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numero 102 - anno XXXI - Settembre Dicembre 2007

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Il peso in gravidanza: come e perché monitorare l'aumento
Cena H.*, Sacco M.*, Toselli A.*, Bagnara A.**, Baccarelli G.***, Turconi G.*

 

Tabella 2: linee guida SINU. Incremento ponderale gestazionale
Categoria BMI SINU
Sottopeso (<18.5 kg/m2) 12.5 - 18 kg
Normopeso (18.5-24.9 kg/m2) 11.4 - 16 kg
Sovrappeso (25-29.9) 7 - 11.5 kg
Obesità (>30kg/m2) 7 kg

 

Prendendo in considerazione l’incremento ponderale in termini di BMI (differenza tra BMI iniziale e BMI al momento del parto), in donne normopeso, si registra, per aumenti di categoria di BMI, un tasso più elevato di diabete gestazionale, di fallimento di induzione di travaglio, di lacerazioni, di taglio cesareo e infezioni post-partum; in donne sovrappeso di preeclampsia e parto vaginale operatorio, in donne obese di corioamnionite, fallimento di induzione di travaglio e parto cesareo.(18)

Secondo alcuni autori, addirittura, le variabili  legate al peso assumerebbero un ruolo prognostico sfavorevole di maggior entità rispetto alla condizione di iperglicemia. Si è giunti a questa considerazione in seguito al riscontro di una maggior prevalenza di ipertensione, parto cesareo e LGA in donne obese sia normoglicemiche sia iperglicemiche, soprattutto in quelle con maggior incremento gestazionale di peso e grasso a distribuzione centrale (rapporto vita/fianchi-WHR>0.90). Inoltre, mostrano outcomes migliori donne normopeso iperglicemiche, rispetto a donne obese normoglicemiche.(19)

Occorre anche sottolineare che evitare un eccessivo aumento ponderale durante la gravidanza significa contribuire alla prevenzione di sovrappeso ed obesità nella madre.(4 - 5) Infatti, la gravidanza è già di per sé un fattore di rischio indipendente per lo sviluppo di sovrappeso(20 - 21) e l’incremento ponderale durante la gravidanza è considerato come il fattore più importante nel determinare il mancato ripristino del peso pregravidico(22 - 23). Come riportato in diversi studi, in media a distanza di 6-12 mesi dal parto, vengono conservati 2-3 kg, chilogrammi extra che è difficile perdere dopo la nascita del neonato(24 - 25). Aumenti di peso >9 kg appaiono correlati all’entità dell’eccesso di peso mantenuto tra due gravidanze successive(26) e sovrappeso o aumento di peso tra gravidanze diverse favoriscono la recidiva di disordini ipertensivi durante la gravidanza in donne affette da ipertensione gestazionale(27).

Un eccessivo incremento ponderale sembra influenzare anche l’allattamento, comportando un aumentato rischio di fallimento nell’iniziare e/o nel proseguire l’allattamento per tutte le categorie di BMI pregravidico. Sono esposte ad un maggior rischio di fallimento nella fase iniziale dell’allattamento donne normopeso ed obese, che superano i limiti raccomandati per l’incremento di peso in gravidanza; sono invece a rischio di un’interruzione precoce dell’allattamento esclusivo donne sottopeso, sovrappeso ed obese anch’esse oltre i limiti segnalati e, infine, di una precoce interruzione di qualsiasi tipo di allattamento donne obese sia oltre sia entro i valori limite dell’IOM(28).

Ultimamente, si sono prese in esame alcune condizioni patologiche a carico di feto, bambino o madre, per le quali proprio l’inadeguato aumento ponderale in gravidanza potrebbe essere indicato come fattore favorente, anche se il nesso razionale spesso non emerge intuitivamente di primo acchito. Di seguito sono riportati alcuni spunti di riflessione emersi nel mondo scientifico.

In un recente studio, è stato messo a fuoco il ruolo esercitato da fattori prenatali, perinatali ed ereditari sulle risposte immunitarie del neonato, presentando, tra gli elementi correlati in maniera indipendente ad aumentata risposta linfoproliferativa a stimolazione antigenica (Bla g 2 e/o Der f1), proprio l’inadeguato o l’eccessivo aumento di peso della madre durante la gravidanza. Restano ancora da chiarire le effettive implicazioni sulla probabilità di sviluppo futuro, da parte del bambino, di patologie quali  allergie ed asma.(29)

L’ipotesi dell’esistenza di un nesso causale tra modesta entità dell’incremento ponderale in gravidanza e rischio di partorire un neonato affetto da difetti del tubo neurale (NTD) appare improbabile, perché l’aumento di peso, durante il periodo di embriogenesi significativo per la comparsa di NTD (primo mese dal concepimento), è relativamente piccolo e spesso variabile. Nonostante sia stato effettivamente osservato un rischio più che triplicato per incrementi ponderali <10 kg, è molto probabile che il ridotto aumento di peso sia una conseguenza della patologia piuttosto che la causa.(30)

L’evidenza di un’associazione tra elevato peso alla nascita e comparsa di leucemia nell’infanzia ha suggerito l’ipotesi di un plausibile ruolo rivestito anche da altri fattori capaci di influenzare il peso del feto, come il peso materno e l’incremento ponderale durante la gestazione. Da un recente studio retrospettivo, effettivamente, è emersa una correlazione tra eccessivo aumento di peso in gravidanza e comparsa nel bambino di leucemia linfatica acuta, diagnosticata entro i 10 anni d’età.(31)

Infine, ancora da chiarire sono i meccanismi in virtù dei quali sia possibile osservare, per eccessivi aumenti di peso in gravidanza, un maggior rischio di cancro alla mammella dopo la menopausa. Da ulteriori approfondimenti, è emerso che l’incremento ponderale in gravidanza risulta inversamente correlato alle variazioni del valore di BMI in età adulta e al rischio di cancro alla mammella prima della menopausa. Perciò, gli autori ipotizzano che un aumento eccessivo di peso in gravidanza potrebbe sortire, a breve termine, un effetto protettivo ma favorire poi, nel lungo periodo, il processo di cancerogenesi.(32) A questo proposito, si è rivolta l’attenzione alla leptina, ma resta da definire se il riscontro di livelli aumentati, durante la gravidanza, si associ con nesso causale al fenomeno di trasformazione neoplastica dell’epitelio mammario.(33)

 

 

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