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Dieci regole per vacanze serene con i bambini

Il professor Gian Vincenzo Zuccotti, responsabile della Clinica Pediatrica dell’Ospedale Sacco di Milano, ha elaborato dieci regole per affrontare in sicurezza i viaggi con i bambini, anche quelli verso le mete più lontane. Il professore ha spiegato che «Sono in continuo aumento le richieste di consulenza che arrivano al nostro Centro di Medicina dei Viaggi sia da parte di famiglie italiane che vogliono affrontare serenamente le proprie vacanze in paesi lontani, sia da parte di famiglie di extracomunitari che vogliono far conoscere i paesi di origine ai propri figli. Le richieste riguardano informazioni sugli eventuali rischi sanitari e ambientali delle loro mete di viaggio o anche come affrontare i possibili problemi clinici che si dovessero presentare all’estero». Ecco le dieci regole d’oro:

  1. Pianificare i viaggi ed eseguire vaccinazioni e profilassi
    Soprattutto se la meta è lontana è opportuno portare il bambino dal proprio pediatra o nei Centri di Medicina dei Viaggi per valutare attraverso la sua storia clinica le eventuali controindicazioni al viaggio, le eventuali vaccinazioni da fare (colera, febbre gialla, encefalite da morso di zecca, encefalite giapponese, da praticare a seconda della destinazione; nella maggior parte delle destinazioni deve essere fatta quella contro l’epatite A già a partire dai sei mesi e l’antitifica orale dai tre mesi) o la profilassi antimalarica, ove necessario, a seconda dell’età del bambino.

  2. Rispettare le abitudini dei bambini anche in vacanza
    Allontanarsi da casa e cambiare le proprie abitudini può essere per i bambini fonte di stress quindi è bene coinvolgerli nei preparativi della vacanza e lasciare loro i giochi o gli oggetti a cui sono più legati; è anche opportuno cercare di adeguarsi ai suoi tempi, evitando spostamenti troppo lunghi e comunque con frequenti soste.

  3. Mai senza seggiolino in auto
    L’apposito seggiolino o l’adattatore sono previsti dalla legge come semplice ma importante regola di sicurezza.
    In caso di ‘mal d’auto’ (nausea, vomito, sudorazione, pallore) se consentito dall’età è consigliabile far sedere il bambino sul sedile di fianco al guidatore, raccomandandogli di guardare l’orizzonte e aerando sempre bene il veicolo.

  4. Viaggi in aereo sì ma con precauzioni
    Anche i neonati sani possono viaggiare in aereo fin dal primo mese. In caso di mal d’orecchie o di ‘orecchio chiuso’ è utile invogliarli a deglutire: per i lattanti con il biberon, per quelli più grandi con una caramella o un chewing-gum. In caso di decompressione è bene che soffino a bocca e narici chiuse.
    In caso di ‘mal d’aria’ (nausea, vomito, pallore), se è possibile, far sedere il bambino vicino alle ali, raccomandandogli di guardare l’orizzonte e dirigendo sul suo viso aria fresca.

  5. Salire gradualmente in montagna
    Se meta della vacanze sono località montane ad alta quota (superiori ai 2.500 metri) nei bambini può comparire il ‘mal di montagna acuto’ (spossatezza, irritabilità, inappetenza, nausea, vomito, disturbi del sonno). Per evitare questa sintomatologia è bene raggiungere le alte quote gradatamente e lentamente.

  6. Nell’acqua attenzione alle insidie
    L’annegamento è il pericolo principale delle vacanza trascorse al mare, al lago o vicino a piscine, bisogna quindi valutare attentamente il rischio di onde o correnti dove i bambini fanno il bagno e far loro indossare braccioli o salvagente. È bene evitare le acque dolci dei paesi tropicali perché possono portare infezioni e parassiti ma in quei paesi anche il mare può veicolare microrganismi potenzialmente pericolosi; per avvicinarsi all’eventuale barriera corallina i piedi devono essere protetti dalle apposite calzature di gomma.
    In caso di puntura di medusa bisogna sciacquare con abbondante acqua salata e applicare garze imbevute di acqua tiepida evitando l’acqua dolce, il ghiaccio o le soluzioni alcoliche.

  7. Massima attenzione a cibi e bevande
    Per non incorrere nella cosiddetta ‘diarrea del viaggiatore’ che colpisce spesso che va in paesi dove le condizioni igienico-sanitarie sono inferiori alle nostre, bisogna fare grande attenzione a cibo e bevande. In questi paesi il bambino deve bere solo acqua da bottiglie sigillate o sterilizzata con l’ebollizione o chimicamente. Anche i cibi devono essere preparati con acqua decontaminata. Ai bambini devono essere vietati cibi crudi come verdura, carne, pesce, frutta non sbucciata; vietati anche ghiaccio, latte non pastorizzato, formaggi di produzione artigianale, molluschi; inoltre, è sconsigliabile che consumino cibi preparati da venditori ambulanti.

