La pietà e la tenerezza assoggettano la famiglia al bambino. Il padre si prodiga per la madre, e questa per il figlio. Sembra un mondo ordinato in un senso opposto rispetto al nostro, secondo l’amore, secondo Dio: il forte fa tutto per il debole, e il dominio del più piccolo.
Jules Michelet, L’amore
Maria e un racconto… di quasi…cent’anni fa
Olga, la secondogenita di Maria, nacque verso la fine di agosto del 1908. Il travaglio era sembrato più breve del precedente. Questo stando anche alle previsioni dell’Edvige, la levatrice, che anche per il secondo parto era accanto a Maria.
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… Il secondo figlio trova sempre la strada facilitata…vedrai, sarà più breve e soffrirai meno”. La voce,un po’ perentoria, un po’ suadente aveva fatto da sfondo a quel 26 agosto che invece a Maria era apparso interminabile.
La camera, il letto, sua suocera che vegliava nello sfondo; tutto sembrava ripetersi immutato con l’unica variante del caldo umido e soffocante e di quel triangolo ossessivo di sole che si rifletteva sul pavimento lucido di cera.Maria lo osservava negli intervalli delle contrazioni come un orologio solare che avesse il potere, riducendosi, di scandire l’avvicinarsi del pomeriggio, del tramonto e la fine di quell’attesa tormentosa. Quando giungeva all’apice della contrazione ,afferrava il bordo del lenzuolo per impedirsi di urlare e rovesciava la testa, lanciando una muta invocazione al viso triste e severo della Madonna che, immersa in un mare di nuvole azzurrine, pendeva sopra il letto. “…Maria Vergine…aiutami tu…non ce la faccio più!...Se almeno rimanesse accanto qui accanto Arnaldo…a tenermi la mano, ma la suocera, intuendo il suo desiderio, era stata perentoria: “ Una moglie che sta per partorire è un bruttissimo vedersi…agitata…
scomposta!” Arnaldo aveva annuito e lanciato un lungo sguardo alla moglie.
C’era amore, devozione, gratitudine in quello sguardo ma anche senso d’impotenza perché non poteva…non sapeva cosa fare per aiutarla. Prima di andarsene si era chinato e l’aveva baciata sulla fronte. “ Non è giusto però!...” aveva sussurrato a bassa voce all’Edvige- lui mi avrebbe dato coraggio, avrei avuto meno paura…forse sentirei meno dolore…” Quest’ultima riflessione le era balenata all’improvviso nel ricordo delle parole di Arnaldo, all’annuncio della nuova gravidanza. “ Tu mi hai regalato già un piccolo angelo…noi saremo sempre insieme…e ora il nostro amore ne sta creando un altro…!”
Tu…noi…il nostro amore…; quelle fitte profonde che le laceravano schiena e fianchi, giungevano ora sempre più ravvicinate, annebbiandole la mente. Il suo corpo era nuovamente un mostro che la divorava e lei era sola a fronteggiarlo, per la seconda volta.
Il lungo travaglio, le contrazioni montanti erano state vissute la prima volta con una sorta di beatificata rassegnazione, concentrata com’era sulle misteriose evenienze che travolgevano il suo corpo. Era un riscatto o un premio al dono reciproco d’amore che si erano dati lei e Arnaldo? C’era forse una pena da scontare per gli slanci eccessivamente appassionati dei loro amplessi o era l’esaltazione di un atto sacrificale da compiersi per godere della maternità?
C’era rassegnazione, volontà di dimostrare che sarebbe stata in grado di farcela, che si stava adeguando al suo destino di donna e mamma. E poi alla fine tutti i suoi pensieri si erano focalizzati sulla creatura che stava lottando con lei. E quando l’ebbe accanto a sé, così piccola, così indifesa, così “sua”, tutto il “ prima” venne dimenticato.
