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Perché la Candidosi ritorna
e che cosa si può fare

Video-intervista al Dr. Filippo Murina

Specialista in Ostetricia e Ginecologia
Servizio di Patologia Vulvare, Ospedale Buzzi, Università di Milano

In collaborazione con Theramex WebTv

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Avvertenze: la trascrizione scritta ed editata non corrisponde strettamente alla registrazione per ovvi motivi e i consigli non sostituiscono in alcun modo la visita medica.

 

Perché la Candidosi ritorna e che cosa si può fare


Buongiorno Dott. Murina, che cosa si intende per candidosi ricorrente?

Per candidosi ricorrente si intende un’infezione correlata alla Candida, prevalentemente alla Candida albicans, allorquando gli episodi di vaginiti e di vulvovaginiti sono superiori a quattro nell’arco dell’anno.
Spesso le donne presentano più episodi di infezione e – soprattutto - le ricorrenze compaiono con una frequenza circa mensile. Cosa vuole dire? La donna spesso sperimenta questi episodi di prurito, bruciore, dolore e difficoltà nei rapporti sessuali prima che arrivino le mestruazioni. Questo non è un elemento casuale perché esistono dei fattori che possono essere predisponenti e che sono anche di origine ormonale. La Candida cresce bene in vagina quando esiste una quota di ormoni - e l’ormone principale femminile si chiama estrogeno - che consente al fungo di crescere in un ambiente rigoglioso, favorevole proprio perché tende a prendere il sopravvento rispetto alle condizioni di difesa locali.


Perché si verifica?

L’infezione vulvo-vaginale da Candida è un’infezione particolare perché la Candida stessa è un normale abitante della vagina. Noi infatti possiamo isolare il microorganismo attraverso un esame colturale, più comunemente definito tampone vaginale, in circa il 20-25% delle donne senza che questo crei nessun tipo di problema. Il fenomeno si chiama commensalismo. Cosa vuol dire? In pratica la Candida abita in vagina e coesiste normalmente con altri germi senza che questo crei nessun tipo di problematica.
Quando invece la Candida è in grado di crearci un problema? Quando viene a modificarsi questo equilibrio tra il germe stesso che può diventare più o meno abbondante o più o meno aggressivo e quelle che sono le capacità di difesa dell’organismo della donna. Quando questi elementi vengono ad essere perturbati, ad esempio in seguito all’utilizzo di un antibioticoterapia che può modificare l’assetto dei germi cosiddetti difensivi in vagina, tanto da considerare la Candida in una “overcrescita, ossia una crescita eccessiva; oppure quando ci sono delle condizioni che forniscono alla Candida un nutrimento più adeguato, come avviene ad esempio in corso di diabete mellito, una malattia nella quale l’eccesso di zuccheri favorisce la crescita del fungo. Quando tale equilibrio viene ad essere modificato, la Candida passa da una situazione di normale commensale ad una di elemento aggressivo. Quello che prima era in una condizione di equilibrio innocuo diventa per la donna un qualcosa di veramente problematico.
Secondo una classificazione di tipo pratico-clinico, ossia quello che normalmente il ginecologo e direttamente anche la donna tendono a sperimentare, esistono due tipi di infezione da Candida. Un’infezione acuta che sappiamo essere frequentissima, caratterizzata da una sintomatologia eclatante spesso quasi da automedicazione, nel senso che la donna – in modo del tutto scorretto - non ricorre al ginecologo perché preferisce una cura “fai da te”, tralasciando il rischio di non curare adeguatamente la malattia. La sintomatologia di questi episodi acuti è caratterizzata da: prurito, bruciore, difficoltà nei rapporti sessuali e da alcune caratteristiche secrezioni o perdite vaginali che hanno un aspetto tipico cosiddetto caseoso o quasi definito latte cagliato. Questi episodi di Candida sono, come dicevamo, legati ad alcuni fattori predisponenti e tendono a risolversi abbastanza facilmente attraverso l’utilizzo di prodotti che vengono definiti antimicotici che riducono la quota di Candida in eccesso di crescita. I prodotti possono essere utilizzati sia per via orale, assumendo delle compresse che hanno un ottimo profilo di tollerabilità rispetto a prodotti che venivano utilizzati in passato, piuttosto che con una terapia di tipo locale (vaginale). I prodotti per via orale sono essenzialmente di due tipi: il fluconazolo e l’itraconazolo. A livello vaginale è possibile utilizzare dei prodotti per brevi periodi di tempo, come le cosiddette short-therapy per uno – due – tre giorni, che sono comunque similari ai prodotti per via orale per quanto riguarda la loro composizione chimica.
Il nostro problema non è tanto curare gli episodi acuti che vengono controllati agevolmente con questi preparati, quanto quello di fronteggiare in maniera corretta ed efficace le cosiddette vulvo-vaginiti ricorrenti da Candida. Questa, di fatto, è una complicanza, un’evoluzione dell’infezione acuta che si sviluppa in circa il 20-30% dei casi di infezioni isolate. L’infezione vulvo-vaginale ricorrente da Candida si manifesta quando la donna sperimenta almeno quattro o più episodi di problematiche legate a questa condizione nell’arco dell’anno.

