Vita psichica del feto
Per potere adeguatamente parlare di vita psichica del feto è necessario accennare allo sviluppo del suo sistema sensoriale che gli permette di avvertire gli stimoli ai quali è sottoposto durante la sua vita endouterina. Il piccolo viene gradualmente a dotarsi di tutti gli strumenti a lui utili per entrare in relazione con il mondo.
Gli organi di senso
Il primo grande sistema che si forma è quello che garantisce all’embrione la rilevazione del suo stesso ‘muoversi’ tramite la possibilità di sentire le vibrazioni e le variazioni pressorie presenti nel liquido amniotico. Una conferma ‘della sua stessa vitalità’.
A queste competenze più generali si aggiungono via via quelle più specifiche degli organi di senso. La sensibilità cutanea, l’apparato vestibolare e il bulbo olfattivo cominciano a svilupparsi intorno all’ottava settimana di gestazione. Le prime sensazioni cutanee si localizzano nella zona del viso in seguito nella zona genitale; verso l’undicesima settimana nelle mani e poi nei piedi fino ad arrivare, verso la trentaduesima settimana di gestazione, a tutta la zona corporea. La sensibilità vestibolare del feto si deduce dall’osservazione della ricerca di ‘posizioni preferite’; le strutture nervose deputate a questo raggiungono il loro completo sviluppo verso le ventiquattro settimane di gestazione. Da quando si è compreso che l’aria non è una condizione essenziale all’esercizio dell’odorato sono stati condotti esperimenti che hanno dimostrato come il feto utilizzi la sensibilità olfattiva le cui strutture maturano tra le 11 e le 14 settimane di gestazione. È stato possibile verificare un apprendimento rispetto agli stimoli odorosi percepiti durante la gestazione infatti gli stessi, riproposti al neonato, vengono riconosciuti e discriminati rispetto ad altri. Il gusto si può dire che inizi a funzionare tra le 11 e le 14 settimane di gestazione. È stato visto come il feto aumenti l’ingestione del liquido amniotico quando questo contiene sostanze zuccherine e invece la diminuisca nel caso ci siano sostanze amare. Test svolti alla nascita hanno dimostrato come il neonato prediliga sapori a lui già noti perché presenti in utero. L’apparato uditivo può dirsi completo intorno alle 24 settimane ma già verso le 16 settimane si sono registrate risposte motorie a stimoli acustici e a 23 settimane si è potuta riscontrare una forma di adeguamento (habituation) dopo che si è fatto ascoltare al feto lo stesso suono più volte e la possibilità di discriminazione tra diversi stimoli acustici. A circa 28 settimane la reazione del feto a stimoli acustici non è più solo motoria ma anche cardiaca (varia la frequenza). L’apparato visivo è l’ultimo a svilupparsi, d’altra parte è quello che al bimbo nella pancia serve meno, e avviene intorno alle 25 settimane di gestazione. Il feto apre gli occhi intorno alla ventiseiesima settimana e risponde a stimoli luminosi (ad esempio fasci di luce proiettati sulla pancia della mamma) con un’accelerazione della frequenza cardiaca e un incremento dell’attività motoria.
La sensibilità dolorifica
Lo sviluppo del sistema nocicettivo (sensibilità dei nocicettori agli stimoli dolorosi sia esterni che morbosi e quindi capacità di sentire il dolore) è un punto sul quale dibattono gli studiosi. Le vie di trasmissione del dolore si mielinizzano attorno alle 30 settimane ma, esaminando il livello di cortisolo e beta-endorfine in feti sottoposti a trattamenti che potevano dirsi dolorosi, si sono accertate alterazioni di questi parametri analogamente a quanto accade in adulti sofferenti. All’osservazione il feto (o il bimbo estremamente prematuro che altri non è che un feto sfortunato) risponde a stimoli dolorosi con reazioni così intense da apparire esagerate. Le vie nervose efferenti sono in sede dalla sesta settimana e numerosi neurotrasmettitori specifici compaiono dalle 13 settimane. Queste vie arrivano al talamo alla base del cervello dalle 20 settimane. Raggiungono la corteccia nel periodo 17-26 settimane. Il fatto che le fibre ancora non siano completamente mielinizzate (ovvero non abbiano la guaina che le isola chiamata "mielina") non inficia il fatto che possano trasmettere stimoli. E' da notare che nel neonato la densità di recettori e di sostanza P (sostanza mediatrice del dolore) è maggiore che nell'adulto. Questo dato ha permesso a taluni di dire che la sensazione dolorosa è maggiore nel neonato che nell'adulto.
