapharm I Madaus è nato il primo solare, DERMASOL CG con sistema citoprotettivo, che associa a un sistema fotofiltrante ad ampio spettro un complesso di sostanze naturali in grado di garantire un'elevata protezione cellulare.
Dermasol CG previene i danni solari superficiali e profondi grazie a un duplice sistema di protezione:
- grazie alla presenza di sostanza naturali - i flavoni di soia - difende la cellula e il suo DNA
- grazie al nuovo sistema filtrante UVA-UVB altamente fotostabile garantisce una foto protezione sicura anche dopo un prolungato periodo di esposizione al sole.
È indicato per chi desidera una protezione più sicura dai danni superficiali e profondi delle raziazioni UV, per chi è stato sottoposto a interventi di chirurgia plastica o dermatologica estetico-correttiva e per chi è affetto da patologie che possono essere indotte o aggravate dall'esposizione al sole.
La linea DERMASOL Solaire è indicata per chi desidera un'abbronzatura intensa e sicura. Grazie alla vitamina E, al Betacarotene e alla vitamina A, i prodotti di questa linea prevengono la disidratazione e l'invecchiamento precoce della pelle, assicurando al contempo un'abbronzatura graduale e sicura.
La linea si arricchisce quest'anno di due importanti novità: Crema-gel corpo tonificante, ad azione tonificante e vaso-protettrice, e Crema viso anti-età, con fattore di protezione medio, ad azione anti-age.
C'è infine la linea dedicata agli sportivi "water resistant", DERMASOL WR, consigliata per le pelle sensibili, per la protezione delle zone delicate o affette da fragilità capillare e cicatrici recenti. È ideale per l'esposizione al sole ai tropici e in alta montagna.

Rottapharm | Madau sostiene da molti anni Children in Crisis Italy ONLUS, perché ne condivide le finalità e gli obiettivi, perché i suoi progetti si rivolgono alla tutela e al benessere dei bambini, perché ne conosce con certezza la serietà e l’affidabilità.
Ora ha voluto dare il suo contributo per affrontare l’emergenza Haiti sostenendo il progetto Help Haiti, promosso da Children in Crisis. Nome in codice: “H”. H come “Help” e H come “Haiti”, ma anche H come la t-shirt per aiutare i bambini del piccolo Paese caraibico. Help Haiti è il progetto di Children in Crisis che, a due mesi dal devastante terremoto che ha colpito l’isola, invita gli italiani a indossare la maglietta con la grande H rossa per puntare sull’istruzione e sostenere così la rinascita del sistema scolastico di un Paese dove una scuola su due è stata rasa al suolo oppure gravemente danneggiata.
Testimonial famosi dalla ballerina Eleonora Abbagnato, prima ballerina all'Opéra di Parigi, allo chef Simone Rugiati (nella fotografia).
La t-shirt H – acquistabile dal sito www.helphaiti.it al costo di 20 euro più spese di spedizione - è un simbolo di un’Italia generosa, che non ha dimenticato il dramma di Haiti e che vuole contribuire alla sua ricostruzione.
Per conoscere i progetti sostenuti da R|M in collaborazione con CIC visita il sito www.rottapharm.it

Per saperne di più sul progetto Help Haiti e per acquistare la maglietta visita il sito www.helphaiti.it


Fonte:
Comunicato stampa Rottapharm I Madaus, marzo 2010
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10mila i bimbi in provetta in Italia

