I sogni
Se il neonato sogni, ma ancor prima, se il feto stesso possa sognare, è un dibattito che affascina e che coinvolge molti studiosi.
Il sogno, nell’uomo avviene durante un particolare fase del sonno chiamata Sonno REM o sonno paradosso, presente nell’adulto quattro o cinque volte durante il sonno notturno, con una periodicità di circa 90 minuti, per un complessivo 25% della durata del sonno. Tale fase è presente anche nel neonato e nel feto sin dalla 23° settimana di gestazione, anzi in questo caso copre quasi tutta la durata del sonno. Da ciò
si può dedurre che un feto sogni? E, in caso di risposta affermativa, cosa sogna?
Non è facile rispondere a questa domanda. Per tentare di farlo è necessario spiegare che
per sogno si intende l’attività mentale (in senso ampio) presente durante il sonno.
Non dobbiamo pensare a un’attività di tipo razionale, presente in minima parte persino nel sogno dell’adulto, ma a un’attività di tipo percettivo, una rielaborazione cioè delle percezioni vissute e delle emozioni a esse correlate: l’attività del sogno coinvolge dunque tutti i sensi anche se in percentuale diversa: nell’adulto - più facile da studiare - le esperienze visive sono presenti in tutti i sogni, quelle uditive
nel 40-50% e quelle gustative olfattive e tattili in percentuale molto più bassa. Di “razionale” nel sogno dell’adulto c’è il linguaggio (processo secondario) ma sono anche presenti immagini, sensazioni ed emozioni non verbalizzate (processo primario).
Tali caratteristiche del sogno sono probabilmente determinate dallo sviluppo neurologico, che man mano nella crescita va a preferire i processi integrati correlati a vista e udito. Nel neonato il sogno potrebbe essere costituito da rielaborazioni di percezioni in massima parte tattili, poi gustative e olfattive e man mano uditive e visive.
In altre parole le immagini nel sogno dell’adulto sono utilizzate in quanto linguaggio per lui più immediato per esprimere l’attività percettiva ed emotiva, che nel feto e nel neonato potrebbe essere espressa attraverso sensi in lui più organizzati (tatto, gusto….) che costituirebbero il suo specifico linguaggio. Le percezioni visive sono presenti sotto forma di luce nella vita fetale e di luci e colori nella vita neonatale (non interpretati
come possiamo fare noi in significati razionali) e come tali comparirebbero anche nella vita onirica.
a cura del dr. Gianni Astrei
Specialista in Pediatria
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