  8. Protezione da sole e calore
    I bambini sono soggetti alle patologie causate da calore e umidità: il ‘colpo di calore’ si verifica quando non l’organismo non riesce a disperdere il calore attraverso la sudorazione e la conseguenza è l’aumento della temperatura corporea. Per evitarlo è necessario che i bambini indossino abiti chiari e leggeri, cappelli a tesa larga, svolgano scarsa attività fisica e si espongano al sole solo di prima mattina o nel tardo pomeriggio, quando i raggi sono meno forti; poiché l’idratazione è indispensabile, i bambini devono bere molto e assumere molti liquidi.
    La pelle delicata del bambino deve essere protetta dai raggi solari non solo con gli indumenti adatti ed evitando le ore più calde ma anche con le creme solari a protezione totale.

  9. Il pericolo delle punture d’insetto
    Bisogna fare grande attenzione anche alle punture di insetti, sempre fastidiose ma spesso provocano nei bambini reazioni anche violente; in alcune zone del mondo possono trasmettere gravi malattie infettive come la malaria. I bambini dovrebbero uscire solo negli orari è più basso il rischio d’incontrare insetti, indossando abiti chiari e leggeri che coprano braccia e gambe. È bene applicare alle finestre e intorno al letto zanzariere impregnate di insetticidi nelle aree ad alto rischio.

  10. Ricordarsi i farmaci
    Partire per la vacanza con i bambini vuole anche dire partire con un’adeguata scorta di farmaci e altri presidi.
    Per i neonati non allattati al seno deve essere calcolata la scorta necessaria di latte in formula.
    Contro il ‘mal d’auto’ o il ‘mal d’aria’ è bene assumere 30-60 minuti prima della partenza farmaci come difenidramina e dimenidrinato.
    In caso di ‘diarrea del viaggiatore’ quando le condizioni igieniche sono scadenti bisogna prevedere soluzioni reidratanti orali da prendere al bisogno per evitare la disidratazione e fermenti lattici.
    Contro le punture d’insetto portare repellenti insettifughi: per i bambini il più sicuro ed efficace è il Deet (dietiltoluamide) alla stessa concentrazione degli adulti, il 35%.
    E poi non bisogna dimenticare i consueti antipiretici (paracetamolo), un disinfettante cutaneo, cerotti, garze e il necessario per piccole medicazioni, creme solari a protezione totale.

Fonte:
VADEMECUM dell'Ospedale Sacco, Milano
Per informazione stampa:
Gianmarco Gallizzi 3394256820 - ufficio.stampa@hsacco.it

 


Protetti dalle allergie i figli di mamme esposte ad allergizzanti

La rivista Allergy, Asthma and Clinical Immunology ha pubblicato uno studio della Columbia University di New York secondo cui se le future mamme sono esposte a sostanza allergizzanti come le muffe o i gas di scarico del gasolio è probabile che partoriranno bambini che nel corso della loro vita non avranno problemi di allergie. Gli esperimenti effettuati dalla dottoressa Rachel Miller su topi hanno dimostrato che i topolini figli di madri che avevano inalato sostanze allergizzanti durante la gravidanza, una volta cresciuti risultavano meno soggetti ad asma o ad allergie rispetto a quelli nati da madri che avevano inalato solo una soluzione salina.
Non è comunque opportuno che le donne gravide si espongano volontariamente a sostanze allergizzanti come muffe o fumi di scarico ma, come ha dichiarato la dottoressa Miller «Questo studio suggerisce che l’esposizione prenatale può essere rilevante per il rischio di asma».

Fonte:
LaStampa.it, 15 luglio 2010

 


Ingrassare rende i piccoli pigri, non la mancanza di movimento

Una ricerca dell’Early Bird Diabetes Study effettuata per 11 anni su 200 bambini in età scolare, dimostra che è il peso in eccesso a provocare pigrizia e non è causato dalla mancanza di attività fisica, ribaltando quanto si riteneva finora. Bisogna quindi intervenire sull’alimentazione prima che sulla sedentarietà, questo il consiglio dei ricercatori inglesi, pubblicato su Archives of Disease in Childhood.

Fonte:
Adnkronos Salute, 8 luglio 2010

 


Il feto non può percepire dolore prima di 24 settimane

Uno studio del Royal College of Obstetricians and Gynaecologists commissionato dal Governo inglese sostiene che il feto non può provare dolore prima dei sei mesi di gestazione in quanto le terminazioni nervose del suo cervello non sono ancora sufficientemente formate. Questa conclusione confuta la tesi degli antiabortisti che chiedono che sia abbassato il limite di 24 settimane entro il quale è possibile eseguire aborti tardivi - consentiti solo in presenza di gravi anomalie del feto o di rischio per la vita o la salute della madre – in quanto provocherebbe sofferenza al feto.
I ricercatori sostengono che le sensazioni dolorose sono avvertibili solo se la corteccia cerebrale è sufficientemente sviluppata e questo avviene solo dopo sei mesi di gestazione e dunque, come ha dichiarato il presidente del Royal College Allan Templeton al Times «Nel rapporto nulla suggerisce che sia necessario rivedere il limite superiore di tempo previsto attualmente per abortire». Inoltre, il feto nel grembo materno sarebbe in uno stato d’incoscienza simile alla sedazione e questo renderebbe superfluo l’uso di anestetici.
Gli antiabortisti sostengono invece il contrario e annunciano che impugneranno altri argomenti per abbassare il limite.