Il congresso della Società di Endocrinologia Ginecologica (Isge - International Society of Gynecological Endocrinology), che si è svolto a Firenze nei giorni scorsi, ha evidenziato che in tutto il mondo nascono ogni anno circa tre milioni di bimbi in provetta di cui circa 10.000 in Italia. Questi bimbi sono le conferme viventi del buon funzionamento delle tecniche di Procreazione Medicalmente Assistita (Pma) a quasi cinquant’anni dalla scoperta delle gonadotropine, le sostanze utilizzate per stimolare ovaio e testicoli e indurre la gravidanza.
Nel 2007 oltre 55.000 coppie con difficoltà di concepimento sono state trattate con queste tecniche e dal 2005 al 2008 le gonadotropine sono state utilizzate in oltre 200.000 cicli di trattamento. Questi numeri sono dovuti all’innalzamento dell’età delle donne che vogliono concepire un figlio; in Italia infatti l'età media delle donne che si rivolgono ai centri per la Pma è di 36 anni e un parto su quattro ha protagoniste ultraquarantenni.
I traguardi illustrati durante il congresso sono stati raggiunti grazie ad anni di approfondite ricerche. Il professor Andrea Genazzani - ordinario di Medicina della Procreazione e dell'Età evolutiva dell'Università di Pisa, presidente del congresso – ha spiegato: «L'evoluzione delle tecniche ha reso possibile la produzione in vitro delle gonadotropine con procedure di ingegneria genetica. Negli anni poi sono stati affinati i processi di purificazione con effetti non indifferenti sull'efficacia e sulla sicurezza di tali sostanze». Ma le donne non dovrebbero ritardare troppo il momento di affrontare una gravidanza; su questo tema il professor Genazzani continua: «Nel nostro Paese è in vigore una legge sui congedi parentali tra le più avanzate d'Europa, tuttavia non è bastata per contrastare la tendenza a posticipare la prima gravidanza, un fenomeno in Italia più spiccato che altrove. È vero che le giovani coppie devono affrontare problemi economici non indifferenti ma sussiste anche una mentalità sulla quale occorre lavorare. La medicina ha compiuto enormi progressi, ma le leggi biologiche non si possono cambiare».


Fonte:
vitadidonna.it, 17 marzo 2010
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Epidurale per il parto: Italia ancora troppo indietro

‘Il dolore al femminile – Partorire senza dolore’ è il titolo significativo del convegno che si è tenuto nei giorni scorsi a Roma; ne è emerso un quadro fatto di luci e ombre. Il diritto al parto senza sofferenza, e quindi all’anestesia epidurale che consente di avere un parto naturale senza dolore, è stato inserito nei Lea (Livelli Essenziali di Assistenza) nel 2008. Purtroppo però, questo è un miraggio in troppi ospedali d’Italia, infatti solo il 16% delle strutture pubbliche o convenzionate sono in grado di garantire questo diritto con continuità. Eppure il 90% delle partorienti ne fa richiesta dove questo servizio viene offerto. Nonostante sia un diritto, sono grandi le differenze fra le Regioni: in testa la Lombardia con 5 milioni all’anno stanziati per la promozione dell’analgesia in travaglio, poi il Veneto con 1 milione di euro per la stessa finalità; l’Emilia Romagna ha emesso linee guida perché ogni Provincia sia in grado di offrire un punto nascita che consenta l’analgesia epidurale.
Giorgio Capogna, presidente del Comitato scientifico per l’Anestesia Ostetrica ha dichiarato che «L’Italia è all'avanguardia in Europa per aver associato la nuova tecnica Pieb (Programmed Intermittent Epidural Boluses - Somministrazione a boli intermittenti programmati, ndr) alla Pcea (Analgesia epidurale controllata dalla partoriente). In questo modo assicuriamo alla partoriente un'analgesia costante e personalizziamo la somministrazione del farmaco in base alla specificità del caso».
Guido Fanelli, coordinatore della Commissione ministeriale sulla terapia del dolore e cure palliative ha fatto il punto sul fronte legislativo: «Il decreto inserito nei Lea sancisce il diritto alla donna al parto in analgesia epidurale per riallineare l’Italia agli altri Paesi europei in tema di gestione del dolore nel parto e di riallineamento all’interno di corretti standard di ricorso al parto con taglio cesareo».
Francesca Merzagora è presidente dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna (Onda) che si batte perché il diritto al parto senza dolore diventi una realtà: «Abbiamo sviluppato il progetto Ospedale Donna che prevede la ricerca, attraverso un’attenta valutazione delle strutture ospedaliere a misura di donna e assegna uno, due o tre bollini rosa ai centri di cura che mostrino un particolare interesse alla salute femminile. Il requisito fondamentale per il massimo, tre bollini, è proprio la presenza dell’offerta gratuita del parto in analgesia epidurale. L’elenco di questi ospedali è pubblicato in una nostra guida ».
Una raccolta di firme è stata organizzata dall’Associazione Italiana Parto in Analgesia (Aipa) presieduta da Paola Banovaz «…per far sì che tutti gli enti ospedalieri siano indotti dal ministero della Salute ad accogliere la richiesta delle partorienti» e che «Tutti i centri nascita si dotino di una carta dei servizi rivolta alle gestanti, dove i servizi non siano solo nominati ma anche garantiti».


