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Lo screening delle malattie cromosomiche in gravidanza
video Dr. Rocco Gallicchio

Video-intervista al
Dr. Rocco Gallicchio

Specialista in Ostetricia e Ginecologia, Esperto in Diagnosi Prenatale,
Direttore Sanitario
Buonarroti Medical Center Milano


Buonarroti Medical Center
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Le malattie da raffreddamento in gravidanza

 

Ecco un tema di grande interesse, sia per la notevole diffusione di queste malattie durante le stagioni fredde, sia perché è utile fornire informazioni corrette in merito a questo argomento. L'obiettivo è quello di sminuire paure non giustificate che serpeggiano tra le donne in gravidanza e di fornire consigli utili alla prevenzione. Infatti con l'arrivo del clima freddo, soprattutto nelle regioni del nord, aumenta nettamente l'incidenza della sindrome influenzale, del raffreddore e anche delle infezioni delle prime vie aeree. Un discorso a parte merita la febbre che rientra come sintomo presente in quasi tutte queste affezioni.

La sindrome influenzale è un’affezione acuta che coinvolge soprattutto le vie respiratorie ed è caratterizzata da febbre, rinite e senso di malessere generale, spesso associati ad altri sintomi che variano a seconda degli organi colpiti. Si tratta di una malattia causata da un gruppo molto eterogeneo di virus, alcuni dei quali sono più frequenti nella stagione in corso e hanno caratteristiche di particolare aggressività su soggetti ad alto rischio (anziani, bambini e persone affette da malattie croniche debilitanti o da deficit delle difese immunitarie) ai quali viene raccomandata una vaccinazione preventiva.
Non è stato documentato un aumento di complicazioni relative a questi agenti infettivi per la gravidanza, pertanto si ritiene che il rischio di malformazioni, di aborto o di altre patologie rimane sostanzialmente invariato rispetto al gruppo di donne non colpite dall’influenza. Sostanzialmente non vi sono atteggiamenti diversi anche per quanto riguarda la terapia che si basa sul riposo e l’impiego di alcuni farmaci per il controllo delle temperatura e della tosse. Si consiglia, se necessario, di utilizzare come farmaco di prima scelta il paracetamolo (anche a dosaggio pieno) i cui effetti collaterali sono sicuramente meno pericolosi della febbre alta e persistente. Solo dosaggi molto elevati e continuativi di questo principio possono indurre piccoli danni epato-renali reversibili sia per la madre che per il feto. Anche l’aspirina può essere utilizzata, ma è meglio limitarla nelle ultime settimane di gravidanza poiché, a dosaggio alto, può determinare la chiusura precoce del dotto di Botallo e aumenta il rischio di emorragie per la sua azione antiaggregante piastrinica. Meno utilizzati, seppure ritenuti innocui, prodotti a base di metamizolo e nimesulide.

I comuni preparati calmanti della tosse, sotto forma di compresse e sciroppi o per aerosol, si possono tranquillamente assumere. Nei casi più ostinati si può utilizzare anche la codeina in quanto dalla letteratura non è stato documentato un aumento di rischio di malformazioni in donne che l’avevano presa durante il primo trimestre, mentre sono stati segnalati sintomi di astinenza nei neonati quando la madre l’assumeva nelle ultime settimane prima del parto. Anche per i prodotti a base di acetilcisteina e carbocisteina non vi sono controindicazioni. L’ambroxolo accelera la maturazione polmonare e riduce il rischio di malattia da membrane ialine; per questa sua proprietà viene utilizzato nel caso di minaccia di parto prematuro.

Si può fare la vaccinazione anti-influenzale in gravidanza?
E’ la domanda che ci viene posta da molte mamme. Nel primo trimestre di gravidanza (definito anche come periodo embriologico), un momento delicato e durante il quale si formano tutti gli organi del bambino, si tende ad evitare il più possibile trattamenti farmacologici e altri interventi medici. Ciò è il frutto delle scarse conoscenze sui meccanismi d'azione dei farmaci e del loro effetto sul feto. Questo atteggiamento prudente viene esteso alla vaccinazione anti-influenzale da parte di molti medici, anche se a tutt'oggi si ritiene che i vaccini impiegati non siano in grado di creare problemi al nascituro. Naturalmente vi sono pareri contrastanti, ma voci autorevoli ritengono che la gravidanza rappresenti di per sé un'indicazione alla vaccinazione (Istituto di Virologia dell’Università di Milano) e anche sul sito del Ministero della Sanità viene fornito un parere favorevole. Alla luce di quanto detto, e tenuto conto del fatto che molte donne hanno grossi timori per la salute del loro bambino, consigliamo di fare la vaccinazione anti-influenzale dal quarto mese. E' prudente che la facciano anche prima le donne che presentano altri fattori di rischio per la sindrome influenzale. Questi, per esemplificare, si possono identificare in tutte le condizioni di grande debilitazione fisica.

