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Allergia alle proteine del latte

L'allergia alle proteine del latte è la causa più frequente di allergia alimentare nel primo anno di vita.

I figli di genitori allergici hanno un rischio di allergia alimentare maggiore rispetto a quello generico della popolazione: 80% se i genitori hanno allergie identiche, 70% se hanno allergie differenti, 25 - 40 % se solo uno dei genitori è allergico). In questi casi è allora possibile applicare alcune strategie che dovrebbero limitare il rischio del neonato e che sono:

  • allattare al seno fino a 4-6 mesi (dieta materna povera di latte, latticini, uova)

  • non somministrare latte vaccino al neonato prima della montata lattea.

  • in caso di carenza di latte materno ricorrere ad una formula idrolizzata (preferibilmente a idrolisi spinta)

  • svezzare il lattante non prima del 6º mese di vita, con introduzione di un alimento per volta.

  • evitare l'uovo nel primo anno di vita.

Bisogna ricordare che con l'allattamento al seno il rischio di allergizzare minore ma non nullo.
Infatti attraverso il latte materno possono passare delle frazioni di proteine soprattutto dell'uovo e del latte vaccino che possono comunque sensibilizzare il bambino. Per questo si consiglia alle mamme di ridurre l'apporto di latte, latticini e uova se la prole considerata ad alto rischio.
Comunque si riconosce al latte materno un effetto protettivo fino al momento in cui il neonato mangia al seno, con una comparsa dei sintomi pi tardiva, anche dopo i 20 anni.

Terapia dell'allergia alle proteine del latte
Consiste nell'esclusione dell'alimento riconosciuto come responsabile di sintomi allergici.
L'uso di farmaci può solo aiutare il paziente per un miglior controllo della malattia.
Nel lattante, se l'alimento in causa è il latte, la dieta può non essere di facile attuazione, ma deve seguire i seguenti principi:

  • fare attenzione che l'alimento eliminato non sia contenuto occultamente in prodotto dietetici già in uso.

  • la dieta sostitutiva deve rispettare le necessità caloriche, proteiche, vitaminiche e di calcio proprie per l'età del bambino.

  • reintrodurre periodicamente l'alimento eliminato (ogni 6-12 mesi) per valutare la possibile tollerabilità.

Nell'allergia alle proteine del latte gli alimenti sostitutivi attualmente disponibili sono:

  • Idrolisati: latti in cui le proteine sono state spezzettate (idrolisate) in particelle (peptidi) più piccole tali da non essere in grado di allergizzare.

  • Latti di soia: non contengono proteine animali, ma vegetali, derivate appunto da questo vegetale: possono provocare anch'essi una sensibilizzazione nel 20% dei bambini trattati.

  • Diete con carne preparata in casa, hanno una buona palatabilità, costano poco ma devono essere integrate con calcio e vitamine(dieta di Rezza).

  • Diete elementari: costituite da prodotti a base di aminoacidi , molto efficaci ma molto costose e molto sgradevoli.

  • Latte di capra: poco usato perché contiene proteine simili a quelle del latte di mucca e va sempre integrato con acido folico di cui è privo.

  • Latte d'asina: difficile da trovare, molto costoso, ma molto ben tollerato e di ottimo gusto.

  • Latti detti ipoallergenici (HA) in uso da molti anni. Non hanno dimostrato evidenti vantaggi, infatti non si è dimostrato che abbiano la reale capacità di proteggere dalla allergia al latte vaccino. Sono comunque di gusto poco gradevole e discretamente costosi.

È necessario escludere anche tutti gli alimenti che contengano latte come i formaggi, lo yogurt, la ricotta, il burro, i panini al latte, i dolci, i budini, i biscotti, le brioches, le caramelle, i gelati (tranne i sorbetti), il prosciutto cotto, la carne di manzo e di vitello.
Attenzione poi ai cibi confezionati per bambini che possono contenere proteine dl latte. Vanno esclusi quelli che contengono caseina, caseinato, burro e lattoalbumina.

I cibi concessi sono:
carni di ogni tipo tranne manzo e vitello, uovo, pasta, pane, farinacei, verdure, legumi, frutta, olio d'oliva, margarina vegetale.