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Indennità di maternità e congedo parentale

La legge tutela la donna durante la maternità e garantisce il diritto del bambino ad un'adeguata assistenza.

La lavoratrice madre ha diritto ad assentarsi dal lavoro nei due mesi prima del parto e nei tre mesi successivi (astensione obbligatoria): durante questo periodo è previsto il pagamento di un'indennità sostitutiva della retribuzione. Le lavoratrici dipendenti, previa certificazione medica, possono ritardare di un mese l'assenza dal lavoro prima della nascita, prolungando così a quattro mesi il periodo di congedo dopo il parto.

Alle lavoratrici dipendenti (anche alle lavoratrici agricole, alle lavoratrici a domicilio, alle colf e alle badanti);

Alle lavoratrici autonome (coltivatrici dirette, mezzadre e colone, imprenditrici agricole a titolo principale, artigiane e commercianti), alle libere professioniste e alle lavoratrici iscritte alla Gestione separata (che versino per il 2005 l'aliquota del 18%). Queste categorie non hanno l'obbligo di astensione dal lavoro;

Al padre, lavoratore, in alternativa alla madre lavoratrice in casi particolari (decesso o grave malattia della madre, abbandono ecc.).

La prestazione economica è pagata dall’Inps (per le lavoratrici dipendenti è anticipata dal datore di lavoro) e è pari all’80% della retribuzione media giornaliera o della retribuzione “convenzionale” in caso di lavoro autonomo o di libera professione.

I contratti collettivi nazionali di lavoro, in genere, garantiscono l’intera retribuzione, impegnando il datore di lavoro a pagare la differenza. Viene corrisposta alle lavoratrici per il periodo di congedo per maternità o anche per interruzione di gravidanza dopo il 180° giorno.

In caso di adozione o affidamento, l'indennità di maternità spetta per i tre mesi successivi all'ingresso del bambino in famiglia, a condizione che non abbia superato i 6 anni di età (18 anni per le adozioni o gli affidamenti preadottivi internazionali).

Per ottenere l'indennizzo del congedo di maternità:

Le lavoratrici dipendenti devono presentare la domanda (modello MAT) sia agli uffici dell'Inps (sede competente per residenza) sia al datore di lavoro.

Le lavoratrici autonome (artigiane, commercianti, coltivatrici dirette, colone e mezzadre, lavoratrici iscritte alla Gestione separata) devono presentare la domanda (modello MAT.AUT), dopo il parto, alla sola sede Inps .

La domanda può essere presentata anche tramite i Patronati che, per legge, offrono assistenza gratuita, o inviata per posta. I moduli MAT e MAT.AUT sono disponibili presso le sedi Inps e sul sito Internet dell’Istituto www.inps.it alla sezione “moduli”.

Nei primi otto anni di vita del bambino il padre e la madre, lavoratori dipendenti, hanno diritto ad assentarsi dal lavoro anche contemporaneamente, ma per un periodo complessivo non superiore agli 11 mesi.

Ciò è previsto anche in caso di adozione o affidamento.

Il padre può usufruire del congedo anche nel periodo di astensione obbligatoria o dei congedi per allattamento della madre.

Anche le lavoratrici autonome possono usufruire del congedo parentale, ma solo per tre mesi entro il primo anno di età del bambino e con l'obbligo di astensione dal lavoro.

L'indennità, pari al 30% dello stipendio o della retribuzione "convenzionale", spetta per un periodo massimo, complessivo tra i genitori, di sei mesi, entro il terzo anno di età del bambino (in caso di adozione o affidamento, entro tre anni dall'ingresso in famiglia).

In caso di superamento dei sei mesi (e fino all'ottavo anno di età del bambino), l'indennità spetta a condizione che il reddito individuale del genitore richiedente non superi due volte e mezzo l'importo del trattamento minimo pensionistico in vigore a quella data.(per il 2005 questo tetto è pari a 13.650,62 euro).

La domanda, su modulo AST.FAC (disponibile presso le sedi Inps e sul sito Internet dell’Istituto www.inps.it, nella sezione “moduli”) va presentata all’Inps e al datore di lavoro.

Le indennità sono pagate dal datore di lavoro, che è poi rimborsato dall'Inps con il conguaglio dei contributi.

La legge prevede forme di tutela anche per le madri, cittadine italiane, comunitarie o extracomunitarie in possesso della carta di soggiorno, che non lavorino al momento del parto o dell'ingresso in famiglia del bambino.

L'assegno dello Stato, è previsto per la madre che:

1. si sia dimessa volontariamente dal lavoro durante la gravidanza ed abbia almeno 3 mesi di contribuzione nel periodo compreso fra i 18 e i 9 mesi precedenti la nascita del bambino (o il suo inserimento in famiglia, nel caso di adozione o affidamento);

2. precedentemente abbia avuto diritto ad una prestazione dell'Inps (ad esempio per malattia o disoccupazione) per aver lavorato almeno tre mesi, purché non sia trascorso un determinato periodo di tempo, diverso a seconda dei casi (mai superiore ai nove mesi).

La domanda (modello ASS.MAT/Stato), disponibile presso le sedi Inps e sul sito Internet dell’Istituto www.inps.it, nella sezione “moduli”, va presentata alla sede Inps più vicina.

L'assegno concesso dai Comuni di residenza alle madri il cui reddito familiare non superi il tetto previsto dall'ISE (per il 2005 è di 29.596,13 euro, relativo ad un nucleo di tre persone). La domanda va presentata al proprio comune di residenza.

Entrambe le prestazioni, non cumulabili fra loro, vanno richieste entro 6 mesi dalla nascita del figlio e vengono pagate dall'Inps tramite assegno bancario spedito al domicilio della madre.

 

tratto da www.inps.it

 

     
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