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numero 101 - anno XXXI - Maggio Agosto 2007

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Rassegna scientifica di psicoprofilassi per la salute e per il benessere del bambino, della donna e della famiglia
Romana Negri*

fotoLA VITA FETALE

La vita fetale ha sollecitato vivo interesse sino dai tempi antichi, comportando rilievi che appaiono attualmente sorprendenti se pensiamo a come, in queste epoche lontane, gli studiosi non fossero per nulla supportati da indagini strumentali.       

Nel secolo XIII la concezione dell’universo si rispecchia nell’embriogenesi: il feto sta nell’utero come l’uomo nell’universo; l’utero, alla stregua del mondo è condizionato dall’influsso degli astri.(Chi nasce prima del VII° mese non potrà sopravvivere perché non tutti i pianeti hanno esercitato il proprio influsso. Non è propizia la nascita all’VIII° mese perché quel mese segna il ritorno di Saturno, pianeta freddo e arido.Periodo più favorevole il IX° mese,sotto l’influsso di Giove).

Si riconosce anche piena autonomia all’utero, come “un animale oscuro e selvatico, nascosto nel cupo antro del ventre” (la gravidanza è vista come fenomeno angosciante che trova la donna fragile e il bambino vulnerabile).

Si dà credito a una diretta influenza da parte della madre  sulle condizioni fisiche del feto. Influenza che può essere generata da sogni, fantasie, emozioni, desideri, ma anche da percezioni sensoriali quali in particolare, vista e tatto. Il corpo materno ha dunque un doppio ruolo nei confronti del feto:è uno schermo, un filtro che lo protegge dal freddo o da un eccessivo calore e nel frattempo è capace di trasmettere sensazioni che possono condizionarlo anche pesantemente.

Nei manoscritti medievali l’immagine del feto è quella di un bambino fatto: i teologi si oppongono strenuamente all’embriogenesi. Il dibattito riguarda il momento in cui nel feto si infonde lo spirito divino, e riceve l’anima - 40 giorni dal concepimento per i maschietti e 80/90 per le femminucce-.

I primi movimenti e l’attività fetale sono indicativi per vitalità anche se si pensava che, per il feto, la maggioranza del tempo fosse consacrata al sonno. (Candilis Huisman D. 1997).

Nell’Ottocento sono particolarmente significativi gli studi sulla motilità fetale di Preyer e di Ahlfeld.

È noto come a partire da Freud sono numerosi gli studiosi di psicoanalisi che attribuiscono un enorme significato alla vita fetale in relazione alla vita mentale.

Attualmente la ricchezza e la finezza delle immagini offerte dall’ecografia insieme all’arricchimento derivante dalle indagini neurofisiologiche permettono una ricerca più accurata riguardo alle caratteristiche della vita fetale e, per questo, rendono possibile più facili correlazioni tra la vita intrauterina e lo sviluppo postnatale.

Le immagini ecografiche ci hanno permesso di osservare come dalle 7 settimane in avanti il feto è in grado di esprimere una ricca attività motoria, possibile grazie al sostegno dovuto al liquido amniotico che lo solleva dal problema legato alla forza di gravità. Il feto si alza, rotola sul piano orizzontale, su quello verticale, estende le braccia, porta la mano alla bocca, succhia il pollice, etc. Ma non basta, è evidente come il feto sia anche straordinariamente stimolato da una ricca sensorialità. Possiamo osservare come spesso egli sia spinto ad esplorare con le sue mani la parete uterina, il cordone ombelicale, la placenta. Nel contempo il graduale, progressivo funzionamento dei sistemi sensoriali gli  permette di percepire dalla 7ª settimana, nell’ordine di comparsa, afferenze cinestesiche, tattili, vestibolari, gustative, olfattive e acustiche e, secondo alcuni autori, visive. Al riguardo è importante lo studio dell’embriogenesi di Gottlieb.
( Nota 1)

Tajani e Ianniruberto nel 1989  riconoscono nel  feto una individualità che non si riferisce solamente all’aspetto motorio, ma più generalmente alle attitudini comportamentali. Essi sostengono che pur all’interno di modelli comuni alla specie, ciascun  feto possiede una sua propria personalità e parlano di “personalità fetale”, ben evidenziabile, secondo le loro indagini ecografiche, a partire dalla 14ª settimana.
( Nota 2 )

Un’analoga osservazione è stata effettuata da Milani Comparetti; egli afferma che ciascun feto, all’interno di una attività motoria che è comune alla  specie, possiede una sua propria modalità di rapportarsi all’ambiente che  denomina “competenza propositiva”.

Ma la vita fetale non si caratterizza solamente per aspetti legati alla motricità e  alla sensorialità. Mancia nei suoi lavori  parla di una trasmissione ereditaria del codice genetico dei genitori al feto durante il sonno attivo. In particolare  riferisce i rilievi di Jouvet, che ha avanzato l’ipotesi che nel sonno REM (assimilabile al sonno attivo) si realizzi un programmazione genetica ricorrente e periodica, dove fattori interni ereditati e fattori esterni possono integrarsi e influenzare la sintesi proteica che è alla base di questa periodica programmazione. Se questa ipotesi è valida, allora, anche il sonno attivo del feto può essere considerato la cornice biologica ideale per la trasmissione del codice genetico relativo agli elementi che costituiscono, non solo sul piano fisiologico, ma anche sul quello psicologico, l’esperienza onirica. Fattori interni ereditati geneticamente, integrandosi strettamente con le esperienze sensoriali vissute dal feto, costituiscono un nucleo in evoluzione che Mancia definisce nucleo protomentale. La comparsa di precursori del sonno attivo alle 12-13 settimane, prevede dunque, nel costituirsi della personalità fetale, già a partire dalla 14ª settimana, un’integrazione delle funzioni sensoriali e dell’attività onirica; si può dunque ipotizzare che la “personalità fetale” corrisponde al nucleo protomentale di cui parla Mancia (1989, 2004).

La progressiva maturazione dei sistemi che regolano l’emotività e l’affettività  come l’ippocampo e la funzione del sonno,  riconoscibile dalle 29 settimane fanno ulteriormente comprendere la grande complessità della struttura psicofisica del feto, prima della nascita.

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