Anno 2005: odissea nell'ingiustizia
No, non è il titolo di un nuovo film, parodia del capolavoro del compianto Stanley Kubrick, è semplicemente una triste constatazione di come la nostra società, quando si tratta l'argomento "infanzia", sia ancora permeata di consuetudini più vicine al MedioEvo che al 21esimo secolo.
Chiunque di noi abbia scelto di fare il papà a "tempo pieno" e non la semplice comparsa nella vita dei nostri figli, ben presto si scontra con una serie infinita di pregiudizi e di discriminazioni di un mondo ancora a fortissima connotazione materno-centrica.
Avete mai pensato al perché la scuola dell'infanzia sia comunemente chiamata "SCUOLA MATERNA"? Perché sostituisce il ruolo della "madre", non quello dei "genitori" o del padre! E nessuno ha niente da ridire, sembra tutto assolutamente logico e naturale.
Si chiamasse SCUOLA...PATERNA non ho dubbi che ci sarebbe una levata di scudi mica da ridere.
Una sommossa popolare. Un vero e proprio referendum.
E' una questione di forma che spesso rispecchia i contenuti.
Così, piuttosto spesso, quando le educatrici devono far riferimento a qualcuno, anche in un semplice discorso del tutto generico, la parola "mamma" è quella più gettonata, come se i figli fossero nati per partenogenesi spontanea e non come frutto dell'amore e della scelta volontaria di DUE persone.
Sono certo che si tratta più di abitudini ormai radicate che di scelte "coscienti" ma non sarebbe male se, a poco a poco, anziché usare il vocabolo "mamma" quale unica referente del bambino, si usasse la parola "genitori" e, perché no, di tanto in tanto, "papà", giusto per tentare di riequilibrare secoli di discriminazione sessuale al contrario.
Si può anche iniziare dalla forma, per cambiare la sostanza. Credo sia successo a tutti i papà di essere trattati con sufficienza quando abbiamo invaso (???) gli spazi tipicamente dedicati alle mamme.
Ad esempio, nei negozi di articoli per l'infanzia.
La frase tipica che ci si sente rivolgere è "Vuole chiedere alla sua signora prima di decidere?" come se fossimo incapaci di decidere autonomamente l'acquisto di una vestitino o di un accessorio, senza passare alla "dogana materna" e dichiarare le proprie generalità.
Amiamo i nostri figli più di noi stessi, anche se siamo dei semplici ...papà.
Lucio Cadeddu
L’angolo del papà
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