Fonte:
vitadidonna, 16 marzo 2010
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Far piangere il bambino: fa bene a lui e alla mamma

Il ‘Metodo per il pianto controllato’ è il frutto dello studio effettuato dai ricercatori del Murdoch Childrens Research Institute e del Royal Children’s Hospital di Melbourne; gli studiosi australiani consigliano alle famiglie che hanno bambini che non vogliono dormire di lasciarli piangere finché si addormentano. Un sistema sicuramente drastico ma che secondo i ricercatori risolve il problema nel 30% dei casi e riduce del 40% la depressione post partum della mamma; hanno infatti constatato che le mamme che non dormono a causa del bambino rischiano maggiormente la depressione e questo può influenzare negativamente il loro rapporto con il figlio.
La dottoressa Anna Price, responsabile della ricerca, ha dichiarato: «Comprendiamo bene che udire il bambino che piange è difficile per ogni genitore ma è bello sapere che se si persevera, non si sta facendo alcun danno al proprio bambino. Speriamo che questa prova possa davvero rassicurare i genitori che vogliono gestire il sonno dei loro figli utilizzando questo tipo di strategie». Il ‘metodo per il pianto controllato’ ha migliorato il rapporto dei genitori con il bambino, dal momento che avesse compiuto i due anni, nell’85% dei casi e nel 15% restante non ha fatto registrare differenze: queste le conclusioni del sondaggio condotto presso le famiglie che avevano applicato il ‘metodo’ e che hanno dichiarato di non averlo considerato nocivo.
Molti genitori considerano invece crudele questo metodo e fonte di possibili traumi e di future imprevedibili conseguenze.
Lo studio sarà presentato durante il World Health Congress of Internal Medicine che si terrà a Melbourne, in Australia, dal 20 al 25 marzo.


Fonte:
lastampa.it, 16 marzo 2010
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IItalia più "invecchiata" ma più "mamma"

Il ‘Rapporto Osservasalute 2009’, presentato all'università Cattolica di Roma in questi giorni, disegna un’Italia più ‘vecchia’ anche se con un tasso di fecondità in leggera crescita. Il numero medio di figli per donna in età fertile è di quasi 1,4, molto basso e ancora lontano dal livello di sostituzione (2,1 figli per donna) che garantisce il ricambio generazionale; rispetto agli anni precedenti la ripresa delle nascite continua anche se lentamente, grazie alla maggiore fecondità delle straniere immigrate e delle donne in età avanzata.
Dai dati del Rapporto emerge anche l’aumento della popolazione residente nel biennio 2007-2008 rispetto al precedente: +7,7% persone per 1.000 residenti, con l’unica eccezione della Basilicata che ha un saldo totale negativo di -0,7‰. La crescita è dovuta soprattutto alla componente migratoria.
L’invecchiamento della popolazione italiana è indicato dalla presenza di una persona oltre i 65 anni ogni cinque e di una di oltre 75 anni ogni dieci, con una maggioranza di donne (il 53% di chi ha fra i 65 e i 74 anni e addirittura il 62,8% di chi ha oltre 75 anni). Per quanto riguarda l’aspettativa di vita, quella delle donne negli ultimi tre anni è rimasta invariata a 84 anni mentre quella maschile è aumentata di 0,3 anni (ora è di 78,7) con una differenza di 5,3 anni, quindi, a favore delle donne rispetto al 2004. La Regione dove si vive più a lungo (dati 2008) è per le donne la provincia autonoma di Bolzano (85,1 anni) e per gli uomini le Marche (79,6 anni) mentre la Campania è la regione dove la speranza di vita alla nascita è più bassa: per le donne 82,7 anni e 77,3 anni per gli uomini.
Le malattie del sistema circolatorio e i tumori - che sono rispettivamente al primo e secondo posto come causa di morte - dividono ancora Nord e Sud d’Italia: nel Settentrione si rischia maggiormente con i tumori, mentre in Meridione è più alta la mortalità per malattie del sistema circolatorio. In Lombardia i tumori sono stati la prima causa di morte negli ultimi due anni considerati dal Rapporto.


