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Un Natale normale

Non è facile rimanere estranei al Natale luccicante ed abbagliante proposto dal mondo nel quale viviamo, troppi i condizionamenti, troppo forte il battage consumistico-pubblicitario, troppi i "consigli per gli acquisti" per riuscire a scansarli.
Quel che è peggio è che, seppur noi adulti possiamo essere "scafati" abbastanza da non cadere troppo in tentazione, i bambini sono assolutamente permeabili: assorbono qualunque stimolo e con la loro innocenza non sono in grado di far fronte al bombardamento mediatico cui sono sottoposti quando il Natale bussa alle porte.
Dovrebbe essere nostro compito quello di "mediare" tra inevitabili compromessi ed insopportabili esagerazioni.
Il Natale è infatti la Festa dell'Amore, non dei regali.
Così, cercherò di spiegare a mia figlia che l'Amore è proprio il regalo più grande che possiamo fare e che possiamo ricevere. Senza alcuna bieca retorica, semplicemente con l'esempio concreto.

Proporrò di disfarci dei regali e dei giochi che giacciono inutilizzati in ogni parte della casa, affinché ciò che non diverte più lei possa trasformarsi in un sorriso per qualche altro bambino meno fortunato. Ho sempre pensato che i giocattoli, ed i pupazzi in particolare, abbiano un'anima.
Vederli accumulati uno sopra l'altro, con crudele noncuranza, negli scaffali dei supermercati, mi ha sempre messo addosso una tristezza infinita. Sarà che da piccolo li ho sempre desiderati tanto...ma mi sono sempre chiesto se i sogni dei bambini possano essere buttati come capita dentro un cestone da ipermercato.
Quei pupazzi, coi loro occhioni teneri, chiedono solo di essere portati via e coccolati. Per questo è crudele che vengano dimenticati dai nostri bambini una volta esaurito l'entusiasmo del regalo del momento.
Abbandonati, come rifiuti, essi portano sempre dentro una carica che può far esplodere la gioia nel cuore di chissà quanti altri bambini.

Ora, mentre l'idea è chiara e ben definita, è sempre un po' un problema la sua messa in opera, perché ci si va a scontrare con l'imperioso senso del possesso che i bambini hanno sin dalla nascita. Le prime due parole che mia figlia ha pronunciato sono state "No, io!" il che la diceva già lunga sulle sue intenzioni future. So già che sarà una lotta senza quartiere e senza esclusione di colpi, fatta di compromessi e di piccole concessioni, ma non mi arrenderò tanto facilmente.
Sin da piccoli occorre imparare che la cosa più bella del mondo è donare agli altri, senza ricevere.
E mentre è facile regalare qualcosa che non ci appartiene, il dono acquista un valore sublime quando ci costa anche un po' di fatica. Da adulti si spera impareranno a donare un po' di se stessi, ora che sono piccoli possono imparare a donare qualcosa che appartiene loro, per ricevere in cambio un luminoso sorriso da mettere sotto l'albero.

Lucio Cadeddu
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