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Specialista in Ostetricia e Ginecologia
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La durata di una gravidanza viene fissata mediamente sulle 40 settimane, calcolate dalla data del primo giorno dell’ultima mestruazione.
Si considera la gravidanza giunta al termine a cominciare dalla 37º settimana + 1 giorno (quindi quando entra nella 38ª) e il bambino nato a termine in un’epoca compresa fra la 38º e la 42º settimana.
In questo range di tempo il parto viene considerato fisiologico,
cioè normale.

 

Va fatta una piccola considerazione: il concepimento del bambino non avviene il giorno dell’ultima mestruazione, ma in un ciclo regolare di 28 giorni avviene mediamente intorno al 14º giorno, epoca in cui avviene l’ovulazione. L’ovulo poi rimane vitale per qualche giorno, pertanto il concepimento potrà avvenire anche il 15º-16º-17º giorno del ciclo (sempre in un ciclo di 28 giorni). Tutto ciò serve a spiegare che probabilmente una gravidanza datata, secondo l’ultima mestruazione, di 37 settimane, corrisponderà oggettivamente (come crescita e sviluppo del feto, come maturazione placentare, come maturazione del collo uterino…) a una 35ª settimana, circa. Non c’è dunque da stupirsi se una gravidanza supera il termine fissato delle 40 settimane e a volte arriva alle 42, come avviene per la maggior parte delle gravidanze, specialmente se è la prima.
È importante anche sottolineare il fatto che ogni donna ha il proprio ciclo, che non è per forza di 28 giorni, ma potrebbe essere più breve o più lungo, quindi, a seconda della sua lunghezza, l’ovulazione cadrà prima o dopo e di conseguenza l’epoca del concepimento anticipa o ritarda. Se il concepimento è avvenuto prima dei 14 giorni, la gravidanza probabilmente anticiperà il proprio termine, se dopo il 14º giorno, posticiperà. Da qui l’importanza della prima ecografia, quella della 12-14ª settimana, cosiddetta “di datazione”. Questa ecografia, infatti, misura alcuni parametri di crescita del feto e permette, sulla base di tabelle di crescita media, di stabilire l’epoca di gravidanza e quindi la data presunta per il parto, sempre calcolata dopo 40 settimane circa. Le altre ecografie successive, permettono di paragonare i nuovi dati con quelli precedenti e controllare che la crescita del feto prosegua adeguatamente all’epoca stabilita.

La gravidanza oltre il termine
Quando la gravidanza supera le 40 settimane, la futura mamma viene di norma sottoposta ad alcuni controlli per valutare il benessere suo e del bambino e il corretto andamento della gravidanza, fino a un’epoca in cui si stabilisce di interrompere la gravidanza e indurre il parto, variabile da ospedale ad ospedale, a seconda dei differenti protocolli adottati.

Questi controlli prevedono, di solito, il monitoraggio cardiotocografico eseguito ad intervalli di due-tre giorni e l’ecografia, per controllare:

  • la quantità di liquido amniotico (A.F.I.),
  • Il benessere fetale e
  • il grado di maturazione della placenta.

Se questi parametri rientrano nella norma, se la pressione arteriosa materna è nella norma, se non subentrano altre problematiche che vedremo, allora solitamente si lascia proseguire la gravidanza fino a 41 settimane +3-4-5 giorni, a seconda dell’ospedale.

Quando indurre il parto?
Di seguito vengono riportate le condizioni che costituiscono in linea generale un’indicazione per il parto indotto. Tutte queste situazioni possono comunque variare a seconda dei vari ospedali (Linee guida del singolo ospedale) e in ogni caso vengono prima valutate caso per caso dal medico che decide a seconda della singola situazione materna e fetale.

Indicazioni per il parto indotto

  • A 41 settimane +3-4-5-6 giorni, se i controlli sono negativi

  • Se esiste un ritardo di crescita fetale dovuto ad insufficienza placentare o altre problematiche anche riguardanti il feto

  • In presenza di sofferenza fetale, riduzione dei movimenti, del tono

  • Se la placenta non è più sufficiente ad assicurare la crescita e il benessere fetale

  • In presenza di pre-eclampsia o eclampsia (gestosi materna)

  • In presenza di diabete materno con complicanze

  • Se la quantità di liquido amniotico cala oltre una certa soglia


Come indurre il parto?
Quando il ginecologo, insieme alla futura mamma, decide che è arrivato il momento per far nascere il bambino, allora effettuerà una valutazione della condizione del collo uterino mediante una visita vaginale, cioè controllerà la dilatazione, lo spessore del collo dell’utero (da 3 cm deve appianarsi) e l’altezza della testa del bambino, nonché il tipo di contrazioni. Esistono delle tabelle che assegnano a ciascun parametro un punteggio (chiamato Bishop), e sulla base del risultato ottenuto si decide se cominciare con l’applicazione del gel di prostaglandine o direttamente con l’ossitocina. La differenza tra i due metodi è che il primo prepara il collo dell’utero, cioè lo fa maturare affinché le contrazioni che seguiranno siano efficaci e sostengano il travaglio, mentre il secondo scatena le contrazioni. Il punto è che l’infusione di ossitocina quando le condizioni locali sono poco mature risulta essere poco efficace e dolorosa, mentre se vi è una dilatazione e il collo è maturo, allora l’ossitocina scatena il travaglio e avvicina il momento del parto. Quindi schematicamente…

CONDIZIONI DEL COLLO UTERINO ALLA VISITA VAGINALE
(punteggio Bishop o Bcf)

 

 

a cura della Dott.ssa Emanuela Rocca
Ostetrica Libera professionista, Genova