Fonte:
Adnkronos Salute, 16 marzo 2010
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Dopo i 30 anni drastico calo della fertilità

La rivista PlosOne ha pubblicato lo studio effettuato dai ricercatori inglesi della St. Andrews University su 325 donne, da cui risulta che degli oltre due milioni di ovuli di cui ogni donna è dotata alla nascita già a 30 anni l’88% è perso per sempre e a 40 ne rimane appena il 3%.
Con la conseguente difficoltà di concepimento, considerato che in tutta la vita di quei due milioni di ovuli solo circa 450 arrivano a maturazione. Inoltre, bisogna considerare l’importanza dello stile di vita delle donne oltre i 25 anni, quando fattori di rischio come eventuali disordini alimentari, alcol o fumo fanno sentire maggiormente i loro effetti negativi sulla fertilità che, come si è visto, è già in calo.
La cura per il corpo assume quindi grande importanza per mantenere la fertilità.
Il dottor Tom Kelsey, ricercatore della St. Andrews University, ha sottolineato: «Ci sono donne che aspettano la prossima promozione o di incontrare ‘l’uomo giusto’ ma non sanno quanto drasticamente diminuisce la loro riserva ovarica dopo i trent’anni.
Che la produzione di ovuli declinasse rapidamente era già noto ma questo studio è il primo che ne segue l’intero percorso, da prima della nascita alla menopausa».


Fonte:
Fondazione Serono, 15 marzo 2010
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Cinema in 3D e bambini: bufera sugli occhialini

Una circolare del Consiglio Superiore di Sanità avverte dei possibili pericoli costituiti dagli occhialini usati nelle sale cinematografiche per vedere i film in 3D che nei bambini con meno di sei anni di età potrebbero causare disturbi funzionali alla vista. Il parere del Consiglio Superiore di Sanità era stato sollecitato dal Codacons che aveva segnalato le conseguenze dell’uso degli occhialini durante le proiezioni (nausea, mal di testa) e che aveva anche denunciato ai Nas la mancanza del marchio CE e il rischio igienico dovuto all’uso degli stessi occhiali da parte di diversi spettatori.
Nella circolare si legge: «Non sussistono controindicazioni cliniche all'utilizzo degli occhiali 3D purché condizionato a moderati periodi di tempo, da programmare prevedendo l'interruzione della proiezione del filmato proporzionalmente alla sua durata complessiva» ma «In soggetti in tenera età in seguito all’utilizzo di questi occhiali può insorgere qualche disturbo funzionale… senza tuttavia che si abbiano danni o patologie irreversibili».
Gli spettatori devono quindi essere avvisati che l’utilizzo degli occhialini deve essere limitato al tempo della proiezione, che sono preferibili quelli monouso a quelli multiuso a causa del rischio di infezioni e che l’uso da parte dei bambini è sconsigliato al di sotto dei sei anni.
L’Associazione Nazionale Esercenti Cinematografici (Anec) parla di ingiustificato allarmismo e il suo presidente Paolo Protti ha dichiarato all’Ansa: «Gli occhialini per la visione in 3D forniti nelle sale italiane vanno ben al di là di quello affermato oggi dal Consiglio Superiore di Sanità. La salute dei nostri clienti è infatti il nostro primo impegno». Per l'utilizzo sconsigliato ai bambini al di sotto dei 6 anni spiega: «Già noi sconsigliavamo l'utilizzo ai minori di tre anni ma stiamo comunque parlando di indicazioni». E sull’eventualità di danni causati dagli occhiali 3D: «Avevamo già da tempo acquisito dei pareri autorevoli del tutto positivi di professori oftalmologi. Mi sembra solo un eccesso di zelo tutto italiano».
I Carabinieri durante i controlli effettuati in diverse città hanno già sequestrato oltre 7.000 occhialini per la visione in 3D e il Comando ha confermato che i Carabinieri della Salute controlleranno che i bambini sotto i sei anni non li usino.


