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Tiroide e gravidanza - quali variazioni? Quali rischi?
video Dr. Edoardo Baggio

Video-intervista al
Dr. Edoardo Baggio

Specialista in Endocrinologia
Buonarroti Medical Center
Milano


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Esami del sangue

 

Il sangue viene prelevato al mattino a digiuno (anche se ciò è essenziale solo per la glicemia) da una vena della piega del gomito. La quantità prelevata dipende dal numero di test prescritti. Alcune donne si sentono male durante il prelievo, di solito perché hanno paura dell'ago o perché si impressionano alla vista del sangue. In gravidanza questo fenomeno può accentuarsi per la pressione bassa e la minore resistenza al digiuno. Se pensate di avere problemi di questo tipo, è meglio che avvisiate subito e il medico vi farà sdraiare, facendovi rimanere in quella posizione per alcuni minuti.

Gruppo sanguigno e fattore Rh »
Test di Coombs indiretto »
Emocromo completo »
Elettroforesi delle emoglobine »
Sideremia »
Glicemia »
La minicurva »
La curva glicemica da carico orale (OGTT) »
Creatininemia »
Transaminasi »
VDRL e TPHA »
HbsAg (Antigene Australia) »
Complesso T.O.R.C.H »
Anti-HCV »
Toxo test »
Rubeo test »
Anti-CMV »
Anti-Herpes 1-2 »
Anti-HIV »

Gruppo sanguigno e fattore Rh
Se la donna non ha già eseguito questo esame, è necessario richiederlo all'inizio della gravidanza. Se il gruppo è A, B o AB positivo, non è necessario conoscere il gruppo del marito. Se il gruppo è 0 positivo, è consigliabile che anche il marito esegua l'esame perché se fosse A, B o AB il bambino potrebbe alla nascita presentare l'ittero da incompatibilità AB0. Non si tratta di una patologia grave, ma qualora si verificasse conoscere il gruppo del padre accelera i tempi di diagnosi.


Test di Coombs indiretto

Se la madre è Rh negativo, è necessario conoscere il gruppo sanguigno del padre. Se questo é Rh positivo, il feto potrebbe essere a sua volta Rh positivo e, quindi, potrebbe crearsi un'incompatibilità Rh tra madre e feto. In questo caso la madre fabbrica anticorpi contro l'antigene Rh che passano attraverso la placenta e distruggono i globuli rossi del feto, determinando la malattia emolitica del neonato (MEN). · Fortunatamente, l'incompatibilità Rh non si verifica quasi mai durante la prima gravidanza, e attualmente se una donna Rh negativa partorisce un bambino Rh positivo, per prevenzione, le vengono somministrate le immunoglobuline specifiche. Questo previene l'immunizzazione e quindi la comparsa dell'incompatibilità nelle gravidanze successive. E' consigliabile eseguire questo trattamento anche in caso di minaccia di aborto con perdite ematiche, aborto spontaneo o volontario (IVG), traumi addominali, villocentesi, amniocentesi e cordocentesi. Comunque, per controllare che durante la gravidanza non si verifichi l'incompatibilità Rh, se la mamma è Rh negativa e il papà Rh positivo bisogna ripetere tutti i mesi un esame che si chiama Test di Coombs indiretto: nei casi normali deve essere negativo. Non c'è, invece, alcun problema se entrambi i partner sono Rh negativi, oppure se la madre è Rh positiva e il padre Rh negativo.

