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La percentuale di cesarei è in aumento e la richiesta di interventi programmati, anche in caso di gravidanza normale, non è più un evento raro. Anche se fino a poco tempo fa era considerato non appropriato eseguire questo tipo di intervento senza una indicazione clinica, oggi questo punto di vista potrebbe essere soggetto a cambiamento.

"Si dovrebbe eseguire un taglio cesareo su richiesta della paziente?"

Questa è la domanda che tal proposito, nel numero del 15/8/98 il Britisch Medical Journal, nella sezione Controversie Cliniche, ha posto ad esperti di autorevoli Scuole Ostetriche. Ecco le conclusioni delle risposte fornite, che potete leggere per esteso a questo indirizzo.

1. Sara Paterson-Brown consultant in obstetrics and gynaecology del Queen Charlotte's and Chelsea Hospital, London: s.paterson- brown@rpms.ac.uk

"Si, ma con un pieno consenso informato"
I rapporti dell'Health Committee Maternity Services and Changing Childbirth suggeriscono che le donne dovrebbero avere un ruolo chiave nella scelta delle cure ostetriche, anche se poi potrebbero essere criticate per questo. Le decisioni prese non dovrebbero essere discreditate semplicemente perché non corrispondono alle nostre attese. Dobbiamo rispettare il punto di vista delle donne, purché vi sia un pieno consenso informato e una ragione logica della scelta di un cesareo programmato. La donna, infine, dovrà dimostrare di aver capito bene le problematiche relative alle modalità della procedura che ha scelto. Non dovremmo imporre alle donne cosa devono pensare, né dovremmo giudicare le loro valutazioni anche se dovessero differire dalle nostre.
Questo non significa che gli ostetrici diventeranno tecnici alla mercè delle donne, ma che almeno dovrebbero aiutarle nei processi decisionali. Non c'è spazio per un autocompiacimento e, pertanto, servono nuove ricerche in merito. Il concetto che il cesareo volontario sia scandaloso è stato demolito dal fatto che quasi un terzo delle donne-ginecologo scelgono per se stesse. Il cesareo volontario già adesso fa parte delle normali procedure mediche e non può essere considerato clinicamente ingiustificato per ancora molto tempo.

2. Olubusula Amu del Department of Obstetrics and Gynaecology, Leicester General Hospital, Leicester
Ibrahim I Bolaji , consultant obstetrician and gynaecologist del Department of Obstetrics and Gynaecology, Grimsby Hospital, Grimsby: general@grimhosp.demon.co.uk

"Il tipo di parto non dovrebbe essere determinato solo dalla scelta della donna"
Noi sosteniamo fortemente il diritto all'autonomia dei pazienti, crediamo che la scelta sia un diritto fondamentale dell'uomo e che siano poco giustificate le costrizioni sulla scelta delle donne. La scelta deve essere, comunque, informata. In definitiva, le donne informate sono libere di non accettare consigli e cure mediche per ragioni razionali e irrazionali, o anche senza motivo, anche se mettono a rischio se stesse e/o la salute del loro bambino. La legge dice che un bambino prima di nascere non è in condizione di autonomia e che i desideri della madre hanno diritto di precedenza. Sfortunatamente la legge non fa distinzione tra i diritti di una donna informata ma "stupida", nel senso di poco saggia, e gli altri adulti. Perciò, se il cesareo è il tipo di parto preferito dalla madre, la sua scelta, comunque stupida o irrazionale, deve essere rispettata. I responsabili dei servizi sanitari dovrebbero essere coscienti dell'importanza e delle conseguenze delle decisioni relative al modo di partorire, anche se il modo fosse privo di rischio.
Accettare la scelta materna, come unica variabile del tipo di parto significa dare alla donna un disservizio e potrebbe coincidere con la mancanza di responsabilità. Il trend in ascesa dei tagli cesarei e la maggiore enfasi della scelta autonoma delle pazienti sulle decisioni mediche sono progredite in modo tale da rendere impossibile un ritorno alle decisioni paternalistiche su come dovrebbero partorire le donne. A quelle con particolari necessità o con differenti punti di vista dovrebbero essere fornite adeguate informazioni sulle opzioni alternative. I conflitti tra gli interessi materni e quelli del feto sono eticamente ed emotivamente complessi, e difficili da risolvere. I medici, le ostetriche e le puericultrici dovrebbero fornire un completo e onesto parere sulla base delle informazioni disponibili. Dovrebbero limitarsi a persuadere, ma non a costringere, incoraggiando una partecipazione attiva per giungere ad una decisione informata, logica e sicura sul modo di partorire, consigliando il modo migliore di agire sulla base delle esperienze acquisite.

Nostro commento

Nel nostro paese la percentuale di tagli cesarei è tra le più alte al mondo (attualmente è circa il 25%), mentre secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità essa non dovrebbe superare il 15%. Comunque, nonostante questo intervento in Italia sia eseguito forse un po' troppo facilmente, è indubbio che oggi, grazie alla possibilità di effettuare anestesie spinali e alle nuove tecniche chirurgiche che hanno abbreviato notevolmente i tempi operatori, i rischi per la madre e per il bambino si sono notevolmente ridotti. Questo non deve spingere a facili entusiasmi e ad incrementare le indicazioni, dato che le complicanze chirurgiche non sono del tutto azzerate. A nostro giudizio (il nostro parere è più vicino a quello di Sara Paterson-Brown) non bisogna essere molto drastici: è importante sentire anche il parere della donna e discutere con lei le indicazioni, i rischi e i vantaggi di ciascuna scelta. Dato che oggi si parla tanto di consenso informato, è giusto che chi deve sottoporsi a qualsiasi tipo di procedura medica sia edotto e comprenda bene ciò che gli viene proposto. L'opinione pubblica mondiale e la stampa scientifica specializzata discutono animatamente questo problema e non a tutti è chiaro il perché si dovrebbe negare drasticamente a una donna la chance di un parto naturale, ove sia possibile, oppure quella di avere un cesareo programmato nel caso di eccessiva paura del parto vaginale.

     
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