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Informazioni generali e tecniche

Alcune strutture, anche ospedaliere, offrono l’opportunità di vivere il travaglio e di partorire in acqua

  • La vasca, ovale o rettangolare, dovrebbe avere dimensioni comprese tra i 160 e i 180 cm di diametro e una profondita’ di circa 80 cm, in modo che la partoriente possa muoversi liberamente e assumere tutte le posizioni che desidera

  • L’acqua dovrebbe arrivare circa a livello del seno, in modo che addome, fianchi e bacino restino immersi

  • La temperatura dovrebbe variare tra i 34 e i 37° C

  • Non è necessario il monitoraggio cardiotocografico continuo, ma verrà auscultato il battito fetale ad intervalli regolari senza che la donna debba uscire dall’acqua

  • In genere si fa entrare in acqua la partoriente quando la dilatazione è almeno di 4-5 cm: si è, infatti, constatato che se si entra prima, il travaglio tende ad essere più lungo perché le donne si rilassano troppo e le contrazioni diventano meno efficaci.

  • A intervalli regolari l’ostetrica, ascolta il battito fetale con un apposito apparecchio ad ultrasuoni e procede a poche visite vaginali che, in questo tipo di parto possono anche non essere effettuate a discrezione dell’ostetrica che assiste. Normalmente la completa dilatazione viene raggiunta nell’arco di un paio di ore

  • Quando il bambino fuoriesce, verrà accompagnato dolcemente sott’acqua fino all’addome della mamma e qui appoggiato. Il passaggio dall’acqua all’aria – che è più fredda – stimola il riflesso della respirazione.

  • È possibile il secondamento della placenta in acqua, ma solitamente si fa uscire la mamma dalla vasca

a cura della Dott.ssa Emanuela Rocca
Ostetrica Libera professionista, Genova

 

     
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