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Emocromo completo
Rileva la quantità, le dimensioni, le caratteristiche e il tipo delle cellule presenti nel sangue: globuli rossi, globuli bianchi e piastrine.
I valori dell'emocromo fuori gravidanza sono diversi che in gravidanza per una fisiologica diluizione del sangue. Per cui non preoccupatevi se vedrete risultati contrassegnati da numerosi asterischi. In particolare, i globuli rossi (GR), l'emoglobina (Hb), cioè la sostanza che veicola l'ossigeno e l'ematocrito (Ht), cioè il rapporto fra le cellule e la parte liquida del sangue, diminuiscono, mentre i globuli bianchi (GB) aumentano. Per parlare di vera anemia il valore dell'emoglobina deve scendere sotto 10 mg/dl!
Da questo esame si può rilevare la presenza di un'anemia e capire di quale tipo essa può essere, osservando le dimensioni dei globuli rossi (MCV). Nell'anemia mediterranea e nell'anemia da carenza di ferro i globuli rossi sono più piccoli del normale (microcitemia), mentre nell'anemia da carenza di acido folico o di vitamina B12 sono più grandi.
Se i valori sono normali, è comunque necessario ripetere l'emocromo almeno 3 volte nel corso della gravidanza.


Elettroforesi delle emoglobine

È necessario eseguire quest'esame specifico, se dall'emocromo si rileva una microcitemia (volume piccolo dei globuli rossi) o se, comunque, esiste il sospetto che la madre è portatrice sana di anemia mediterranea (talassemia) o di qualche altra emoglobinopatia. Se il risultato dell'elettroforesi delle emoglobine è anormale, bisogna far il test anche al padre. Se il test del padre è normale, non vi sono problemi in quanto la coppia potrà al massimo aver un figlio portatore sano del gene. Se, invece, anche il padre ha la talassemia eterozigote, nel 25% dei casi il bambino potrebbe essere affetto dalla malattia in forma grave (Morbo di Kooley). A questo punto la coppia sceglierà se eseguire ulteriori accertamenti.

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Sideremia
Con questo esame si misura la quantità di ferro presente nel sangue. In gravidanza l'anemia da carenza di ferro è piuttosto frequente, perciò se il valore è normale deve comunque essere ripetuto almeno 3 volte durante la gestazione. Se il valore è inferiore alla norma è consigliabile eseguire una terapia con ferro, oltre a una dieta adeguata. Il rilievo di una sideremia molto bassa non deve creare eccessivo allarme, in quanto la diagnosi di anemia si pone sulla base dei valori di emoglobina al di sotto di 10 mg/dl. Il dosaggio della ferritina può dare una migliore definizione della situazione, in quanto fornisce un valore più obiettivo dei depositi di ferro nell'organismo.

Glicemia
È l'unico esame per il quale sia veramente richiesto il digiuno.
Misura la quantità di glucosio (zucchero) nel sangue. Se normale va, comunque, ripetuta almeno 3 volte nel corso della gravidanza. Un valore persistentemente superiore al massimo normale (110) è un segno fortemente sospetto di diabete e necessita, pertanto, di una valutazione specialistica.

La minicurva
In alcune situazioni (valori di glicemia al limite superiore della norma, sovrappeso e/o aumento ponderale eccessivo, precedenti figli molto grossi, presenza di glucosio nelle urine, diabete in famiglia) è indicato eseguire la minicurva (glicemia da minicarico o test di O'Sullivan), per valutare come il corpo reagisce alla somministrazione di zucchero. In pratica, si dosa la glicemia a digiuno e un'ora dopo aver bevuto una miscela di acqua con 50 gr di glucosio. Il valore massimo normale è di 140. Alcuni specialisti richiedono la minicurva come esame di routine al 7° mese.

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La curva glicemica da carico orale (OGTT)
Se il valore della minicurva è alterato, è consigliabile eseguire la curva da carico orale e misurare la glicemia a digiuno e ogni ora per 3 ore, dopo la somministrazione di 100 gr di glucosio. I valori normali devono essere inferiore a 110 a digiuno, inferiore a 190 dopo 1 ora, inferiore a 165 dopo 2 ore e inferiore a 145 dopo 3 ore. Se anche questo esame è anormale, significa che c'è un diabete latente, che va comunque curato con la dieta o con l'insulina, per prevenire danni al feto. La glicemia da carico andrebbe eseguita anche quando il valore della glicemia a digiuno si avvicina ai valori massimi della norma. Nel caso di predisposizione al diabete, l'esame si esegue anche prima del concepimento o all'inizio della gravidanza. Per un approfondimento diagnostico possono essere utili il dosaggio dell'emoglobina glicosilata e della fruttosamina.

