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numero 101 - anno XXXI - Maggio Agosto 2007

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Rassegna scientifica di psicoprofilassi per la salute e per il benessere del bambino, della donna e della famiglia
da D.W. Winnicott : GIOCO E REALTÀ - Prefazione di Renata Gaddini, Amando Edit.,1997

foto(…) Un bambino può essere nutrito senza amore, ma l’allevare senza amore o in maniera impersonale non può riuscire a produrre un nuovo bambino autonomo. Là dove c’è fiducia o attendibilità, vi è uno spazio potenziale che può diventare un’area infinita di separazione che il lattante, il bambino, l’adolescente, l’adulto possono creativamente colmare con il gioco, che col tempo diventa il godimento della eredità culturale.

La caratteristica particolare di questo luogo, dove gioco ed esperienza culturale hanno una posizione, è che esso dipende, per la sua esistenza, dalle esperienze di vita non dalle tendenze ereditate. Un bambino riceve cure sensibili là dove la madre si va separando dal bambino in maniera tale che l’area di gioco è immensa; l’altro bambino ha una esperienza così limitata di questa fase del suo sviluppo che ha ben poche opportunità di maturarsi eccetto che in termini di introversione o estroversione. Lo spazio potenziale nel secondo caso, non ha significato, perché non c’è mai stato un senso costituito di fiducia in armonia con l’attendibilità (della madre) e pertanto non vi è stata alcuna tranquilla realizzazione di sé.

Nell’esperienza del lattante più fortunato (e del bambino piccolo o dell’adolescente e dell’adulto) la questione della separazione nel separarsi non si pone perché nello spazio potenziale tra lattante e madre compare il gioco creativo che scaturisce naturalmente da una condizione di rilassamento; è qui che si sviluppa un uso di simboli che stanno al tempo stesso in luogo di fenomeni del mondo esterno e di fenomeni della singola persona che si va considerando. (…)

Tuttavia il gioco e l’esperienza culturale sono cose a cui noi diamo un particolare valore; esse connettono il passato il presente e il futuro; assommano tempo e spazio.
Richiedono ed ottengono la nostra attenzione deliberatamente concentrata. (…)

(…) Il gioco ha uno spazio e un tempo.
Non è al di dentro in alcun senso del termine, né è al di fuori nel senso che non è parte del mondo ripudiato, del non-me, di quello che l’individuo ha deciso di riconoscere (Dio sa con quale difficoltà e con quale sofferenza) come veramente esterno… È un’esperienza vissuta in una continuità di spazio-tempo una modalità fondamentale del vivere (…)

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