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Malattie infiammatorie croniche e gravidanza

 

La colite ulcerosa e la malattia di Crohn sono malattie infiammatorie croniche intestinali, comunemente abbreviate con la sigla M.I.C.I. che spesso insorgono in donne in età fertile, con un picco di incidenza tra i 15 e i 35 anni.

In questo tipo di donne rivestono particolare interesse alcune problematiche tra cui:

  • La fertilità

  • Gli effetti sulla gravidanza e sul parto della malattia e dell'eventuale terapia farmacologica a essa correlata sulla gravidanza e sul parto;

  • L'eventuale influenza della gravidanza sulla malattia intestinale;

  • La trasmissibilità dai genitori ai figli della malattia;

  • L'assunzione dei contraccettivi orali

Fertilità della donna

Riguardo alla fertilità, cioè la possibilità di concepire, i dati della letteratura sono concordi nell’affermare che le donne affette da colite ulcerosa hanno la stessa possibilità di iniziare una gravidanza della popolazione generale (80-90%); al contrario nel caso del morbo di Crohn i dati presenti in letteratura sono discordi. Alcuni autori, infatti, ritengono che nelle donne affette da tale malattia la possibilità di iniziare una gravidanza sia ridotta rispetto alla popolazione generale, in particolare se la malattia è in fase attiva.

Fertilità dell'uomo

La fertilità nell’uomo affetto da malattia infiammatoria intestinale può essere ridotta dall’assunzione di salazopirina che riduce la motilità e il numero degli spermatozoi; ad ogni modo tale effetto scompare dopo 2-3 mesi dalla sospensione del farmaco. Questo effetto indesiderato è verosimilmente legato alla componente sulfapiridinica della salazopirina e infatti non compare nei pazienti che assumono altri preparati di 5-ASA (5-Acido Acetilsalicilico). Pertanto, qualora fosse in programma di iniziare una gravidanza, sarebbe meglio sospendere la salazopirina e/o sostituirla con un preparato di 5-ASA.
Alcuni autori ritengono che il Morbo di Crohn in fase attiva possa causare oligospermia (produzione di una quantità di sperma insufficiente) in alcuni soggetti e quindi avere un ruolo diretto nella riduzione della fertilità maschile.

Rischio di trasmissione ereditaria delle M.I.C.I.

Il rischio di trasmissione ereditaria delle malattie infiammatorie intestinali esiste, ma è relativamente modesto, imprevedibile e inevitabile in quanto la trasmissione non è legata a un unico gene, ma è multigenica.


I dati presenti in letteratura riportano che circa il 29% dei pazienti affetti da colite ulcerosa e il 35% dei pazienti affetti da malattia di Crohn hanno una storia familiare di malattia. I rapporti di parentela più comuni sono genitore-figlio, fratello-sorella, primi cugini.


Influenza delle M.I.C.I. sulla gravidanza e sul parto

In linea generale è meglio affrontare una gravidanza quando la malattia non è in fase attiva; in caso di malattia attiva o di riacutizzazione durante la gravidanza è importante iniziare rapidamente una terapia farmacologica adeguata in quanto i rischi per il feto dipendono più dall’attività della malattia che dalla terapia farmacologica.

Riguardo all’effetto delle M.I.C.I. sulla gravidanza e sul parto i dati presenti in letteratura sono controversi. Numerosi studi hanno dimostrato che le donne affette da M.I.C.I. hanno la stessa probabilità della popolazione generale di portare a termine una gravidanza in modo positivo, anche se l'incidenza di aborto spontaneo è più alta nelle donne affette da M.I.C.I. rispetto alla popolazione normale, senza però raggiungere una significatività statistica. Solo le donne con M.I.C.I in fase attiva al momento del concepimento hanno un esito della gravidanza peggiore (malformazioni, nati vivi, aborti spontanei) rispetto alla popolazione generale, soprattutto le donne affette da morbo di Crohn.

Numerosi studi sono stati condotti sulla sicurezza in gravidanza dei farmaci più comunemente utilizzati nelle M.I.C.I. Da tali studi si è visto che l’acido 5 aminosalicilico (salazopirina e tutti gli altri composti di 5-ASA) può essere assunto dalle pazienti durante tutta la gravidanza e l’allattamento senza che si manifestino effetti negativi sul feto e sul neonato.
La componente sulfapiridinica della salazopirina che viene assorbita in minima parte a livello intestinale e attraversa la barriera placentare potrebbe, in teoria, aumentare il rischio di ittero neonatale, ma ciò non è mai stato dimostrato. La salazopirina è presente in bassissima concentrazione anche nel latte materno, senza che questo provochi nessun effetto negativo sul neonato anche se alcuni autori consigliano di somministrare al neonato dell’acido folico.
Anche i corticosteroidi possono essere assunti con sicurezza durante la gravidanza in caso di malattia con attività moderata-severa: non sono stati infatti dimostrati nell’uomo effetti negativi su neonati nati da donne in terapia steroidea. L’uso dei corticosteroidi durante il periodo dell’allattamento non è stato studiato a sufficienza per poter dare indicazioni certe sul loro utilizzo.
Riguardo alla azatioprina (l’immunosoppressore più comunemente utilizzato in corso di M.I.C.I.) sono pochi i dati in letteratura relativi all’utilizzo di questo farmaco durante la gravidanza in donne affette da M.I.C.I.; esistono però numerosi dati che mostrano che donne portatrici di trapianto renale in terapia immunosoppressiva hanno avuto un decorso e un esito della gravidanza positivo nell’ 85% dei casi (simile alla popolazione generale).
Il metronidazolo che è l’antibiotico di 1° scelta nella patologia perianale associata alle M.I.C.I., può essere utilizzato solo in caso di malattia perianale severa non responsiva ad altre terapie durante il 2° e 3° trimestre di gravidanza.

Influenza della gravidanza sulle M.I.C.I.

I dati in letteratura dimostrano che l’andamento della malattia non sembra essere influenzato negativamente dalla gravidanza: la percentuale di recidiva di malattia nelle pazienti in gravidanza è infatti uguale a quella riscontrata nelle donne di pari età non in gravidanza; inoltre il decorso della malattia durante una gravidanza non predice il decorso della malattia in eventuali gravidanze successive.
Di solito se la malattia è in remissione rimane tale durante tutta la gravidanza e il puerperio, mentre se la malattia è in fase attiva al momento del concepimento sono più frequenti le riacutizzazioni durante la gravidanza, soprattutto nel primo trimestre. Occasionalmente la malattia può manifestarsi per la prima volta durante la gravidanza o il puerperio.

Contraccettivi Orali

Studi clinici ed epidemiologici non hanno dimostrato alcuna correlazione tra l'assunzione di contraccettivi orali e l'insorgenza delle M.I.C.I.
Tuttavia, alcuni autori sostengono che in donne che assumono contraccettivi orali si possa a volte sviluppare una forma di colite indistinguibile dalle M.I.C.I., e pertanto ritengono che sia indicato sospenderne l'assunzione in caso di M.I.C.I. che non risponde alle terapie convenzionali.

 

a cura di Marco Dal Fante e Maria Tatarella
Servizio di Gastroenterologia e Endoscopia Digestiva
Casa di Cura S.Pio X - Milano

 

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