Creatininemia
È la quantità di creatinina presente nel sangue, un prodotto di rifiuto del metabolismo. L'aumento della concentrazione indica una cattiva funzionalità renale. Se normale, si dosa solo all'inizio della gravidanza.
Transaminasi
Sono enzimi contenuti nel fegato; il loro innalzamento nel sangue indica che c'è un'eccessiva distruzione di cellule epatiche e una probabile malattia. Se i valori risultano elevati, è necessario ripetere l'esame e cercare la causa del danno epatico. Se normali, non vanno più ripetuti nel corso della gravidanza.

Transaminasi
Sono enzimi contenuti nel fegato; il loro innalzamento nel sangue indica che c'è un'eccessiva distruzione di cellule epatiche e una probabile malattia. Se i valori risultano elevati, è necessario ripetere l'esame e cercare la causa del danno epatico. Se normali, non vanno più ripetuti nel corso della gravidanza.

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VDRL e TPHA
Sono esami sierologici che evidenziano un avvenuto contagio con il microbo della sifilide. Se positivi, bisogna instaurare un'adeguata terapia antibiotica, che deve essere effettuata anche nel primo trimestre di gravidanza.
HbsAg (Antigene Australia)

Indica lo presenza nel sangue dell'antigene dell'epatite B. Se le transaminasi sono normali, significa che la donna è portatrice sana della malattia, ma che comunque è in grado di infettare il feto al momento del parto. Se la donna è HbsAg positiva, al bambino verranno somministrate le immunoglobuline specifiche subito dopo la nascita per evitare che contragga la malattia. Se vaccinato, il bambino può anche essere allattato al seno. Se la madre è HbsAg positiva, dovranno essere vaccinati anche il padre e gli altri conviventi, se già non sono immunizzati. L'esame va eseguito solo una volta durante la gravidanza.

HbsAg (Antigene Australia)
Indica lo presenza nel sangue dell'antigene dell'epatite B. Se le transaminasi sono normali, significa che la donna è portatrice sana della malattia, ma che comunque è in grado di infettare il feto al momento del parto. Se la donna è HbsAg positiva, al bambino verranno somministrate le immunoglobuline specifiche subito dopo la nascita per evitare che contragga la malattia. Se vaccinato, il bambino può anche essere allattato al seno. Se la madre è HbsAg positiva, dovranno essere vaccinati anche il padre e gli altri conviventi, se già non sono immunizzati. L'esame va eseguito solo una volta durante la gravidanza.

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Complesso T.O.R.C.H
Questo acronimo, non più usato dalla maggior parte degli specialisti, sta per Toxoplasmosi - Others (altri virus non specificati?) Rosolia - Citomegalovirus - Herpes Virus.

Anti-HCV
Si tratta del test per vedere se la madre ha anticorpi contro il virus dell'epatite C. Se positivo, si dovrebbe eseguire anche il dosaggio del genoma del vitus (HCV RNA), per vedere se oltre agli anticorpi c'è anche il virus. In caso di risultato positivo, esiste il pericolo, anche se con frequenza piuttosto bassa, di contagio al feto. Molti medici non richiedono questo test, perché comunque non esiste un possibile rimedio. Altri lo richiedono, perché alcuni studi dimostrano che se il bambino non viene allattato al seno il rischio di contagio è inferiore.
Complesso T.O.R.C.H
Questo acronimo, non più usato dalla maggior parte degli specialisti, sta per Toxoplasmosi - Others (altri virus non specificati?) Rosolia - Citomegalovirus - Herpes Virus.