Fonte:
ilmessaggero.it, 15 marzo 2010
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Curare il diabete gestazionale previene danni al bebé

Sebbene la letteratura scientifica offra prove evidenti circa l’associazione positiva esistente tra cura del diabete gestazionale e diminuzione dei rischi per il neonato, non è ancora stata chiarita la relazione il diabete della madre ed eventuali danni al feto.
A tal proposito è stato condotto uno studio che ha coinvolto 958 donne con una forma lieve di diabete gestazionale, stabilito utilizzando come indicatori la glicemia basale inferiore a 95 mg/dl e il carico orale di glucosio patologico.
Una parte delle partecipanti è stata assegnata al gruppo sperimentale, a cui veniva fornito un trattamento per il diabete composto da consigli degli esperti, monitoraggio della glicemia fino all’utilizzo dell’insulina quando ritenuto necessario. Le restanti donne sono invece state assegnate al gruppo di controllo, in cui veniva mantenuta la gestione standard della gravidanza.
I risultati hanno mostrato che l’incidenza della mortalità perinatale e delle complicanze associate all’iperglicemia per il neonato era simile in entrambi i gruppi. Tuttavia nel gruppo che era stato sottoposto a trattamento per il diabete i neonati avevano un peso inferiore alla nascita rispetto al gruppo di controllo (in media 3.3 kg contro 3.4 kg), il ricorso a parto cesareo era inferiore (27% contro 34% del gruppo senza trattamento) e ipertensione e preeclampsia si verificavano con minor frequenza (nel 9% dei casi contro il 14% del gruppo di controllo).
Curare il diabete gestazionale, quindi, non solo protegge la madre da un’eventuale insorgenza di diabete di tipo 2 ma riduce il rischio di danni al neonato.


Fonte:
New England Journal of Medicine, 11 marzo 2010
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Fondazione Bracco regala un dvd per spiegare alla donne l’importanza di prevenzione e diagnosi precoce

Un dvd in regalo per spiegare in modo chiaro e documentato l’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce per la salute delle donne.
È questa l’iniziativa della Fondazione Bracco che, sebbene sia attiva solamente da un mese, ha già lanciato una prima, importante proposta dedicata all’universo femminile per incentivare la prevenzione delle malattie.
La proposta è stata presentata nel corso di un Simposio scientifico, organizzato con il patrocinio del Ministero della Salute, attraverso il quale la Fondazione Bracco ha voluto ricordare alle donne la presenza di due grandi alleati per la loro salute: la prevenzione e la diagnostica precoce. Grazie a una maggior attenzione per le iniziative di prevenzione è diminuita drasticamente l’incidenza di numerose patologie, sia benigne che maligne, mentre la diagnosi precoce ha fornito risultati sempre più precisi utilizzando esami sempre meno invasivi.
Il Simposio è stato inoltre uno strumento molto utile per illustrare le sfide per il futuro e l’importanza strategica di un impegno da parte delle istituzioni per favorire la prevenzione e della cura della donna. Sono stati inoltre affrontati i risvolti sociali e politici di questo argomento e il ruolo decisivo giocato dalle campagne di sensibilizzazione e di screening.

Il dvd, intitolato“Nella Prevenzione e nella Cura, La diagnostica per Immagine Alleata della Donna”, verrà distribuito gratuitamente insieme al settimanale femminile Donna Moderna il prossimo 8 aprile.


Fonte:
Comunicato stampa Fondazione Bracco, 8 marzo 2010
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Conservare con crionizzazione lo sperma non altera la capacità di fertilizzazione

La conservazione dello sperma tramite crionizzazione consente di mantenerne inalterata la capacità di fertilizzazione per un periodo di 14 anni. Osservando la concentrazione di motilità progressiva degli spermatozoi i ricercatori non hanno in effetti riscontrato alcun effetto a lungo termine.
Questa scoperta è molto importante poiché nel caso di una gravidanza ottenuta con inseminazione intrauterina e seme di un donatore, la concentrazione e la percentuale di motilità progressiva sono considerati i migliori elementi per prevedere l’esito della gestazione.
L’unico effetto riscontrato dopo la crionizzazione dai ricercatori del Institute for the Study of Fertility di Tel Aviv, inIsraele, era legato ala quantità di liquido seminale congelato: se la provetta era riempita solo per metà una volta scongelato lo sperma risultava aver subito dei cambiamenti mentre se la provetta era riempita completamente non si osservava alcuna modifica. Sarà quindi indispensabile effettuare nuove ricerche per capire come mai il liquido contenuto in provette parzialmente riempite subisca conseguenze in seguito al congelamento.

