Video-intervista alla D.ssa Francesca Rosso
Specialista in Ostetricia e Ginecologia Buonarroti Medical Center Milano
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Rassegna scientifica
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Novembre 2011
Chi è in sovrappeso tende a non ammetterlo
Nel corso del convegno dell’American Hearth Association dal titolo Nutrition, Physical Activity and Metabolism / Cardiovascular Disease Epidemiology and Prevention è stata presentata una ricerca secondo cui mamme e figli in sovrappeso si vedono spesso più magri di quanto non siano, e che tanto più aumenta il peso delle madri, tanto più diminuisce la loro capacità di accettare il proprio peso eccessivo. La cosa, se da un lato può essere psicologicamente giustificabile, nei fatti impedisce la presa di coscienza della realtà, con la conseguenza che non si adottano i corretti stili di vita per perdere i chili in eccesso. Il fatto poi che tre genitori su quattro non riescano a vedere i propri figli come sono, obesi o sovrappeso, è ancora più grave, perché è solo accettando la realtà, che si può affrontarla, combattendo il peso in eccesso. Secondo l’autrice della ricerca americana, Nicole Dumas: «Sembra che la maggioranza delle mamme e dei bambini con qualche chilo di troppo non si renda conto di dover dimagrire, e di doverlo fare prima di tutto per la propria salute, se si tratta di un sovrappeso consistente o di una vera e propria obesità. Purtroppo, sembra che in alcune famiglie l’obesità sia diventata quasi una norma accettabile: di fatto esiste una specie di ‘barriera’ psicologica alla riduzione di peso, quando non si riesce a vedere la realtà e si continua a credere di non aver bisogno di perdere i chili di troppo». ...
Fonte: corriere.it, 27 novembre 2011
Il libro, strumento di crescita già dai sei mesi di vita
La lettura quotidiana, anche se di brevi brani, aiuta prevenire i disturbi dell’apprendimento, soprattutto nei bambini che vivono in situazioni difficili, e prima si comincia, più profondi sono i vantaggi; spiega il segretario regionale della Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) del Veneto, Giampiero Chiamenti: «La lettura ad alta voce deve iniziare già fin dai primi periodi di vita del bambino, a partire dal sesto mese, con libri giocattolo adeguati. Le ultime ricerche condotte negli Stati Uniti confermano che un bambino che vive in una famiglia disagiata ascolta mediamente 616 parole in un’ora, sente cinque affermazioni e riceve 11 proibizioni; se l’ambiente familiare è migliore, le parole ascoltate in un’ora si quadruplicano, offrendo maggiori stimoli, le affermazioni sono nove volte più numerose, e le proibizioni si dimezzano. Il racconto, in questo senso, può diventare uno strumento eccezionale per una crescita psicofisica migliore». Con la lettura e il racconto il legame con i genitori si rinsalda, e alla luce di questa evidenza, è nato in Italia, promosso dalla multinazionale farmaceutica GlaxoSmithKline, il progetto Leggere per crescere, che ha coinvolto 600mila famiglie di 14 regioni, 11mila fra pediatri, educatori, bibliotecari e farmacisti, e 71 ospedali, nel corso di dieci anni. I risultati di questi primi dieci anni del progetto sono stati presentati nella città da cui è partito: Verona; l’iniziativa italiana si rifà a Born to Read, Nati per leggere, il progetto americano creato dall’Associazione dei Bibliotecari Americani, per l’alfabetizzazione della popolazione, per stimolare nelle famiglie l’abitudine al racconto e alla lettura ad alta voce, e con essi lo sviluppo ottimale.....