Gli studi sperimentali
Il Dott. Carlo Valerio Belieni ha sperimentato un metodo di analgesia nel prematuro e nel neonato a termine che ha chiamato "saturazione sensoriale": consiste nel fornire vari stimoli sensoriali al bambino durante il prelievo doloroso di sangue (voce, sguardo, profumo, gusto, massaggio), agendo sul fatto che il cervello, secondo la teoria del cancello di Walls e Melzack, è un filtro, che non lascia passare tutti gli stimoli, anzi, questi competono l'uno con l'altro. Fornendo più stimoli, si compete sia a livello centrale che periferico con l'arrivo alla corteccia del dolore. Il risultato è che con la saturazione sensoriale il punteggio di dolore è bassissimo anche rispetto a tecniche sperimentate quali l'uso di instillare sulla lingua una soluzione zuccherina. In particolare il tempo del pianto era estremamente ridotto, essendo assente nella maggior parte dei prelievi così trattati. Questo metodo nasce dal riconoscimento che non possiamo trattare il bambino neonato se non rassicurandolo, calmandolo, distraendolo, come faremmo con un bambino più grande.. All'inizio sembrava di fare una cosa particolarmente strampalata (parlare a un prematuro!), ma poi hanno insistito, e i dati hanno dato loro ragione. Si sono resi conto che il prematuro ha bisogno nel momento dell'affronto del dolore di una presenza che lo aiuti, proprio come si fa con il bambino più grande, ma a maggior ragione, perché ci troviamo in presenza di un soggetto particolarmente stressato, confinato in un microcosmo buono al nostro fine di tenerlo lontano da infezioni, ma pessimo riguardo al suo sviluppo e al suo vissuto psichico. Considerando che il feto è dotato di tutti gli strumenti che lo aiutano a relazionarsi, gli studiosi hanno condotto molteplici ricerche circa la capacità di apprendere del bimbo endogestazionale. Interessanti sono stati gli studi effettuati sugli effetti del rumore cardiaco sul feto e sul neonato (Murooka, De Casper, Sigafoos, Madison, ecc.).
È stato dimostrato che il feto memorizza il battito cardiaco materno e questo, riproposto al neonato, lo tranquillizza. Inoltre i movimenti del bambino appena nato aumentano o diminuiscono all’ascolto del battito materno registrato in stato di agitazione o di tranquillità.
Il feto è in grado di rispondere a stimoli sonori e ne viene influenzato. Si parla molto dell’”effetto Mozart”, studiato in particolare dalla psicologa Francio Rauscher che ha dimostrato come l’ascolto di questo tipo di musica, potesse essere associato ad un incremento delle competenze spazio temporali.
Alcune ricerche hanno dimostrato che i ritmi lenti (composizioni barocche) spostano il cervello da uno stato beta di iperattività ad uno alfa di rilassamento e veglia tranquilla.
La musica classica stimola il rilascio di endorfine e dà benessere a mamma e bambino riducendo il livello degli ormoni dello stress.
Altri studi sono stati condotti circa la maggiore competenza linguistica nei bambini ai quali era stata fatta ascoltare musica già in utero (Donald Shetler).
Van De Car ha addirittura fondato, in California, l’università prenatale, dimostrando di poter interagire col bimbo in utero e di migliorarne le capacità intellettuali. I bimbi sottoposti agli esercizi che Van De Car proponeva, dimostravano di saper parlare prima, di essere più vigili e di saper sollevare la testa prima rispetto al gruppo di controllo. Questi stessi bimbi, una volta raggiunta l’età scolare, raggiungevano risultati migliori ed erano socialmente più competenti rispetto ai coetanei. Riporto questi studi a dimostrazione della capacità di apprendimento del feto e dell’influenza dell’ambiente su di lui; nonostante questo però penso non sia corretto relazionarsi col proprio bimbo nell’ottica di farlo divenire ‘geniale’ o ‘migliore’. La corretta relazione sta nel rispetto. Mariah Diamond (UCLA) ha condotto studi su topoline gravide e ha dimostrato come i soggetti che vivevano la gravidanza in ambienti migliori, più vari e più ricchi, producevano prole dotata di cervelli di maggiori dimensioni.
Andrée Bertin propone alle madri in gravidanza di vestire e di tappezzare le pareti di casa con colori chiari e vivaci. Le cellule cerebrali sembrano apparentemente crescere quando vengono stimolate. Bisogna porre attenzione anche al possibile effetto nocivo di un’eccessiva stimolazione; è necessario non forzare nell’ottica di un costante rispetto.
Il nascituro, di cui noi cogliamo soltanto il comportamento esteriore, è dotato di capacità percettive ed emotive. L’intensità del vissuto fetale emerge spesso dal racconto di pazienti psicotici come testimoniano i protocolli dello psichiatra e psicoanalista svizzero Gaetano Benedetti (Ludwig Janus). Da uno studio della dottoressa Alessandra Piontelli: “Gianni nel grembo materno si muoveva appena. Stava quasi sempre rannicchiato in un angolo dell’utero con il viso coperto dalle braccia e dalle mani. Sembrava quasi che anche le gambe gli servissero per proteggersi il viso. Ma egli non sembrava tranquillo nella sua immobilità. Essa sembrava dipendere se non da uno stato di panico, per lo meno da una grande tensione: … egli assomigliava ad un quadro di Munch…”.
