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Parto cesareo: imminenti le nuove linee guida
Il Ministero della Salute ha annunciato l’imminente pubblicazione da parte dell’Istituto Superiore di Sanità, delle nuove linee guida sul parto cesareo; il ricorso all’intervento chirurgico in Italia è troppo frequente, tanto da metterci al primo posto in Europa per questa pratica.
Il Ministro della Salute, Renato Balduzzi, presentando il testo ha osservato: «Nel nostro paese il ricorso al taglio cesareo ha raggiunto livelli estremamente elevati e, nonostante il problema sia da diversi anni al centro del dibattito politico-sanitario, non si è ancora registrata alcuna significativa inversione di tendenza.
La complessità del fenomeno richiede la messa a punto di strategie molteplici d’intervento, in grado di coniugare misure di programmazione sanitaria finalizzate a disincentivare gli eccessi della medicalizzazione, con iniziative formative ed educazionali volte e modificare gli atteggiamenti e orientare i comportamenti degli operatori sanitari e delle donne alle prese con l’esperienza della maternità.
Il documento si inserisce nel percorso attuativo dell’Intesa Stato-Regioni del 16 dicembre 2010, relativo alle ‘Linee d’indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo’ e rappresenta un importante tassello di questo programma, che viene consegnato alle Regioni e agli operatori come contributo per il consolidamento delle buone pratiche nell’assistenza alla nascita».
Il tema della sicurezza dei parti cesarei è tornato di drammatica attualità in occasione della morte della giovane mamma dopo un taglio cesareo eseguito all’Ospedale San Giovanni di Dio di Crotone.
Fonte:
Sanità News, 24 gennaio 2012
Dopo le abbuffate natalizie gli italiani corrono ai ripari
La nutrizione è uno dei temi centrali per Nestlé ed è ancor più importante quando riguarda le mamme e i loro bambini: il Centro di Ricerca e Sviluppo Nestlé in Svizzera e Epigen Consortium stanno lavorando insieme per uno studio sul rapporto tra genetica, alimentazione e salute con l’obiettivo di individuare il più corretto regime alimentare da seguire in gravidanza.
Continua la collaborazione tra l’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica e Nestlé, per indagare sullo stato di salute degli italiani ed offrire suggerimenti utili a chi desidera trovare un sano equilibrio tra buona nutrizione e piacere a tavola. Nestlè ha aperto questo primo appuntamento del 2012 con i risultati forniti dall’Osservatorio ADI-Nestlé circa il rapporto tra gli italiani e le grandi abbuffate natalizie, fornendo anche alcuni consigli per iniziare in forma il nuovo anno.
Grazie alle risposte fornite a partire dal 2009 dagli italiani, ADI e Nestlé hanno messo a punto una banca dati unica, che ha consentito di realizzare strumenti di informazione mirati per rispondere in maniera efficace ad esigenze precise ed aiutare i cittadini a orientare consapevolmente le proprie abitudini di consumo. Secondo i dati della terza edizione dell’Osservatorio ADI-Nestlé, emerge ad esempio che tre italiani su dieci, per tornare in forma dopo le grandi abbuffate natalizie, corrono ai ripari mettendo sotto controllo il proprio peso e conducendo uno stile di vita più corretto. E’ importante quindi fornire informazioni utili per iniziare al meglio il nuovo anno.
Secondo l’Osservatorio ADI-Nestlé, l’Italia si divide in tre categorie abbastanza omogenee: il 32% degli intervistati, i “gaudenti penitenti”, dichiara di tenere sotto controllo il proprio peso solamente in occasioni di eventi speciali, come ad esempio le festività, il 39% viene invece classificato come un “buongustaio morigerato”, che cerca di mantenere il proprio peso forma durante tutto l’anno mentre il 29% del campione risulta un “mangiatore indefesso”, dichiarando di non fare nulla per mantenere la linea.
Differenti comunque le dinamiche tra donne e uomini: mentre il 70% del gentil sesso controlla le quantità e l’apporto calorico di ciò che mangia, solamente un uomo su 2 ha quest’accortezza. Al contrario, gli uomini sono più sportivi: il 38% dichiara di fare regolarmente attività fisica, percentuale che scende al 26% per le donne.
E’ importante mantenere le buone abitudini alimentari anche durante le feste: ad esempio consumare due porzioni di verdura e ortaggi al giorno, per attutire il sovraccarico di grassi e carboidrati.