Perché è importante curare la Candida ricorrente in modo adeguato?

La terapia adeguata della candidosi ricorrente è fondamentale essenzialmente per due motivi. Primo perché la malattia crea nella donna un sicuro disagio di tipo fisico e psicologico legato a questi episodi circa mensili di prurito, bruciore, dolore ai rapporti sessuali che ovviamente pone delle difficoltà nella vita quotidiana piuttosto che nei rapporti di coppia. Ma soprattutto è importante la terapia della candidosi ricorrente perché questa può sfociare in un problema più cronico, più invalidante che si definisce vestibolite vulvare o vestibolodinia. Che cos’è questa problematica? E’ un bruciore, dolore, difficoltà nei rapporti sessuali - della durata di almeno tre mesi - spesso in assenza di manifestazioni che noi riusciamo a vedere al momento della visita. Questa è una condizione peculiare che è legata a una sorta di proliferazione delle terminazioni nervose all’ingresso della vulva. Sappiamo che esiste una stretta correlazione tra la candidosi ricorrente e la vestibolodinia o vestibolite vulvare per cui la possiamo definire quasi un fattore predisponente allo sviluppo della vestibolodinia stessa.


Come si cura la forma ricorrente?

Oggi abbiamo delle strategie terapeutiche che ci consentono di controllare e di trattare in maniera efficace la candidosi ricorrente. Sappiamo che è fondamentale mantenere molto bassa la quota di Candida in vagina proprio perché è in grado di stimolare quasi una sorta di reazione allergica che è responsabile dei disturbi legati alla malattia. Alcuni studi scientifici hanno dimostrato come l’utilizzo del fluconazolo, a dosaggio variabile, consente di perseguire in modo efficace questo ruolo e questo obiettivo. Il fluconazolo è un farmaco ampiamente tollerato; in un importante studio pubblicato qualche anno fa è stato utilizzato per più di sei mesi continuamente senza che questo comportasse delle problematiche a livello di altri organi e soprattutto del fegato. Continuamente non vuol dire un’assunzione quotidiana, ma un’assunzione settimanale che consente di perseguire in modo efficace questo ruolo. Ancora più recentemente, si è valutato come modificando leggermente la dose del fluconazolo e portandola a 200 mg e, soprattutto, personalizzando l’assunzione - ossia con degli schemi che consentono di allungare progressivamente quella che è la durata e la frequenza di assunzione - si assicura alla donna il perseguimento di un risultato efficace. In pratica oggi abbiamo questo principio attivo che ci consente di mantenere bassissima la quota della Candida riducendone gradualmente quella che è la predisposizione alla malattia. Quindi il fluconazolo è un caposaldo nella terapia. Spesso, però, dobbiamo intervenire anche su quello che è uno dei serbatoi principali della Candida ovvero l’intestino utilizzando, ad esempio, dei prodotti che svolgano un’azione di mantenimento di un equilibrio adeguato del fungo a livello intestinale, i cosiddetti probiotici, sostanze naturali che ci consentono di agire bene sull’intestino stesso.

È fondamentale seguire delle adeguate norme igienico-comportamentali che consentono alla donna di ridurre quelle che sono le possibilità di facilitare questa problematica, come: l’utilizzo di slip di cotone preferenzialmente bianchi, indumenti per lo più comodi e non particolarmente aderenti, l’utilizzo di un detergente intimo adeguato non aggressivo e preferibilmente non schiumogeno ma nello stesso tempo in grado di detergere le parti intime, degli accorgimenti di tipo alimentare che consentono ad esempio di limitare un eccesso di introduzione di carboidrati e lieviti per riequilibrare la situazione.
In definitiva oggi dobbiamo affrontare questa problematica in maniera competente, su più fronti ma in modo tale da consentire la creazione di una strategia terapeutica che permetta di debellare definitivamente il problema.


Quali sono le prospettive future? A che punto è la ricerca?

Oggi abbiamo già tanto a disposizione e abbiamo fatto molto, però tante cose sono in cantiere e in divenire. Ad esempio c’è la possibilità di modificare quello che è l’assetto di difesa dell’organismo femminile nei confronti della Candida; sono in sperimentazione dei vaccini, così come dei preparati che consentono di modificare l’assetto di alcune sostanze che sono deputate al controllo della crescita del fungo in vagina; assistiamo anche a una crescente ricerca di personalizzazioni terapeutiche che consentano di garantire i migliori risultati. Abbiamo già fatto tanto, ma ancora di più faremo!