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Riassunto esplicativo
L’incremento ponderale in gravidanza rappresenta un parametro estremamente utile nel monitoraggio del calendario gestazionale, dal momento che un guadagno di peso corretto si associa ad esiti migliori sia per la salute della madre sia per quella del neonato. Qualora, al contrario, la variazione ponderale risulti inadeguata, sia in eccesso sia in difetto, madre e feto risultano esposti maggiormente al manifestarsi di un lungo elenco di eventuali complicanze più o meno gravi. Emerge, quindi, la necessità di affidarsi a linee guida valide, che offrano un orientamento chiaro ed univoco al personale medico ed ostetrico circa il corretto aumento ponderale. Siccome le raccomandazioni delle linee guida devono essere, per così dire, plasmate e modellate sul profilo specifico della paziente, ricavare in termini numerici l’aumento di peso desiderabile non è così immediato.
Alla luce di tali considerazioni, si è pensato di costruire uno strumento, di rapido e semplice impiego, per l’individuazione dell’aumento di peso auspicabile per la donna in gravidanza, tenendo in considerazione le specifiche caratteristiche della paziente, per consentirne la valutazione personalizzata. Nasce così il regolo di controllo.
Tabella 1: linee guida IOM. Incremento ponderale gestazionale
| Categoria BMI |
IOM |
| Normopeso |
11.5 - 16 kg |
| Sovrappeso (26-29kg/m2) |
6.8 - 11.5 kg |
| Obesità (>29kg/m2) |
6.8 kg |
Incremento ponderale in gravidanza: le linee guida
Parecchi studi hanno evidenziato come un aumento di peso inadeguato possa costituire una minaccia per l’esito favorevole della gravidanza, comportando rischi aggiuntivi per madre e neonato (macrosomia fetale, complicanze del parto, ipertensione, ritardo di crescita intrauterina, neonato piccolo per età gestazionale e sovrappeso della madre dopo il parto) (1 - 2 - 3 - 4 - 5). Quindi, le osservazioni riportate in letteratura suggeriscono la possibilità e la necessità di considerare l’aumento di peso come un importante parametro nel monitoraggio della gravidanza.
Nel 1990 l’American Institute of Medicine (IOM) ha fornito valori di riferimento cui attenersi per ottenere un corretto incremento ponderale della gestante, in considerazione del valore di Body Mass Index (BMI) calcolato per la paziente: si raccomanda un incremento ponderale di 11.5-16.0 kg per donne normopeso, di 6.8-11.5 kg per donne con BMI elevato (26-29 kg/m2) ed un incremento minimo di 6.8 kg nelle obese (BMI ≥29 kg/m2)(6) (Tabella 1).
Le raccomandazioni della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU) risultano in perfetto accordo con gli orientamenti suggeriti dall’IOM: per pazienti sottopeso (BMI < 18.5 kg/m2) si raccomanda un aumento ponderale compreso tra 12.5 e 18 Kg, per le normopeso (BMI 18.5-24.9 kg/m2) tra 11.4 e 16 kg (0.5 kg/settimana nel II e III trimestre), per le sovrappeso (BMI ≥25 kg/m2) tra 7 e 11.5 kg, per le obese (BMI ≥30 kg/m2) un guadagno di peso pari a 7 kg (Tabella 2).
L’aumento di peso corretto è individuato prendendo in considerazione il valore di BMI materno all’inizio della gravidanza, fattore che, insieme all’entità dell’incremento ponderale gestazionale, risulta significativamente correlato al peso neonatale.
La SINU sottolinea anche come sia opportuno indirizzare le gestanti più giovani (età < 20 anni) verso i limiti superiori delle raccomandazioni, le pazienti di bassa statura (<157 cm) verso i limiti inferiori.
Nel caso particolare delle gravidanze gemellari, si considera ottimale un incremento ponderale tra 16 e 20.5 kg (750 g/settimana nel II e III trimestre)(7).

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