Per aiutare gli italiani ad iniziare in forma il 2012 dopo le abbuffate natalizie, il dottor Fatati, presidente della Fondazione ADI e coordinatore scientifico dell’Osservatorio ADI-Nestlé, ha fornito 5 suggerimenti: mangiare lentamente per gustare i sapori e assimilare in maniera più efficiente i cibi; fare lunghe passeggiate; bere almeno 2 litri di acqua al giorno; non saltare la prima colazione, il pasto più importante della giornata, e infine non intrattenersi a tavola nel dopocena per evitare dolci tentazioni nemiche della linea.
Fonte:
nestle.it, gennaio 2012
Osteoporosi infantile: una ricerca italiana apre nuove prospettive
Nature Communications ha pubblicato una ricerca italiana che ha identificato alcuni nuovi meccanismi che regolano i rapporti fra due molecole che sono coinvolte nello sviluppo delle cellule delle ossa.
La buona salute dello scheletro è il presupposto per il buon funzionamento degli altri organi del corpo umano e condiziona la crescita e la salute dei bambini; la ricerca, condotta dall’Università degli Studi dell’Aquila in collaborazione con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, aveva l’obiettivo di capire il modo in cui alcuni fattori importanti per le cellule ossee quando lavorano in modo coordinato permettono al tessuto la sua normale funzione, ma in caso di patologie dello scheletro risultano alterati.
Anna Maria Teti, che ha coordinato il lavoro, spiega: «Da molti anni, in collaborazione con Fabrizio De Benedetti, responsabile di Reumatologia del Bambino Gesù, studiamo il ruolo svolto da una molecola, nota come IL-6, nelle malattie infiammatorie dei bambini, le quali purtroppo riducono la loro crescita e li predispongono allo sviluppo di osteoporosi in età precoce.
In questo studio abbiamo dimostrato che IL-6 non lavora da sola, ma lo fa insieme a una molecola importante per la funzione delle cellule ossee, che si chiama c-Src, e lo fa in modo molto complesso, con l’intervento di almeno un’altra molecola, nota come IGFBP5».
Fonte:
Sanità News, 19 gennaio 2012
L’alcol in gravidanza favorisce la sindrome feto-alcolica
Una ricerca, condotta dall’University of California per quasi trent’anni su circa 1.000 donne in gravidanza, ha concluso che assumere regolarmente alcol dalla settima alla dodicesima settimana aumenta per il neonato il rischio di deficit di crescita di peso e altezza e di deformità del viso, tipiche della Fasd (la sindrome alcolica fetale).
È già noto che l’alcol in gravidanza favorisce la sindrome feto-alcolica, ma ora i risultati della ricerca statunitense evidenziano che le mamme che assumono ogni giorno una bevanda alcolica in più, superata la metà del primo trimestre, rischiano che il proprio bambino abbia il 25% in più di probabilità di deformità del labbro, il 16% in più di avere alla nascita il peso più basso del normale e 12% in più di avere la testa più piccola.
All’alcol assunto in gravidanza si possono imputare altri problemi dei bambini come i disturbi dell’attenzione, della vista e dell’udito, le difficoltà di apprendimento, i difetti dello scheletro e l’epilessia. La ricerca, che è stata coordinata da Haruna Sawada Feldman, sarà pubblicata sulla rivista Alcoholism: Clinical & Experimental Research.
Fonte:
agi.it, 18 gennaio 2012
300 nuovi farmaci per bambini in sperimentazione negli Stati Uniti
Secondo quanto risulta alla PhRMA (Pharmaceutical Research and Manifacturers of America, l’associazione che riunisce le aziende che fanno ricerca e produzione di farmaci negli Stati Uniti) sono 282 i prodotti farmaceutici per l’infanzia che attualmente sono allo studio o già al vaglio della Fda (Food and Drugs Administration) per essere approvati prima di essere messi in commercio negli Usa.
Le aziende che fanno parte della PhRMA sono impegnate sia nello studio specifico di farmaci per bambini sia nella determinazione delle modifiche da apportare ai farmaci per adulti per renderli idonei alla cura anche dei bambini.