Fonte:
Human Reproduction, 1 marzo 2010; Advance online publication

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Fecondazione assistita aumenta rischio di dare alla luce bambini nati morti

Concepire un figlio con la tecnica della riproduzione assistita (ART) aumenta di quattro volte il rischio di dare alla luce un bimbo già morto rispetto alle donne che lo concepiscono naturalmente.
Lo sostengono i ricercatori della Aarhus University Hospital in Danimarca dopo aver analizzato i risultati di uno studio che ha coinvolto 20.166 donne in gravidanza tra il 1989 e il 2006. I dati emersi hanno mostrato che il bambino nasceva già morto nel 16.2‰ nelle donne che avevano concepito grazie alla tecnica ART mentre accadeva solo nel 3.7‰ a quelle che avevano concepito naturalmente.
Inoltre il rischio di dare alla luce un bimbo morto era simile in donne fertili, poco fertili e in donne che hanno fatto ricorso a una tecnica di riproduzione assistita non con fertilizzazione in vitro, rispettivamente pari al 2.3, 5.4 e 3.7‰.
I ricercatori stessi hanno suggerito di utilizzare con cautela questi dati, poiché resta ancora da stabilire se il rischio maggiore sia dovuto a cause legate alla coppia che ricorre a tecniche di riproduzione assistita o se sia da imputare piuttosto alla tecnica stessa.

Fonte:
Human Reproduction, 1 marzo 2010; Advance online publication

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Crioconservare tessuto ovarico può restituire la fertilità dopo una chemioterapia

Il trattamento gonadotossico, una cura utilizzata per combattere il cancro, può rivelarsi estremamente dannoso per le donne rendendole sterili. Tuttavia la possibilità di trapiantare il tessuto ovarico crioconservato si è rivelata una soluzione efficace per restituire la fertilità alle giovani donne che desideravano avere un figlio.
I ricercatori dello University Hospital of Copenhagen, in Danimarca, hanno infatti riportato due gravidanze portate a termine con successo da una donna che aveva subito la cura per il cancro e successivamente il trapianto del tessuto ovarico congelato.
Prima di affrontare la chemioterapia alla donna è stato asportato un terzo del tessuto proveniente dall’ovaio destro e conservato grazie al metodo della crioconservazione. Un anno dopo le sono state reimpiantate sei strisce spesse di tessuto sempre nell’ovaio destro e la donna è stata sottoposta a una leggera stimolazione ovarica. A questo è seguita una gravidanza naturale senza bisogno di ulteriori stimolazioni.
Sebbene siano solo 9 in tutto il mondo i bambini nati da donne che hanno seguito questo iter, questi risultati lasciano ben sperare circa l’utilizzo della crioconservazione come metodo efficace per preservare la possibilità delle donne di essere ancora fertili dopo una chemioterapia.

Fonte:
Human Reproduction, 1 marzo 2010; Advance online publication

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Magrezza da piccole aumenta il rischio endometriosi in età adulta

Un team di ricercatori del Brigham and Women’s Hospital di Boston ha documentato l’esistenza di una correlazione inversa tra la taglia che una donna porta nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza e la probabilità che sviluppi l’endometriosi.
La ricerca che ha condotto a questa affermazione ha coinvolto 1.817 donne che avevano partecipato al Nurses’ Health Study II e alle quali era stata confermata la presenza di endometriosi per via laparoscopica. Alle partecipanti è stato chiesto di ricordare la taglia del loro corpo all’età di 5, 10 e 20 anni sulla base di una scala con figure umane rappresentanti 9 differenti gradi di peso.
I ricercatori hanno notato che le donne che dichiaravano di essere state magre nel periodo fra i 5 e i 10 anni avevano un rischio di endometriosi superiore del 18% rispetto a coloro che dichiaravano un peso nella norma. Il rischio aumentava ulteriormente, arrivando al 32% all’età di 20 anni. Per le donne che dichiaravano un peso superiore alla norma nel periodo dell’infanzia il rischio sembrava diminuire, seppur non in modo statisticamente significativo.
È emerso inoltre che per le donne che non avevano ancora partorito questa associazione risultava più forte rispetto a coloro che avevano dato alla luce un figlio.
Saranno necessari tuttavia ulteriori studi per approfondire e confermare questa correlazione.

Fonte:
Human Reproduction, 1 marzo 2010; Advance online publication

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