Gli esami particolari
Paptest
La maggior parte delle donne ha già eseguito un paptest prima dell'inizio della gravidanza. Questo esame, di facile esecuzione e che non comporta nessun rischio per il bambino, va ripetuto se il precedente è stato effettuato da più di due anni. Infatti, lo screening dei tumori del collo dell'utero ha significato solo se la cadenza dei controlli non supera questo limite di tempo. Per non creare preoccupazioni derivanti dalle perdite ematiche legate al prelievo, è meglio fare l'esame dopo il IV° mese.
Tampone vaginale
Molti ginecologi, anche in assenza di sintomi, richiedono durante l'ultimo mese di gravidanza (intorno alla 35^ settimana) il tampone vaginale e rettale per l'individuazione dello streptococco beta-emolitico di gruppo B. Si tratta di un microbo che se presente nella vagina o nel retto potrebbe infettare il bambino durante il parto, causando infezioni neonatali che in rari casi possono essere anche molto gravi. Non tutti i ginecologi sono d'accordo nel richiederlo, data la bassissima percentuale nel nostro paese di infezioni neonatali di questo tipo. Comunque, se l'esame rileva la presenza dello streptococco (che di solito non dà alcun sintomo alla madre), si esegue una profilassi antibiotica alla donna durante il travaglio ed eventualmente al neonato. Naturalmente, il tampone vaginale può essere eseguito per la ricerca di altri germi in qualsiasi altro periodo della gravidanza, in caso di sospetta infezione vaginale.
Fibronectina
Con un semplice prelievo vaginale, utilizzando un apposito tampone che viene introdotto nel collo dell'utero, è possibile dosare questa sostanza che risulta aumentato nelle donne ad alto rischio di parto prematuro. Si tratta di un esame semplice, ma che non ha ancora avuto una conferma di validità e di applicabilità.
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