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I magici nove mesi di gravidanza

Come accennato nell'articolo dedicato al "concepimento" una volta esaurita la poesia bisogna fare i conti con la prosa del mondo reale, prosa non sempre tenerissima nei confronti dei papà.
Infatti, non è infrequente trovare qualche resistenza quando si chiede di poter assistere alla prima ecografia (o alle successive). Nei casi peggiori si va incontro a un rifiuto, adducendo le scuse più incredibili: "Sa, la saletta è piccola, non ci si sta..." salvo poi scoprire che nella stessa angusta saletta dove "non ci si sta" ci stanno invece comodamente, stipate a strati, orde di infermiere in erba, bavosi assistenti, poco pratici praticanti, semplici curiosi di passaggio e chi più ne ha più ne metta...tranne il futuro papà, naturalmente.
Nei casi migliori ci viene concesso di assistere, purché arrampicati sul monitor per dare meno fastidio possibile, nel disperato tentativo di interpretare quelle forme incomprensibili che via via si susseguono sullo schermo. "Ecco vede le manine?" No, accidenti, non vedo niente! Quali manine? "Si sposti, vede signora?".

Nei casi peggiori, dicevo, il papà, fuori dalla saletta, può attendere la tristissima "foto" da mettere nel portafogli quasi si trattasse di un trofeo di caccia grossa, da mostrare agli amici quale segno tangibile e inconfutabile della propria mascolinità o da esporre in auto in abbinata alla scritta "Vai piano, papà, pensa a me".

Ebbene, poiché la persona che sta nell'utero materno è al 50% parte di noi stessi, non esitiamo a insistere per poter seguire tutte le fasi dell'ecografia, non rinunciando a porre domande e chiedere chiarimenti, anche quando le manine ci dovessero sembrare piedini o orecchie o strane appendici aliene che neppure la vostra grande familiarità con gli X-Files vi avrebbe mai permesso di immaginare.
Non solo è un nostro diritto inviolabile ma anche il nostro primo dovere di padri che si preoccupano della salute e della crescita dei propri figli.
Inoltre, è un nostro dovere di mariti renderci conto della magia che sta prendendo forma nel pancione della mamma e del momento speciale ed emozionante che nostra moglie sta vivendo in quel periodo. Starle vicino è il minimo che possiamo fare.

È vero, ci sono ancora molti papà che esitano, evidenziando un atteggiamento che può essere riassunto nella fatica frase "È roba da donne...". Nossignori, non è affatto "roba da donne", per metà è anche la NOSTRA vita che passa ad un altro essere umano. Scusate se vi sembra poco...

Durante i nove mesi che ci separano dal primo incontro con nostro figlio - tenetevi pronti, appena vi vedrà, piangerà - il ruolo dei papà è tutt'altro che trascurabile. A parte le ovvie considerazioni che si possono fare sul nostro ruolo di "supporto" alla futura mamma, più che mai bisognosa di affetto e di attenzioni, è proprio nostro figlio a beneficiare della presenza costante della figura paterna.

Pur non vedendoci, ci sente, sente la nostra voce e le nostre coccole e pur avendo un rapporto speciale con la madre che lo porta in sé, può familiarizzare e instaurare un contatto anche con noi. In questo modo comincerà a conoscere la nostra voce, ad ascoltare la nostra Musica, così che, una volta venuto al mondo, non si ritrovi davanti un perfetto estraneo che sente per la prima volta.
È provato che anche dentro l'utero materno i bambini sentono e reagiscono agli stimoli esterni. Non solo, ma un clima sereno all'interno della coppia farà star meglio la madre e di conseguenza il bambino. Pertanto, il mio consiglio è quello di non farsi da parte ma di essere presenti, partecipi e attivi anche nella vita intrauterina di vostro figlio.

Lucio Cadeddu
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