John C. Castellani, presidente e amministratore delegato della PhRMA, spiega: «Questi farmaci offrono la speranza che i significativi miglioramenti raggiunti dalla salute dei bambini nel corso degli ultimi decenni continueranno e, anzi, aumenteranno. I nuovi medicinali e le nuove conoscenze sull’uso pediatrico di farmaci esistenti contribuiranno a dare ai nostri figli e ai nostri nipoti l’opportunità che meritano di vivere a lungo e in salute. Niente è più importante e gratificante».
La PhRMA sottolinea i progressi che sono stati compiuti negli ultimi decenni nella lotta alle malattie dei bambini, tanto che la mortalità infantile non è mai stata tanto bassa.
L’American Cancer Society ha diffuso una serie di dati dai quali emerge che grazie ai progressi della farmacologia, la sopravvivenza dei bambini malati di cancro è salita dal 58% di trent’anni fa all’82% di oggi; il cancro è la principale causa di morte per i bambini americani, per questo sono allo studio o in fase di sperimentazione 54 trattamenti contro questa malattia.
Contro le malattie infettive, che causano assenze da scuola per oltre 164 milioni di giorni, sono allo studio 49 farmaci; 48 contro le malattie genetiche come la fibrosi cistica che colpisce 30.000 persone, fra adulti e bambini; sono 25 i farmaci in preparazione contro i disturbi neurologici come l’epilessia, di cui negli Usa soffrono oltre 300.000 bambini di età inferiore ai 14 anni.
Fonte:
Sanità News, 17 gennaio 2012
Il 10% dei bambini fino ai tre anni soffre di disturbi del sonno
Un gruppo di studiosi del Cincinnati Children’s Hospital Medical Center ha condotto una ricerca su 359 bambini fino ai tre anni, concludendo che soffrono di disturbi del sonno circa il 10% dei piccoli; inoltre, dal 21 al 35% di quelli che fin da piccolissimi faticano a prendere sonno, accusano incubi o non riescono a dormire nel proprio letto, porteranno questi disturbi fino ai tre anni.
Kelly C. Byars, che ha coordinato la ricerca spiega: «Spesso il messaggio che si dà ai genitori è di non preoccuparsi perché con la crescita andrà meglio. Ma in realtà questo non accade per tutti perché i problemi del sonno influiscono anche sull’umore, sull’attenzione e l’apprendimento e sullo sviluppo del bambino, senza contare, ovviamente, l’influenza negativa sul sonno dei genitori, che però spesso si fanno sfuggire l’importanza dei sintomi del sonno e della ricorrenza di sintomi clinici».
Con la crescita varia la tipologia dei disturbi del sonno: difficoltà nell’addormentarsi e risvegli notturni fino ai due anni, irrequietezza e incubi fino ai tre anni.
La ricerca statunitense è stata pubblicata sulla rivista Pediatrics.
Fonte:
Sanità News, 11 gennaio 2012
Un test per sapere il sesso del nascituro già dal terzo mese
Un team di ricercatori coreani ha messo a punto un test non invasivo, che attraverso un’analisi del sangue della madre può predire fin dai primi mesi di gravidanza il genere del nascituro.
Il test, che deve ancora essere messo a punto, consentirà non tanto di soddisfare la curiosità dei genitori ma di poter identificare precocemente alcune malattie legate ai cromosomi, come l’emofilia; il problema è che potrebbe anche facilitare l’aborto selettivo nei paesi dove far nascere figlie femmine costituisce un problema culturale.
La ricercatrice Hyun Mee Ryu, della KwanDong University School of Medicine di Seul, spiega: «Di solito la determinazione precoce del sesso fetale richiede procedure invasive come il prelievo dei villi coriali o l’amniocentesi; entrambe queste tecniche possono comportare un rischio di aborto dell’1-2%.
L’ecografia è più sicura ma non può essere praticata nel primo trimestre perché lo sviluppo dei genitali esterni del feto non è completo e quindi può portare a falsi risultati». Il test si basa sull’identificazione di piccole quantità di Dna fetali passate nel sangue della madre, che è possibile analizzare grazie alle tecniche di amplificazione del Dna.
La ricerca coreana, che è stata pubblicata su The Faseb Journal, il giornale della Federazione delle società americane che si occupano di biologia sperimentale, è stata condotta su oltre 200 donne gravide ed è risultato attendibile al 100%.
Fonte:
corriere.it, 4 gennaio 2012
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