Ora tutto sembrava avvenire ancora come la prima volta anche se c’era qualcosa di diverso. “…Tanto è grande il ben che aspetto, che ogni pena mi è diletto…”- si ripeteva mentalmente le parole di San Francesco d’Assisi- chissà quando le ho sentite…?”
Istintivamente si era rizzata quasi a sedere, il sudore le appannava la vista mentre cresceva l’impulso a urlare; urlare per darsi forza ma anche perché sentiva salirle dentro una ribellione sorda contro tutta quella sofferenza. “Forza…forza…sento la testina…i capelli…!” Il volto arrossato della levatrice sorrideva mentre iniziavano le spinte del periodo espulsivo. E di colpo, l’angoscia che l’aveva invasa era tutta rivolta al suo “bambino” sconosciuto che stava lottando con lei. “…Maria santissima…dammi ancora la forza…che nasca bene…ti prego…”.
L’nvocazione fu seguita da un urlo e Maria finalmente si abbandonò stremata, madida di sudore sul guanciale mentre l’Edvige, trionfante, alzava l’esserino rosso e urlante. “ E’ un’altra bambina…Dio, com’è bella!”
( da M.Farinet “ I cappelli della regina”)
Cinzia e…un’assistenza non preparata psicologicamente
Due settimane fa è nata la mia seconda figlia, a distanza di quattro anni dalla prima. Ma i due parti sono stati molto diversi l’uno dall’altro. Il primo, anche se lungo e doloroso, è stata un’esperienza esaltante. A ogni spinta sentivo che la bambina stava per nascere, ed ero proprio io, con le mie forze, a compiere il miracolo. Finché ho sentito il suo corpicino scivolare fuori dal mio: un momento che ancora oggi,quando ci penso, mi emoziona. Per il secondo parto ho dovuto cambiare ginecologo e ospedale. Il travaglio è stato più breve, ma molto più doloroso. Per tutto il tempo8 più di tre ore) mi hanno tenuta a letto, legata con le cinghie del monitoraggio. E l’ostetrica che si lamentava per i miei lamenti! (…)
Poi, senza alcun motivo di “urgenza medica”, il ginecologo ha affrettato il parto, schiacciandomi il ventre e impedendomi di spingere da sola. A parte il dolore, il senso di soffocamento, le lacerazioni, quello che mi tormenta a distanza di due settimane è la rabbia per non aver avuto la possibilità di vivere il mio parto. Con tutto quello che succedeva sul mio corpo, non ho neanche sentito nascere la mia bambina. Mi manca molto questo momento…
Ornella e…la forza che non sospettava
Sono mamma da un mese ed essendo ancora in congedo, trascorro molte ore da sola con la mia bambina. Forse per alleviare la solitudine mi piace rievocare l’avventura del parto, una straordinaria esperienza da cui ho tratto tanta forza. Sono sempre stata timida e insicura. Ma ora, dopo aver affrontato paura e dolore, ho scoperto in me una forza straordinaria. Vorrei conservare questo patrimonio ma temo che, tornando in ufficio, tra preoccupazioni e stanchezza, finirò per dimenticarmi di quel magico evento. Come evitare di perdere un simile tesoro?...
Milly e…il parto tra dolore e anestesia
Dopo quattro anni di matrimonio siamo in attesa del primo figlio e, con mio marito, si è presentata la prima divergenza. Lui, seguendo il parere del ginecologo, è favorevole a un parto in anestesia epidurale e anch’io, in un primo momento, ero ben contenta di evitare paura e dolore. Ma poi, durante il corso di preparazione al parto, ho sentito altre opinioni e ho conosciuto esperienze diverse. E ho cambiato idea: adesso mi piacerebbe vivere fino in fondo questa esperienza. Eppure sono ancora indecisa: la paura del dolore mi inquieta e mi fa sentire insicura…
*) Le lettere sono tratte da “Silvia.Vegetti Finzi dialoga con le mamme”Fabbri Ed.,2004 e S..Vegetti Finzi “Parlar d’amore.Le donne e le stagioni della vita”,Rizzoli Ed.,2003-
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