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Ogni tanto ti scrivo, nella speranza che un giorno avrai voglia di leggere questi miei piccoli pensierini a voce alta. Ho voglia di raccontarti una storia.

E' uno dei miei primi ricordi di quando ero bambino come te. Erano i primi giorni di un autunno sereno, il vento spazzava via le foglie gialle in giardino e faceva sbattere le imposte. Ho sempre amato l'autunno, il vento della sera fa scivolare via i pensieri.
Io scorrazzavo per casa con un triciclo rosso, con le ruote bianche e le frange colorate appese al manubrio. Anche il manubrio era di un bel rosso acceso. Nei lunghi anditi di casa mi sembrava di essere già grande, col mio mezzo di locomozione così lucido e veloce. Mia mamma sbrigava le faccende domestiche, io giocavo a fare il postino. Mettevo insieme dei pezzi di carta, tutti di forme e colori differenti e li "distribuivo" nei gradini delle scale, come se fossero tante cassette della posta.
Ricordo che mi sarebbe piaciuto fare il postino, come seconda scelta.
Già, perché la mia primaria aspirazione era quella di fare l'impiegato in banca. Lo chiamavo "il banchiere" ed allora la distinzione tra i ruoli non mi era proprio chiarissima. A dire il vero non mi è tanto chiara neppure ora, sai? Il banchiere, dicevo. Già, perché almeno così avrei maneggiato tanti soldini.

Qualche anno dopo avrei detto di voler fare lo scienziato. Tra le due aspirazioni, ho centrato almeno in parte la seconda. Che strani scherzi fa il destino, vedi?
Eppure, a pensarci bene, fare il postino non era niente male. Tutte quelle buste misteriose, di tante forme e colori, tutte quelle case diverse, ognuna coi suoi segreti, le speranze e le domande.

Ogni tanto mi chiedo che cosa vorrai fare tu da grande. E me lo chiedo proprio oggi, che è la Festa del Papà, mi chiedo se potrò mai essere all'altezza di tanta responsabilità. Più facile fare il postino, il banchiere o lo scienziato, che fare il papà. Nessuno ti insegna a fare il papà.
Una cosa però l’ho imparata, leggendo quel che scriveva tanto tempo fa un signore, uno molto più saggio di tuo papà:

I FIGLI SONO COME FRECCE SCOCCATE DAL NOSTRO ARCO: NOI POSSIAMO PUNTARE NELLA GIUSTA DIREZIONE MA LA STRADA LA FANNO DA SOLI.

Così, in questo giorno così particolare, mi ritrovo davanti allo specchio ad interrogarmi se sarò o meno un bravo arciere. Se saprò puntare nella giusta direzione, se saprò essere sempre al tuo fianco per proteggerti e per farti sentire quanto sei amata (lo sai, "quanto il cielo con tutte le stelle").
E siccome il tuo "papiro" - come mi chiami tu - oggi ha esaurito le parole, lascio a due versi di una canzone i miei pensieri per te in questo momento, una canzone che spesso ascoltiamo insieme...

ADESSO CI SEI TU, COI TUOI OCCHI GRANDI PERSI IN UN SORRISO
E NON TI LASCIO PIU', MI BASTA ED AVANZA IL PARADISO...

 

 

Lucio Cadeddu
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