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Il parto gemellare

Oggi il numero delle gravidanze gemellari è in aumento e le future mamme dei gemelli spesso si interrogano sul tipo di parto che le aspetta, poiché più ricco di incognite…

Bisogna intanto fare una prima distinzione: la presentazione dei due bambini in utero quando insorge il travaglio.

  • Se entrambi i feti si presentano con la testa rivolta in basso o anche solo il primo dei due (quello situato più in basso) solitamente si opta per il parto spontaneo, anche se prima vengono valutati tutti i parametri del loro benessere, per stabilire che il parto spontaneo non provochi loro sofferenza.
    Dopo il parto del primo bambino, comunque, verrà attentamente valutata la posizione del secondo gemello, per stabilire che nel frattempo, essendosi trovato in molto più spazio, non si sia girato in posizione traversa. In questo caso il medico cercherà di girarlo in posizione verticale, con la testa o il sederino verso il basso. Ne verrà valutato anche lo stato di benessere.

  • Se entrambi i feti si presentano col podice (sederino) o con i piedi rivolti in basso, specialmente se per la mamma è il primo parto, nella maggior parte dei casi si decide per il parto cesareo, per evitare complicazioni e prevenire il rischio di sofferenza ai feti.

I gemelli possono avere una placenta unica e un unico sacco amniotico (e in questo caso il parto necessita di qualche attenzione in più), oppure un’unica placenta e due sacchi amniotici, o ancora due placente separate e due sacchi amniotici separati (la situazione più favorevole per il parto). In quest’ultimo caso, può intercorrere anche diverso tempo tra il parto del primo gemello e quello del secondo. In tutti e tre i casi i feti possono presentarsi entrambi con la testa verso il basso, entrambi col sedere verso il basso oppure uno col sedere e uno con la testa. Se entrambi i bambini sono serviti da un’unica placenta, o condividono lo stesso sacco amniotico, occorre monitorare attentamente il secondo gemello dopo il parto del primo, poiché c’è un rischio maggiore che soffra in utero, anche se solitamente il secondo parto è più rapido del primo. Nel caso che i due feti siano indipendenti, il rischio di sofferenza è minore, ma occorre comunque valutarne il benessere.

Può capitare anche che dopo il parto del primo gemello si decida di far nascere il secondo col taglio cesareo, questo nel caso di scorretto posizionamento del secondo (posizione traversa che di solito, comunque, è correggibile con il rivolgimento manuale) o di una sua sofferenza in utero.

Bisogna ricordare che il travaglio gemellare è stato dimostrato essere più rapido del parto singolo del 20-30%, poiché la massa uterina che preme sul collo uterino provocandone la dilatazione è maggiore e accelera il procedimento.
Il travaglio attraversa le stesse fasi di quello singolo, le contrazioni sono le medesime, mentre il periodo espulsivo sarà quasi doppio, perché i due bambini nascono uno alla volta.
Solitamente il secondo gemello necessita di un periodo espulsivo più breve, perché il canale del parto è già dilatato per il recente passaggio del primo fratello. Questo è anche il motivo per cui è possibile far nascere per via vaginale il secondo gemello anche se è in posizione podalica: la via è già aperta. Se il secondo feto non dà segni di sofferenza, si possono attendere i tempi fisiologici della nascita e attendere che l’utero riprenda l’attività contrattile (è possibile che dopo il parto del primo gemello l’utero si “riposi” qualche minuto, per poi riprendere la sua attività contrattile, in caso contrario si dà un piccolo aiuto attraverso l’infusione endovenosa di ossitocina).

L’atonia uterina
Dopo il parto gemellare e dopo il secondamento della placenta, potrebbe capitare che l’utero, sovrastimolato dalla maggiore distensione, dal peso maggiore e dalla massiccia sollecitazione, non riesca più a contrarsi a sufficienza per chiudere e strozzare i vasi sanguigni che prima servivano la placenta e che ora si trovano scoperti, prevenendo l’emorragia. Questo caso particolare, che prende il nome di atonia uterina, deve essere diagnosticato per tempo, in modo che si possa intervenire tempestivamente somministrando alla mamma un farmaco che aiuti di nuovo l’utero a contrarsi (ossitocina per via endovenosa o prostaglandine per via intramuscolare).

L’assistenza ai gemelli
L’assistenza ai gemelli dopo la nascita necessita di qualche accorgimento in più, ma spesso questa situazione è determinata dalla frequente nascita prima del termine dei gemelli, quindi dal loro basso peso (50% dei gemelli). L’utero, infatti, aumenta maggiormente di volume per la presenza di due feti, quindi le fibre muscolari vengono iper-sollecitate e reagiscono contraendosi anche prima dello scadere del termine della gravidanza. Facilmente la gravidanza gemellare terminerà verso le 35-36 settimane piuttosto che superare il termine delle 40!!

 

a cura della Dott.ssa Emanuela Rocca
Ostetrica Libera professionista, Genova

 

 

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