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Musica per le ... sue orecchie

La Musica, da sempre, è stata una parte fondamentale della vita dell'uomo. Per questa ragione, sin dai primi attimi dell'esistenza, l'essere umano è sensibile ai suoni e alla Musica.

E' opinione abbastanza diffusa - tanto da assurgere agli onori di vero e proprio "luogo comune" - che alle mamme in attesa sia buona norma far ascoltare Musiche rilassanti, sia Classica che New Age, in modo tale da mettere il nascituro (e la puerpera) a proprio agio (vedi "Il suono e la musica"). I bambini sono in grado di sentire i rumori sin dai primi mesi di gestazione. I rumori più forti, sono, evidentemente, quelli interni al corpo della madre, dal battito del cuore ai vari gorgoglii degli organi interni, fino alla voce stessa.

Questi "rumori" sono abbastanza forti (basta anche solo appoggiare un orecchio su una pancia per rendersene conto) e sono tutt'altro che melodiosi. Tuttavia, sono suoni naturali, fanno e faranno parte della vita del nascituro per nove lunghi mesi. I rumori dall'esterno arrivano ovviamente più deboli, filtrati dal corpo della madre.

Quello che arriva dal mondo esterno è il primo approccio del bambino con la realtà che lo circonda, il suo primo modo di "conoscere". Per questa ragione, non mi è mai sembrato logico creargli intorno un ambiente artificiale fatto di suoni melodiosi e musiche alienanti in stile New Age. A mio parere, il bambino deve imparare a conoscere il mondo esterno...ed il mondo esterno non è (sempre) fatto di Concerti Brandeburghesi e di campane tibetane (a meno che non andiate a partorire in Tibet). E' fatto di vita e la vita è chiasso e silenzio, è grida e sussurri, è tutto ciò che è per noi e che sarà per lui.

Di conseguenza, non sarei troppo radicale con la scelta della Musica da ascoltare...basta avere la precauzione di evitare le pressioni sonore di un concerto rock o di una discoteca.

Tenete conto, infatti, che il bambino è immerso nel liquido amniotico, per sua natura incomprimibile. Questo significa che il suono - fatto di onde meccaniche - lo attraversa con velocità maggiore e arriva "integro" fino al timpano, pure questo immerso nel liquido. Eviterei dunque pressioni sonore eccessive (superiori ai 100 dB di picco) unite a frequenze molto basse. Questa situazione limite è di norma ben superata in discoteca o a un concerto rock ed è per questo che sarebbe meglio astenersi dal sottoporre il nascituro a stress meccanici così forti. 

Fatta salva questa precauzione, tutto il resto dovrebbe essere OK purché rientri nei gusti della futura mamma. Se lei avesse voglia di ascoltare i Prodigy anziché il quartetto d'archi, non vedo ragione per sottoporla a questo genere di violenza psicologica :-) [e viceversa, naturalmente].

Quando il bambino viene alla luce e inizia il suo cammino di crescita, si potrebbero adottare le stesse strategie. Al di là dell'evitare pressioni sonore eccessive (ma senza diventare paranoici) direi che è bene che il bambino cresca sentendo un po' tutto quel che capita.

Un errore - a mio parere - che è purtroppo molto diffuso, consiste nel desiderio egoistico dei genitori (e più spesso proprio dei papà) del voler "educare musicalmente" il proprio figlio così da trasformarlo in un mostro che a 3 anni anzichè ascoltare le canzoni dello Zecchino o dei cartoni animati chiede con insistenza il primo movimento della Quarta Sinfonia di Mahler.

Il piacere per le cose belle e quindi anche per la bella musica (ammesso e non concesso che esista una definizione univoca di "bella Musica")  non passa per "imposizione" o "insegnamento", piuttosto per "osmosi", quel processo inconscio di apprendimento e di sviluppo del gusto personale quando si è immersi in un determinato ambiente.

Quindi, se il bambino sarà abituato a sentire in casa un certo tipo di musica  - basta che non gli sia imposta! - è abbastanza probabile che imparerà ad apprezzarla con più facilità.  Tuttavia, questo processo di osmosi potrebbe anche non verificarsi o manifestarsi magari solo in età adulta.

In tenera età, oltre al meccanismo di simulazione per tutto ciò che fanno i genitori esiste parallelamente un meccanismo di "rifiuto" col quale il bambino manifesta la sua naturale necessità di indipendenza. Quindi, è perfettamente inutile intestardirsi ad "educare" l'orecchio dei nostri figli, è anzi molto probabile (ho una casistica abbastanza significativa) che accada l'esatto contrario: più si cerca di fargli sentire certe cose più il bambino si rifiuta di ascoltarle.

Anzi, per fortuna si rifiuta! Altrimenti si rischierebbe di creare un piccolo mostro che ben presto si sentirà diverso dai suoi amichetti, compagni d'asilo o di scuola che invece ascoltano tutt'altro.

Infine, se in una casa non si ascolta Musica non è che l'arrivo di un bambino debba stravolgere questa (insana) abitudine. Sarebbe bello, ma è meglio evitare forzature innaturali.

Personalmente, ritengo la Musica una componente essenziale ed insostituibile del nostro modo di essere "umani", una sorta di sesto senso che è un peccato non sviluppare.

La Musica, infatti, si ascolta solo parzialmente con le orecchie. In realtà essa passa al nostro cervello per meccanismi più complessi, anche senza attraversare necessariamente il timpano.

La Musica è qualcosa che vive dentro di noi, pulsa nelle nostre vene, entra a far parte del nostro organismo. E' il catalizzatore delle nostre emozioni, sarebbe un vero peccato se un bambino fosse privo di questo elemento essenziale per la propria vita.

Quindi, un po' di buon senso, qualche attenzione in più e tanta, tanta pazienza quando vi sarà chiesto insistentemente di far suonare Asereje :-)

Lucio Cadeddu
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