
ma non è come togliere un dente
In questi giorni Livia Turco, ministro della Sanità, ha presentato un disegno di legge che si basa su due criteri: l’equità e la responsabilità dell’etica femminile. Il primo è evidente. Si tratta di garantire a tutte le donne la possibilità di partorire gratuitamente in analgesia epidurale. Un intervento che, se ben eseguito, comporta rischi minimi. Il secondo criterio rischia invece di essere offuscato dall’ovvietà con cui il progetto è stato recepito da molte donne, soprattutto giovani. Da alcune ragazze ho colto queste battute: “ Voglio l’anestesia quando mi tolgono un dente, figurarsi quando devo partorire!”. Chiaro no? Forse troppo chiaro, perché le due esperienze non si equivalgono. Da una parte c’è una patologia che richiede una piccola mutilazione, dall’altra un processo fisiologico che comporta una grande acquisizione. Anche in questo caso possono emergere condizioni somatiche o psicologiche dove solo la soppressione del dolore può garantire un “ lieto evento”.
Ma spesso, più che un’indicazione terapeutica, è in gioco una scelta esistenziale. Ed è qui che si apre l’ambito delle scelte e dell’esercizio della libertà responsabile.Perché si possa optare, ci vogliono due alternative equipotenti: ricorrere all’epidurale o partorire fisiologicamente. La seconda diviene però desiderabile solo dove si mette in pratica il patrimonio di sapere ed esperienza acquisito in questi anni. Sappiamo che quando il percorso è accompagnato da una ostetrica competente, tutto acquista senso.
Dicono allora le donne:
“ Ho sperimentato le mie possibilità”; “ Ho visto che ce la posso fare”; “ Ora mi sento più forte”.
Perché la scelta sia un esercizio di libertà va quindi preparata dall’informazione e dalla riflessione condivisa, tenendo conto che noi non abbiamo un corpo ma siamo il nostro corpo, quando lo soffriamo e quando lo mettiamo a tacere.
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