Fonte: corriere.it, 26 novembre 2011
Farmaci acquistati online: sostanze pericolose e imbrogli
Un allarme è stato lanciato da Altroconsumo, riguarda l’acquisto online di farmaci: non è sicuro né economicamente conveniente, a quanto risulta dall’inchiesta che l’associazione per l’informazione e la tutela dei consumatori ha affidato al Q-tech Research and Study Centre dell’Università degli Studi di Brescia. Il 96% dei siti internet specializzati vendono infatti farmaci contraffatti, che contengono dosaggi sbagliati ed elementi potenzialmente tossici. L’indagine è stata realizzata cercando su internet farmaci che contenessero fluoxetina, il principio attivo di un antidepressivo che può essere venduto solo su presentazione della ricetta del medico: il Prozac. Riguardo alle ricette mediche, sulla rete si registrano diversi atteggiamenti: i siti in versione inglese richiedono la ricetta, ma gli stessi siti, se hanno anche la versione italiana, in questa versione non la richiedono; su un altro sito la ricetta viene richiesta ma per farsi inviare il farmaco è sufficiente impegnarsi a inviarla e poi non farlo. Quanto all’aspetto economico e alla qualità, la situazione è ancora peggiore: dei 98 siti che promettevano la vendita di farmaci contenenti fluoxetina, 34 erano doppioni o dopo pochi giorni non erano più attivi; i restanti 64 avrebbero consentito l’acquisto senza la prescrizione ma solo con 19 di loro l’acquisto è stato concluso. Ben sei, cioè il 31% dei 19 prodotti pagati, non sono mai stati consegnati, con la conseguente perdita del denaro, perché non è previsto il rimborso. Il costo dei 13 prodotti arrivati a destinazione è risultato più alto rispetto a quello delle farmacie: mediamente 1,70 euro, cifra che comprende le spese di spedizione, contro 30 centesimi....
Fonte: repubblica.it, 24 novembre 2011
Forse una relazione fra lo stress della mamma e la nascita di femmine
Il campione della ricerca è limitato ma il risultato è comunque interessante: uno studio dell’Università di Oxford dimostrerebbe che lo stress della madre provocherebbe la nascita di femmine più che di maschi. I ricercatori britannici per sei mesi hanno osservato in 338 donne che avevano in programma una gravidanza, le variazioni di due ormoni collegati allo stress: il cortisolo, influenzato dallo stress a lungo termine, provocato per esempio da problemi economici o di salute, e l’alfa-amilasi, un indicatore dei livelli di adrenalina collegato a stress momentanei come quelli provocati da un litigio o dal traffico; nello stesso periodo hanno chiesto alle donne di registrare su un diario informazioni sulla loro vita familiare, lavorativa e sessuale. Delle 130 donne che hanno poi partorito, 72 hanno avuto una bambina e 58 un bambino. La ricercatrice che ha coordinato lo studio, Cecilia Pyper, del Dipartimento di Salute Pubblica di Oxford, spiega: «Nella nostra indagine abbiamo osservato che le probabilità di avere un maschio erano più basse del 75% tra le donne con alti livelli di cortisolo, mentre quando l’alfa amilasi era in eccesso, non rimaneva influenzato il sesso del bambino ma si allungava il tempo del concepimento. È importante inserire questi nuovi risultati nel giusto contesto, riconoscendo che si tratta di uno studio ancora limitato e che l’ipotesi deve essere messa alla prova su popolazioni più ampie. Stiamo cercando di capire quali fattori possano influenzare le probabilità che una gravidanza arrivi a buon fine e proceda nel migliore dei modi». Fra gli esempi contenuti nella ricerca britannica c’è la diminuzione di nascite di maschi seguita all’attentato delle Torri gemelle a New York, simile alla diminuzione di maschi registrata nella Germania dell’Est dopo la caduta del Muro di Berlino....
Fonte: repubblica.it, 18 novembre 2011
Preeclampsia: un test delle urine la potrà prevedere
Chiamata in passato gestosi, la preeclampsia è un disturbo ipertensivo della gravidanza che può insorgere dopo la 20a settimana e che può avere esiti anche fatali per la madre e per il figlio; la diagnosi precoce è decisiva e ora una nuova ricerca statunitense la renderà possibile. Nel corso del Kidney Week 2011, l’annuale meeting dell’American Society of Nephrology che si è tenuto a Philadelphia, è stata presentata la ricerca condotta da un gruppo di studiosi...