Toxo test
Rileva la presenza di anticorpi contro la toxoplasmosi, un'infezione parassitaria trasmessa dai gatti che, se contratta in gravidanza, può infettare il feto. La presenza di anticorpi di tipo IgG, con IgM negative, indica che la donna è immune. L'immunità per la toxoplasmosi permane tutta la vita. In tal caso non c'è più bisogno di ripetere l'esame e seguire le norme di prevenzione. Se invece il test è negativo, bisogna ripeterlo ogni 4-6 settimane fino al termine della gravidanza, poiché con le settimane aumenta la probabilità d'infezione fetale, seppure diminuisce la gravità della malattia. Se si ha una sieroconversione in gravidanza, cioè compaiono anticorpi specifici di tipo IgM in una donna precedentemente negativa, si devono fare altri esami per escludere il passaggio del protozoo al feto.

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Rubeo test
Rileva la presenza nel sangue di anticorpi contro la rosolia, una malattia causata da un virus in grado di attraversare la placenta e causare danni al feto. Il 90% delle donne in età riproduttiva risulta immune (cioè possiede anticorpi specifici di tipo IgG, mentre le IgM sono negative), o perché ha già avuto la malattia (anche se non lo ricorda) o perché è stata vaccinata. L'immunità per la rosolia permane tutta la vita. Se invece il test risulta negativo, cioè non ci sono anticorpi, l'esame va ripetuto ogni 4-6 settimane fino al V° mese, dopodiché la possibilità che il virus possa causare danni fetali è praticamente nulla. Se si ha una sieroconversione in gravidanza, cioè compaiono anticorpi specifici di tipo IgM in una donna precedentemente negativa, si devono fare altri esami per escludere il passaggio del virus al feto.

Anti-citomegalovirus (CMV)
Rileva la presenza nel sangue di anticorpi contro il citomegalovirus. La presenza di anticorpi specifici di tipo IgG con IgM assenti indica uno stato di immunità, mentre l'assenza di entrambi gli anticorpi indica che non c'è mai stato contatto con il virus. Se la donna presenta IgG positive e IgM negative all'inizio della gravidanza, il test non si ripete più, mentre si ripete ogni 4-6 settimane se non c'è immunità (assenza di anticorpi in quantità protettiva). Diversamente dalla rosolia e toxoplasmosi, per la malattia da citomegalovirus l'immunità non è permanente, infatti è possibile una reinfezione nell'uno per cento delle donne. Molti medici non ritengono opportuno eseguire il test, perché non vi sono misure preventive (vaccinazione) o terapeutiche per evitare il passaggio del virus al feto. Se si ha una sieroconversione in gravidanza, cioè compaiono anticorpi specifici di tipo IgM in una donna precedentemente negativa, si devono fare altri esami per escludere il passaggio del virus al feto.

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Anti-Herpes 1-2
Il dosaggio degli anticorpi contro i virus erpetici di Tipo 1 (agente della forma che colpisce le labbra) e di Tipo 2 (agente della forma che colpisce i genitali) non viene più eseguito tra gli esami di routine per la gravidanza. Nelle donne a rischio è più opportuno effettuare esami colturali e/o la colposcopia alla fine della gravidanza per l'alto rischio di passaggio del virus dalla madre al neonato durante il parto vaginale.

Anti-HIV
È il test che dimostra la presenza nel sangue di anticorpi contro il virus dell'AIDS. Per eseguirlo è necessario il consenso informato, cioè il medico deve chiedere alla donna l'autorizzazione a eseguire questo esame, spiegando di cosa si tratta e perché lo si richiede. È ormai prassi comune richiedere l'anti-HIV in gravidanza, perché eseguendo un'adeguata profilassi farmacologica, con un taglio cesareo programmato e evitando l'allattamento al seno, il rischio di contagio per il feto si abbassa moltissimo (non più del 5% contro il 15-20% senza queste precauzioni). Si esegue solo all'inizio della gravidanza.