Fonte:
La Stampa, luglio 2010

 

Anche il fumo passivo danneggia la salute del bambino per tutta la vita

Non solo il fumo della mamma durante la gravidanza danneggia la salute del bambino ma anche il fumo degli altri, se respirato dalla mamma, può esporre il nascituro al rischio di danni permanenti alla sua salute.
Questo il risultato dello studio realizzato dai ricercatori del Graduate School of Public Health dell’Università di Pittsburgh, pubblicato sull’Open Pediatric Medicine Journal; nel corso della ricerca gli studiosi hanno scoperto che il fumo passivo provoca nei neonati delle mamme non fumatrici ma esposte al fumo di altri le stesse anomalie genetiche trovate nei figli delle madri fumatrici. Queste gravi anomalie possono avere conseguenze sul peso alla nascita del bambino, influire sulla disposizione a contrarre malattie anche gravi come il cancro e possono addirittura costituire una minaccia per la sua vita. Nel sangue del cordone ombelicale di figli di mamme non fumatrici ma esposte al fumo passivo già studi precedenti avevano riscontrato anomalie del gene Hprt e questa nuova ricerca ne conferma la pericolosità; sono state riscontrate anche mutazioni come quella del gene glicoforina A (Gpa) simili a quelle che avvengono quando le cellule sane diventano cancerose. Le mutazioni registrate sono risultate differenti a seconda del rapporto della madre con il fumo: quelle che fumavano, quelle avevano smesso in occasione della gravidanza e quelle esposte al fumo ambientale.
Il dottor Stephen G. Grant che ha diretto la ricerca ha dichiarato che «La nostra precedente conclusione che il fumo passivo o secondario provoca nei neonati danni genetici permanenti simili al fumo attivo, trova conferma in questi nuovi risultati».


Fonte:
La Stampa, 2 luglio 2010

 

"Incompatibilità spermatica" possibile causa di sterilità

È possibile che il corpo delle donne compia una specie di selezione degli spermatozoi, escludendo quelli che ritiene non affidabili e quindi non adatti alla riproduzione, giustificando così casi d’inspiegabile sterilità. Questa l’ipotesi elaborata dalla dottoressa Sarah Robertson dell’Università di Adelaide (Australia) secondo cui le molecole di segnalazione degli spermatozoi che normalmente attivano modifiche del sistema immunitario femminile, in alcuni casi non riescono ad attivarle; gli spermatozoi vengono quindi giudicati non adatti alla riproduzione e rifiutati in quanto ritenuti interferenza biologica estranea.
Secondo la dottoressa Robertson «Il sistema di controllo femminile a volte giudica lo sperma non compatibile, rifiutando le informazioni che il maschio fornisce e che normalmente aumentano la probabilità di concepimento: forse i segnali sono deboli o il sistema femminile è troppo ‘esigente’. Anche la lontananza influenza il concepimento che infatti diventa meno probabile se la donna non è esposta al contatto con lo sperma per almeno tre mesi». Questa ipotesi sembra smentire la teoria in vigore finora che attribuiva alla donna la responsabilità del mancato concepimento quando il test dello sperma dell’uomo risultava normale.


Fonte:
La Stampa, luglio 2010

 

La presenza del padre durante la gravidanza preserva la salute del nascituro

Secondo uno studio dell’University of South Florida realizzato su quasi un milione e 400mila bambini nati in Florida dal 1998 al 2005 e pubblicato sul Journal of Community Health, la presenza del padre durante la gestazione avrebbe effetti positivi sulla salute del piccolo e addirittura potrebbe far calare la mortalità del nascituro. Un padre quindi non più soltanto in attesa del lieto evento ma attivamente coinvolto durante la gravidanza potrebbe cambiare la qualità e la durata della vita dei figli. Per i ricercatori americani il nome del padre sul certificato di nascita è stato considerato un parametro abbastanza valido (anche se non perfetto) per valutare la sua presenza durante la gravidanza.
È stato verificato che fra i bambini con padre assente la possibilità di morte prematura durante il primo anno di vita era quattro volte superiore rispetto ai bambini con padre presente; quei bambini avevano anche maggiori probabilità di nascere prima del termine, di registrare alla nascita un peso più basso e di andare incontro a complicanze come anemia, ipertensione, distacco della placenta.
Sono state anche descritte le mamme con "padre assente": giovani donne, istruite, spesso alla prima gravidanza e con stili di vita associati a fattori di rischio come il fumo e la scarsa attenzione alle cure prenatali. La dimostrazione, quindi, che la presenza paterna fa bene alla salute del nascituro.


Fonte:
La Stampa, luglio 2010