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Si può educare i bambini a un’alimentazione corretta? È possibile condizionare i loro gusti? Come si abitua un bimbo a “mangiare di tutto”? «Le preferenze alimentari non sono innate, ma sono il risultato di un processo di apprendimento modulato da vari fattori: frequenza di offerta di cibo, disponibilità e varietà di cibo, presentazione degli alimenti, esperienze nei primi anni di vita, abitudini familiari, contesto nel quale viene assunto l’alimento, educazione scolastica e influenza di pubblicità e televisione», spiega la dottoressa Silvia Scaglioni, della Clinica Pediatrica Ospedale San Paolo, Università degli Studi di Milano.

Sicuramente costanza e pazienza premiano. «Diversi studi hanno dimostrato che esiste una relazione diretta tra la preferenza per un determinato cibo e la frequenza delle precedenti “esposizioni” a questo cibo. Questo vuol dire che ripetendo gli assaggi, magari a distanza di qualche giorno e non facendosi scoraggiare dai primi insuccessi, può educare il bambino ad abituarsi a gusti nuovi e sconosciuti», continua la dottoressa.

Tale strategia serve a contrastare la spontanea e fisiologica paura dei nuovi alimenti (“neofobia alimentare”) che compare in genere intorno ai 24 mesi. Il bambino sviluppa una certa diffidenza nei confronti del nuovo e rifiuta i cibi che gli vengono proposti per la prima volta. I genitori, interpretando erroneamente questo comportamento come “gusto”, evitano di ripresentare quell’alimento. Invece è importante che si capisca che è l’abitudine che apprende il gusto, e non viceversa.

Nel corso del primo e secondo anno di vita l’equilibrio tra paura e apprendimento/gradimento del nuovo (modulato anche dall’intervento dei genitori) conduce a strutturare precise preferenze alimentari che tendono poi a mantenersi successivamente. L’aumento di refrattarietà per nuovi cibi e sapori si verifica a partire dall’età prescolare e ciò porta a considerare l’importanza dei primi anni di vita per la strutturazione dei comportamenti alimentari.

Qualche consiglio per i genitori?  «Evitate sia di usare il cibo come ricompensa che di obbligare i bambini a mangiare cibi francamente sgraditi. Sono importanti l’aspetto sociale e l’esempio dei genitori: mangiare insieme le stesse cose favorisce l’assimilazione dell’abitudine alimentare.  Sbagliato, invece, “spostare” il cibo dal suo ruolo primario (quello di saziare la fame) attribuendogli una diversa funzione (Se fai questo, ti do questo).
Anche un’eccessiva ansia nei confronti del cibo “passa” al bambino, che già da molto piccolo capisce il peso che questo argomento esercita sulla mamma e può (incredibile ma vero, i bambini lo sanno fare!) usare il cibo come ricatto.  

Insomma, l’obiettivo nel corso dell’infanzia è che vengano acquisite, e non imposte con la forza, corrette abitudini nutrizionali e di vita, favorite dall’esempio dei genitori».

 

 

Fonte: Conferenza stampa di presentazione del Mese della Nutrizione Infantile promosso da Mellin in collaborazione con la pediatria italiana

 

12 gennaio 2008
     
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