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16 dicembre 2009
Dott. Raffaele Pomo
Responsabile del Centro di riferimento regionale per lo studio
e la prevenzione della SIDS di Palermo.

 

 

Cosa si intende per morte improvvisa del lattante?

La SIDS (Sudden Infant Death Syndrome), sindrome della morte improvvisa del lattante, conosciuta anche come morte in culla, è la morte improvvisa e inaspettata di un bambino apparentemente sano, per le quali non sono state identificate cause precise nemmeno dopo l’esame post mortem, che include: un’autopsia, l’esame dello scenario in cui si è verificata la morte e l’analisi della storia clinica del bambino. Colpisce maschi e femmine (soprattutto i primi), sia di giorno che di notte, tipicamente durante il sonno nel primo anno di vita, con un picco di incidenza tra i due e i quattro mesi di vita. Nei paesi industrializzati è la prima causa di morte nei lattanti che hanno un’età compresa tra il primo mese e il primo anno di vita, con un’incidenza che oscilla tra lo 0,5 e l’1 per mille. È una morte della quale si ignorano le cause e, anche per questo, è più difficile da accettare. Esistono tuttavia alcuni comportamenti che, come dimostrato da numerosi studi scientifici, ne riducono il rischio: far dormire il bambino a pancia in su, non esporlo al fumo (quindi non fumare in gravidanza o in presenza del bambino), non metterlo a dormire nel lettone con i genitori, ma nel suo lettino e nella stessa stanza, tenerlo al fresco, senza coprirlo troppo o esporlo a fonti di calore.

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Tra le ultime raccomandazioni è stata inserita anche quella di usare il succhietto.
È davvero efficace?

Sì. Sempre più ricerche dimostrano l’efficacia del succhietto contro la SIDS. In particolare una meta-analisi effettuata sui principali studi sull’argomento e pubblicato sull’autorevole rivista scientifica Pediatrics nel 2005 ha dimostrato che l’uso del succhietto consentirebbe di evitare un caso di SIDS ogni 2.733 bambini, da qui la decisione dell’American Academy of Pediatrics di includere nelle raccomandazioni per la riduzione del rischio di SIDS anche l’uso del succhietto. Oggi le perplessità e le resistenze del passato, legate all’influenza del ciuccio sullo sviluppo dell’arcata dentaria del bambino e alla sua possibile interferenza con l’allattamento al seno, sono state sorpassate. È necessario comunque che vengano usate succhiotti ortodontici, che abbiano una dimensione e una forma adeguata alla bocca del bambino. Inoltre devono essere utilizzati con buon senso: evitare di forzare il bambino se lo rifiuta, di non reinserirlo se durante il sonno viene rilasciato e di evitare di usare catenelle o nastri durante l’ora del sonno, utilizzando solo gli appositi salvasucchietti. Quanto invece all’obiezione che il ciuccio possa interferire con l’allattamento al seno, la smentita arriva da una recente ricerca condotta in diversi ospedali argentini, che avrebbe dimostrato che, se proposto ad allattamento già avviato e cioè entro il primo mese di vita, il succhietto non produrrebbe una diminuzione significativa né nell’esclusività dell’allattamento al seno né nella sua durata.

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Quanti bambini potrebbero essere salvati da queste raccomandazioni?

L’adozione di queste semplici regole, nei paesi in cui sono state diffuse attraverso campagna di informazione di massa, ha portato alla riduzione dell’incidenza della SIDS fino al 60%. In Italia, le raccomandazioni per la riduzione del Rischio di SIDS, che sono state elaborate dal “Gruppo Tecnico Interregionale sulla SIDS” coordinato dalla Regione Toscana e con la partecipazione dall’ Associazione genitori Semi per la SIDS, affiancate da un’efficace campagna educazionale, come quella promossa recentemente da MAM Association, rivolta sia ai genitori che a coloro che accudiscono il bambino (nonni, educatori, baby sitter, ecc.), possano salvare circa la metà dei 300 neonati che ogni anno muoiono per SIDS.

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a cura di Roberta Camisasca
16 dicembre 2009

 

 

     
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