Per quanto riguarda il raffreddore, affezione di natura virale e caratterizzata essenzialmente da un interessamento delle mucose nasali, valgono le stesse considerazioni fatte per i virus dell'influenza. Quando necessario si possono usare gli stessi prodotti antinfiammatori e antifebbrili elencati prima. Non vi sono controindicazioni all'impiego di prodotti astringenti, cioè quelli che fanno diminuire la fastidiosa secrezione nasale e la congestione delle mucose, liberano le vie aeree e migliorano la respirazione. Naturalmente è opportuno non eccedere con i dosaggi poiché questi prodotti, per la loro azione vasocostrittrice, potrebbero agire sui vasi uterini e della placenta, diminuendo il flusso materno-fetale. Prodotti a base di aspirina e vitamina C contribuiscono ad accelerare la guarigione che, comunque, si raggiunge anche senza eseguire terapie.

Durante la stagione fredda, oltre alla sindrome influenzale, sono molto frequenti le infezioni delle prime vie respiratorie: faringiti, tonsilliti, laringiti, bronchiti e broncopolmoniti. Queste talvolta possono essere di natura batterica e richiedere un trattamento antibiotico. I principi della terapia in gravidanza non differiscono da quelli standard, il dosaggio è quello raccomandato per gli adulti. Se un'infezione deve essere trattata va usato il dosaggio pieno, assicurandosi che la concentrazione ematica del farmaco sia quella effettivamente necessaria. I farmaci di prima scelta sono quelli a base di penicillina e suoi derivati (ampicillina e amoxicillina) o cefalosporine, che possono essere usati anche nel 1° trimestre di gravidanza. Quando necessario, possono essere utilizzati anche altri antibiotici, gli unici controindicati sono la streptomicina, la kanamicina, e le tetracicline. Per gli altri sintomi valgono le stesse considerazioni fatte per l'influenza.

La febbre, sia come segno isolato che in associazione ad altri sintomi di malattie infettive, è sempre molto temuta dalle donne che aspettano un bambino e anche dai medici. Un modesto incremento della temperatura corporea interna (vaginale o rettale), anche fino a 37.5 gradi, è normale in gravidanza ed è causata dall'innalzamento di alcuni ormoni. Non vanno trascurati invece valori superiori ai 38 gradi, soprattutto se associati ad altri sintomi, in quanto possono nascondere patologie a carico dell'apparato genitale che potrebbero essere pericolose per il feto. Anche se alcuni lavori scientifici riportano un aumento del rischio generico di aborto e parto prematuro, a tutt'oggi non vi sono dati certi relativi ai danni che la temperatura corporea materna molto elevata potrebbe determinare sul bambino in via di sviluppo. Pertanto si consiglia di mettere immediatamente in atto una terapia antipiretica quando si supera la soglia dei 38°C.
I farmaci di prima scelta sono il paracetamolo e l'aspirina che vanno impiegati a dosaggio pieno nel tentativo di abbassare la temperatura corporea. Quando la febbre non regredisce e si ritiene che la causa sia di natura batterica, dopo gli opportuni accertamenti, si devono somministrare anche gli antibiotici secondo le modalità proposte nel paragrafo precedente. Quando la febbre è persistentemente alta e non vi sono sintomi di malattie infettive materne, è opportuno sorvegliare lo stato di salute del feto e anticipare la nascita se si ritiene che vi sia una propagazione dell'infezione all'apparato genitale.

Dr. Rocco Gallicchio
Specialista in Ostetricia e Ginecologia
Esperto in Diagnosi Prenatale – Milano


Influenza o raffreddore?
Ecco qualche indicazione per distinguere le due infezioni virali

SINTOMI INFLUENZA RAFFREDDORE
Insorgenza dei primi sintomi Generalmente brusca e improvvisa, accompagnata da brividi e sudorazione Può essere graduale
Febbre Superiore ai 38°C, dura circa 3-4 gg Rara e, in genere, non elevata
Mal di testa Si, forte Raro
Malessere e dolori generali Quasi sempre presenti e spesso forti Non gravi
Affaticamento e debolezza Possono durare fino a due-tre settimane Accennati
Naso chiuso A volte Comune
Starnuti A volte Frequenti
Mal di gola A volte Comune
Dolori al petto durante la respirazione e la tosse Comuni. Possono diventare molto forti Da leggeri a moderati
Complicanze Bronchiti e polmoniti Otite


Dal sito dell'Istituto Superiore di Sanità (http://www.flu.iss.it/sintomi.htm)