Fonte: Sanità News, 17 novembre 2011
Decisioni importanti più rapide per i biligui
Uno studio condotto dai ricercatori dell’Università Vita-Salute e dell’Istituto Universitario San Raffaele di Milano, in collaborazione con le Università di Londra, Barcellona e Hong Kong, ha dimostrato che chi è abituato a parlare due lingue fin dalla più tenera età ha più facilità a prendere decisioni importanti in tempi rapidi rispetto a chi ne parla solo una. Gli autori dello studio, che è stato pubblicato sulla rivista Cerebral Cortex dell’Oxford University Press, hanno confrontato un gruppo di persone dell’Alto Adige, abituate fin dall’infanzia a parlare due lingue, e un altro gruppo di pari cultura e provenienza sociale ma parlanti un’unica lingua, e in questo modo hanno potuto stabilire che i bilingui riescono a prendere decisioni più rapidamente rispetto ai monolingui. A tutti i partecipanti è stato chiesto di eseguire compiti legati alla conoscenza, durante i quali è stata misurata la loro attività cerebrale con tecniche avanzate di neuroimaging come la Vbm (Voxel Based Morphometry) morfometria basata sui voxel, e la fMRI (Functional Magnetic Resonance Imaging) risonanza magnetica funzionale...
Fonte: corriere.it, 8 novembre 2011
Parto cesareo: in Gran Bretagna sarà possibile su richiesta della madre
Le nuove linee guida sul parto cesareo saranno presto pubblicate dal Nice (National Institute for health and Clinical Excellence), l’Istituto della Sanità del governo britannico, e prevedono la possibilità di ricorrere al parto cesareo su richiesta della donna che abbia paura del parto naturale, quindi anche senza motivazioni mediche....
Fonte: Sanità News, 3 novembre 2011
Problemi psicologici infantili: come riconoscerli
Non è facile riconoscere i segni che nei bambini caratterizzano i disturbi psicologici, per questo non viene fatta tempestivamente la diagnosi e così tre bambini su quattro non ricevono le cure adeguate. Genitori e insegnanti dovrebbero imparare a riconoscere questi segni, che distinguono i problemi mentali dai frequenti disturbi infantili; questi segni vanno dai tentativi ripetuti di violenza, su di sé o sugli altri a uno stato depressivo che si protrae oltre le due settimane, dall’uso di alcol o di droga, agli attacchi di panico nel corso delle normali attività e ai disturbi dell’apprendimento e della comunicazione. ...
Un gene per l’ottimismo
L’edizione on-line della rivista scientifica Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences Usa) ha pubblicato uno studio dell’Ucla (University of California, Los Angeles) che ha identificato il gene Oxtr, un gene recettore dell’ossitocina, che sarebbe collegato ad alcune positività del carattere, come la capacità di relazione, l’empatia e l’ottimismo, il senso positivo della vita. Shelley E. Taylor, membro della National Academy of Sciences e coordinatrice dello studio, osserva: «Alcune persone pensano che i geni siano il destino, che se si ha un gene specifico, allora si avrà un destino particolare. Non è così, questo gene è un fattore che influenza le risorse psicologiche e la depressione, ma rimane molto spazio per i fattori ambientali...
Fonte: Mente e Cervello, novembre 2011
Attività fisica per un cervello sano
Che l’esercizio fisico faccia bene è risaputo; ora si sa che fa bene anche al cervello, ma perché faccia bene non è ancora chiaro. Uno studio dell’University of South Carolina condotto su cavie, ha dimostrato una connessione fra attività fisica e salute delle cellule cerebrali: i topi che per otto settimane erano stati allenati correndo per un’ora ogni giorno, sei giorni su sette, hanno manifestato di sopportare l’affaticamento e lo stress molto meglio dei topi sedentari di controllo...