Lo spunto viene dalle diverse prese di posizione delle donne nei confronti dell’utilizzo dell’analgesia epidurale in travaglio di parto, previsto dalle nuove normative sanitarie ( il Ministro è donna…) fatte però senza tener conto della copertura finanziaria di regioni ed ospedali ed annunciato dai mass-media con lo slogan d’effetto quanto approssimativo di “ parto senza dolore”.
E qui apro subito una parentesi, con una domanda che so condivisa. Perché chi scrive sui giornali o parla alla TV non tenta di approfondire il tema trattato, prima di sparare scoop senza senso? L’uso di un farmaco a scopo analgesico e saltuario durante contrazioni divenute insopportabili ha un utilizzo non invasivo e diverso da quello anestetico, sino all’espletamento del parto.
Chi ha preso la parola pro o contro l’iter delle contrazioni dolorose del travaglio di parto ha suffragato la sua tesi con l’ esperienza personale di donna-madre che ha voluto “scegliere” di soffrire fisicamente secondo una legge biologica naturale oppure che ha inteso “scegliere” di utilizzare quanto l’evoluzione scientifica offre oggi nella lotta al dolore. Come quello del parto
quando si prolunga troppo ed é insostenibile.
Hanno parlato anche le dirette “partner” della gestante , cioè le ostetriche le quali stanno divenendo, ad ancora maggior ragione, i nuovi “ medici senza frontiere” (*) ; oggi titolate con una preparazione universitaria clinico-psicologica particolarmente approfondita e che permette loro di essere in prima linea – se non le uniche – in grado di assistere, capire ed aiutare a capirsi le donne gestanti sul significato di quanto stanno vivendo. Portandole magari anche ad evitare il diffuso parto cesareo-di-comodo.
E … vorrei citare quanto ha scritto a proposito un’ ostetrica:
“ Sono un’ostetrica e svolgo la mia professione con passione e rispetto. Il provvedimento preso dal governo a favore dell’anestesia epidurale per alleviare il dolore del travaglio di parto mi lascia molto perplessa. Non voglio addentrarmi nei meandri di cifre e statistiche riguardanti le problematiche che possono insorgere con la medicalizzazione dell’evento parto, anche se tante potrebbero essere le sorprese, ma vorrei fare il punto sul messaggio che, con questo provvedimento, può essere recepito dalle donne sul tema del dolore del parto. Questo messaggio si inserisce perfettamente all’interno di un sistema nel quale il termine “dolore” è bandito, insieme a tutti quei termini legati a filo doppio con l’esperienza stessa della vita: vietato soffrire, invecchiare,morire (…). L’anestesia epidurale è un valido strumento da utilizzare in casi selezionati, ma la superficialità con la quale questo argomento è stato trattato non farà che provocare il boom delle richieste per questa pratica miracolosa”. Licia Pia Porro
Fra le varie prese di posizione , discordi nel merito, appare un elemento che a mio avviso le accomuna con un significato molto importante: tutte hanno espresso libertà di scelta. Che significa vivere intensamente con una nuova consapevolezza , guadagnata e sofferta, i valori affettivi, razionali ed etici che accompagnano la donna nel suo attuale farraginoso interscambio di responsabilità familiari, professionali, lavorative.
Ecco un traguardo raggiunto. Aldilà di : impegno lavorativo o professionale, spesso totalizzante ;esigenza di completarsi con un compagno, in una dedizione affettivo-sentimentale ; “desiderio di figlio” ( tutte parti integranti della femminilità ) ,oggi si può parlare di libertà di scelta, a 20 anni come a 50-70 e oltre… sia che la si sia raggiunta, sia che si stia ancora soffrendo o combattendo per ottenerla.
Un nuovo femminismo ? Forse. Dettato dal fatto che le donne hanno le carte in regola nelle piccole e grandi lotte per considerarsi in prima linea, quando cercano di salvare valori e significati che possono portare avanti il mondo. Anche in nome di questa parola sacrosanta che non sia mai disgiunta però, da obiettività, misura e senso di responsabilità.
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