la gravidanza la nascita donna e mamma il bambino da 0 a 12 mesi il bambino da 1 a 3 anni
num. 105 - anno XXXVII - Settembre Dicembre 2008

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Fisiologia affettiva in sala parto
Presenza dello psicologo nei reparti di Ostetricia.
Perché?
Giuliana Mieli (*)

 

fotoLa gravidanza è un evento che comporta un grande cambiamento per la donna e per la coppia: ed è, fra i tanti mutamenti della vita, quello forse più marcato da un’intensa pregnanza affettiva. Si tratta, infatti, di un passaggio centrale dell’esistenza che segna, sia per l’uomo che per la donna, la fine di un’epoca, quella in cui si è stati figli, già modificata dall’inizio della vita di coppia con la conseguente autonomia abitativa, ma molto più avvertita nel momento in cui l’evento biologico della maternità segnala fisicamente e materialmente la trasformazione dallo stato di figli a quello di genitori.
La pregnanza affettiva della gravidanza, la responsabilità che essa comporta, la normale ansietà che la contraddistingue, rende l’ostetricia, che la “cura” o che nella fisiologia semplicemente l’accompagna, un campo medico speciale che ha come oggetto non sempre unna malattia ma sempre un evento carico di importanti risonanze psicologiche: ciò significa che rispetto ad altre specialità mediche, dove pure è importante la comprensione della trama affettiva contenuta nel rapporto medico-paziente, qui nasce la necessità di un approfondimento che permetta agli operatori sanitari coinvolti di comprendere e rispettare la fisiologia affettiva insita nella gravidanza e di cogliere e saper fronteggiare le sue eventuali deviazioni patologiche.

La duttilità emotiva della donna in attesa
Al di là della facile intuizione che suggerisce l’importanza di un supporto psicologico per pazienti minorenni, IVG, elaborazione del lutto nella prematurità o nelle MEF., mi sembra importante esplicitare alcune considerazioni sullo stato mentale della donna gravida e sulla sua eccezionale disponibilità emotiva che, comprese, dovrebbero condizionare sia l’intervento medico che quello psicologico.
Durante la gravidanza la donna, che si distingue dal maschio per un diverso assetto ormonale che le garantisce un’accentuata duttilità emotiva utile all’assistenza della prole, subisce una modificazione ormonale finalizzata a garantire l’impianto dell’uovo nell’utero. La parete dell’utero si ispessisce per accogliere l’uovo fecondato: la natura protegge e incoraggia la simbiosi, caratteristica del pre-vita. Tale simbiosi non è naturalmente un mero legame fisico, ma un forte e necessario legame emotivo. La stessa nausea dei primi mesi col suo ripiegamento meditativo, sembra supplire ad annunci fisici ancora mancanti nel segnalare la presenza del feto: infatti essa tende a scomparire al quarto mese. Ma, soprattutto, la modificazione ormonale comporta un aumento della sensibilità della donna: sposta il suo baricentro, come avviene per la pancia, verso il bambino. La gestante precipita verso il mondo infantile, avverte di più le emozioni che appaiono come dilatate, siano esse paura, rabbia, tristezza, malinconia, piacere, gioia: è come se vedesse il mondo con gli occhi sensibili e stupiti del bambino in un universo emotivo in cui la razionalità e l’esperienza contano ancora poco. Questa identificazione col bambino garantisce a qualsiasi donna, di qualsiasi ceto, razza o cultura, di comprendere la sua creatura e di indovinare, per identificazione, i bisogni dopo la nascita anche se espressi attraverso un semplice vagito.
Fanno da regime, in questa regressione, sia l’appoggio fornito dalla figura del compagno, custode della razionalità adulta e del rapporto con la realtà, sia il precedente equilibrio emotivo personale della donna stessa.
Ciò significa che, per alcune donne in attesa, ripercorrere i vissuti emotivi del proprio passato, in un certo senso ritornare piccola, comporta il riemergere improvviso e inaspettato di ricordi, conflitti, frustrazioni mai elaborate che possono trovare espressione sia a livello affettivo con l’esplicita richiesta di aiuto, per stati di acuita ansietà, insonnia, paura, panico, sia a livello somatico. In entrambi i casi diventa fondamentale fornire alla realtà natura e origine della sua sofferenza donna un appoggio psicologico che le chiarisca la.

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