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La psicologia come strumento di consapevolezza per tutti gli operatori
Infine lo psicologo in ospedale non può limitarsi a occuparsi delle patologie o a parlare di affettività ai pazienti: la sua presenza deve diventare uno strumento di consapevolezza psicologica per tutti gli altri operatori.
Ciò vale per tutte le specialità della medicina sempre più raffinate da un punto di vista tecnico, ma poco attente nel considerare la relazione affettiva che permea il rapporto istituzione/paziente, medico/paziente, operatore sanitario/paziente. Ma ancor più mi sembra fondamentale in una specialità come l’Ostetricia che si occupa di un evento che va a coincidere col sorgere dell’affettività stessa. Lo sforzo deve essere quello di formare il personale medico, ostetrico e infermieristico con modalità analoga a quella usata per i genitori. Si tratta infatti di disvelre anche agli operatori sanitari, che per lo più non hanno alcuna cognizione, il senso profondo contenuto in ciò di cui si occupano quotidianamente perché ricordino che in gravidanza, parto allattamento sono funzioni fisiologicamente intrise di significati affettivi decifrabili.
Il presente articolo si basa sull’esperienza di quindici anni di lavoro clinico presso il reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Monza e dell’Ospedale S. Giuseppe di Milano.
I fondamenti teorici derivano dallo sviluppo del pensiero psicoanalitico freudiano attraverso le opere di R.A. Spitz, D.W. Winnicott, J. Bowlby, M. Mahler, H. Kohut, W.R.D. Fairbairn e F. Fornari
IVG = Interruzione Volontaria di Gravidanza
MEF = Morte Endouterina Fetale
(*) Psicologa, Psicoterapeuta
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