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numero 101 - anno XXXI - Maggio Agosto 2007

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Dr. Piercarlo Salari

Medico Specialista in Pediatria - Divulgazione Sciantifica
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Rassegna scientifica di psicoprofilassi per la salute e per il benessere del bambino, della donna e della famiglia
Marzia Alunno*

fotoDurante la gravidanza si verificano nella donna una serie di cambiamenti fisici, psicologici e ormonali che la renderanno pronta ad accogliere il nascituro.

Comprendere la gravidanza significa capire la storia della donna, passata e futura, ciò che sarà il suo parto, il suo puerperio, il suo rapporto con il bambino.

Si può pensare che la specie umana necessiti di un periodo di gestazione più lungo rispetto alle altre specie animali anche per consentire alla donna di modificare il proprio stile di vita, di cambiare le proprie abitudini, di condividere e dividere gli spazi con un bambino; infatti la nascita di un figlio porta dei cambiamenti in ogni sfera della vita della donna: da quella emotiva, si modificheranno, infatti, i rapporti con il partner, i familiari, i colleghi di lavoro e più in generale con i contesti del sociale da lei abitualmente frequentati, alla sfera prettamente fisica che si riflette nel cambiamento nel rapporto con il proprio corpo e la propria sessualità.

In questo senso la gestazione può essere considerata come un periodo di “educazione” non solo per la donna ma per la coppia genitoriale.

Alcuni autori come ad esempio Odent ritengono che tale periodo di scoperta, di educazione e di “transito” verso la nuova condizione genitoriale non sia da limitare al solo periodo della gestazione ma che debba essere esteso anche ai primi nove mesi dopo la nascita o addirittura al primo anno di vita del bambino.

Tale lasso di tempo viene denominato Periodo primale e comprende, quindi, un periodo di endogestazione e uno di esogestazione.

Nel periodo primale osserviamo l’alternarsi di tre fasi distinte in successione:
I fase: il rifiuto; II fase: l’armonia; III fase: la separazione.

Tali fasi, nel periodo dell’endogestazione, ovvero della gravidanza, corrispondono con buona approssimazione ai tre trimestri caratterizzati da sentimenti alteri della madre nei confronti del prodotto del concepimento. In breve si può affermare che il primo trimestre è caratterizzato dall’oscillazione tra la gioia per l’arrivo del bambino e la paura del cambiamento che questo comporta, tale alternanza di sentimenti viene riassunta nell’espressione “conflittualità donna-madre”; sono inoltre presenti ansie persistenti riguardo alla salute del bambino e a una possibile interruzione della gestazione.

Il secondo trimestre è caratterizzato, invece, dall’armonia, dal benessere derivante dall’accettazione della nuova condizione; il bambino comincia a farsi sentire e inizia a divenire reale e presente non solo immaginato.

Nel terzo trimestre si fa forte nella donna quello che viene definito istinto di nidificazione ovvero la voglia di preparare un nido accogliente per il nascituro; iniziano di nuovo a ripresentarsi le ansie legate al parto e alla salute del bambino, la donna si prepara alla separazione e all’incontro con il figlio.

Anche se il parto rappresenta il momento tangibile di incontro tra la madre e la sua creatura dobbiamo comunque sottolineare come già nel periodo prenatale, ovvero nel periodo intrauterino, inizia quello stretto legame che caratterizzerà, in seguito, tutta la vita futura sia della madre che del bambino.

Tale profondo attaccamento, tale unione indissolubile, sperimentata da ogni madre, prende in gergo il nome di bonding. Con tale termine si indica in maniera specifica il processo psico-fisico messo in atto sia dalla madre che dal bambino per far si che tale legame si instauri.

In particolare per bonding prenatale si intendono le modalità relazionali e comunicative messe in atto durante la gravidanza.

L’instaurarsi di un legame precoce in epoca prenatale tra madre e feto è possibile in quanto il feto stesso è in possesso di specifiche capacità che gli consentono di mettersi in contatto con la madre che rappresenta il tramite con il mondo esterno.

Il bambino in utero possiede, infatti, delle competenze endogene che occorre conoscere, rispettare e favorire. Tra queste ricordiamo:

  • Le qualità motorie: il bambino si spinge attivamente verso il mondo.

  • Le qualità sensoriali: il bambino sviluppa precocemente le facoltà sensoriali che gli consentono fin dalle prime settimane della gravidanza di apprendere, di fare esperienze e di orientarsi.

  • Le capacità endocrine: l’adrenalina durante il parto protegge il bambino promuovendone  anche l’attaccamento.

  • Le capacità neurovegetative: il suo comportamento è espressione dell’integrazione neurovegetativa.

  • Le capacità del temperamento: il carattere del bambino è riconoscibile fin dall'inizio della gravidanza e prepara la dinamica relazionale fra bambino e genitori.

  • Le capacità emozionali: ogni bambino stimola nella madre e nel padre aspetti emozionali specifici in base alla sua costituzione emozionale.

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