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L'epidurale

L’analgesia epidurale (o peridurale, sono sinonimi) consiste nel posizionamento di un filo di plastica molto sottile (cateterino) nello spazio epidurale che c’è davanti al midollo spinale (vedi fig 1). La manovra nel caso dell’analgesia per il travaglio di parto viene effettuata a livello lombare passando tra la 2° e la 3° o tra la 3° e la 4° vertebra lombare. Non è una procedura dolorosa perché prima di iniziare si infiltra cute e sottocute con dell’anestetico locale per cui non si sente male e se la schiena non è “difficile” l’anestesista impiega di solito pochi minuti a trovare lo spazio e posizionare il cateterino.

La paziente deve mettersi in posizione seduta o sdraiata sul fianco (la scelta della posizione dipende dall’anestesista che effettua la manovra ed è sostanzialmente uguale ai fini della procedura) cercando di piegare la schiena ed aprire così gli spazi intervertebrali. Durante il travaglio le contrazioni possono rendere difficile per la donna rimanere ferma: per questo motivo l’anestesista procederà solo nell’intervallo libero dalle contrazioni per evitare che la paziente si muova.

La tecnica prevede che venga mantenuta una sterilità assoluta per ridurre al massimo il rischio di infezioni. Una volta in sede il cateterino viene fissato alla schiena con del cerotto. La donna potrà assumere la posizione che vuole (supina, sul fianco, seduta) compatibilmente con il monitoraggio (che viene tenuto necessariamente almeno per i primi 30-40 minuti dopo l’analgesia). I farmaci vengono quindi somministrati attraverso il cateterino: di solito si utilizza una associazione di due farmaci. Uno è l’anestetico locale l’altro è un oppiaceo (derivato della morfina). In questo modo si ha un effetto sinergico sia in termini di copertura del dolore che in termini di durata dell’effetto. Le concentrazioni utilizzate sono molto basse tali da avere un effetto antalgico ma senza provocare un blocco motorio. Si cerca così di portare la donna alla fase espulsiva con la sensazione del premito e quindi la voglia di spingere conservata per avere un parto naturale e non operativo. 

Il cateterino permette di somministrare più dosi di anestetico a seconda delle necessità della paziente e della durata del travaglio per coprire il più possibile la fase dilatativa ed idealmente anche la fase espulsiva.

epidurale

Fig.1: tecnica epidurale

 

 

 

Dr. ANDREA WOLFER
Specialista in Anestesia e Rianimazione
Ospedale dei bambini V. Buzzi, Milano

 

     
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