Così come una persona adulta aumenta o diminuisce il battito del proprio cuore e il proprio stato motorio se è triste o allegra, anche il feto aumenta e/o diminuisce la propria frequenza cardiaca e il suo movimento si fa più o meno intenso se in un particolare momento lui e/o la sua mamma sono allegri o tristi. Per parlare di sofferenza psichica del feto è necessario parlare di vita psichica del feto e in particolare soffermarci sugli stati dell’io prenatale. L’io è ciò che ci permette di entrare in contatto con il mondo esterno, è la somma di quello che pensiamo e proviamo, rappresenta le nostre emozioni, i nostri desideri, le nostre pulsioni. L’io è il risultato dell’esperienza e non appena un soggetto possiede le caratteristiche fisiche e biologiche per interagire allora possiede un suo Io. L’Io prenatale è il progenitore dell’Io del soggetto. Gli stati dell’io prenatale sono pezzi di esperienza presente e passata; durante la gestazione il feto è continuamente interessato da flussi esperenziali che danno consistenza al suo Io: le stimolazioni, le emozioni, il rapporto col mondo intrauterino e con il mondo esterno, sono forze coinvolte nella maturazione psichica.
Durante l’ultimo trimestre di gravidanza è possibile registrare una attività REM anche nel feto, collegando le sonde dell’elettroencefalogramma sull’addome della donna incinta all’altezza del cervello del feto. Le registrazioni elettroencefalografiche dei movimenti oculari, del movimento degli arti e della respirazione del feto rivelano pattern di comportamento diversi, direttamente controllati dal cervello del feto, in particolare la registrazione REM è associabile a momenti di sogno. Se anche la sua attività encefalografica presenta delle curve REM si può ipotizzare che il bimbo prenatale sogni (un feto trascorre il 70-80 per cento della sua vita dormendo). Che cosa sogna il nascituro? A tale domanda potremmo dare alcune risposte: sogna tonalità chiaro/scure, voci, rumori, suoni, musiche, il rumore del battito cardiaco della propria mamma, e quindi stimolazioni provenienti dalla cavità uterina o dall’ambiente esterno, che il feto è in grado di percepire e che costituiscono la sua esperienza. Nel feto quindi, esiste un’attività di sonno con sogno, un’attività neuro-psicologica raffinata, nonché una continua crescita del cervello, non solo per sviluppo fisiologico ma anche grazie alle stimolazioni che riceve e che determinano il formarsi della sua esperienza.
Possiamo dire che la vita psichica inizi nel periodo prenatale e che un bambino si sviluppa anche come comunicazione e relazione. Il bambino è un essere profondamente relazionale, in grado di comunicare e di dare e ricevere amore; egli è il ‘primo attivatore della relazione’ (Gabriella Ferrari). Grazie alle sue capacità sensoriali il feto ha esperienze di contatto (verso l’esterno, l’interno, nella relazione). Tutto il contatto è adattamento creativo tra organismo e ambiente (Perls, Hefferline, Goodman, 1997). Il feto ha capacità creative ed è consapevole nel dare una risposta volontaria. Riconoscere al feto queste competenze e la volontarietà, significa riconoscergli una vita psichica, un’identità biologia, psicologica ed emotiva.
Bibliografia
- Gabriella Arrigoni Ferrari, “La Comunicazione e il Dialogo dei Nove Mesi”, ed. Mediterranee
- David Chamberlain, “I Bambini Ricordano la Nascita”, ed. Bonomi
- Thomas Verny – Pamela Weintraub, “Bambini si Nasce”, ed. Bonomi
- Pier Luigi Rigetti, “Elementi di Psicologia Prenatale”, ed. Magi
- Ludwig Janus, “Come Nasce l’Anima”, ed. Mediterranee
“Il feto apprende in utero?”, in “Nuove prospettive in ostetricia e neonatologia, aspetti del benessere fetale e interazioni biologiche madre-nascituro”, a cura di C. Zara e F. Polatti, Università degli Studi di Pavia, 1998
“Origine delle funzioni mentali del feto”, in Psicologia Prenatale, Anna Della Vedova, http://www.med.unibs.it/psicolog/adv01a.htm
“Il dolore del feto”; Atti del Congresso ‘Nove mesi e un giorno’, Roma, settembre 2003; Carlo Valerio Bellini.
Dott.ssa Cristina Fiore
Formatore, prenatal tutor
www.anep.org
www.beneinsieme.it
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