I vissuti emotivi
La gravidanza porta con sé inevitabili cambiamenti del corpo, alcuni visibili, e vistosi, altri meno riconoscibili dall’esterno, ma ugualmente importanti. Di fronte al corpo che cambia, che si trasforma, anche in maniera molto rapida e sconvolgente, le reazioni emotive di una donna possono essere molto diverse. Può vivere queste trasformazioni come molto gratificanti, come il tripudio della propria femminilità, o al contrario con la sensazione di non essere più lei, di vedere il proprio fisico stravolto, e fare fatica a riconoscere se stessa in queste nuove forme. Molti sono i fattori che giocano in questo processo: innanzitutto il rapporto che la donna ha con la propria fisicità, ma anche con la propria femminilità, non solo da un punto di vista strettamente somatico ma anche e soprattutto psicologico. Chi soffre, o ha sofferto in passato di disturbi alimentari, ad esempio, può con più facilità vivere con angoscia e non con serenità le modificazioni del corpo che la gravidanza porta. Inoltre, non è trascurabile la reazione che il partner può avere di fronte alla donna che cambia in gravidanza: l’uomo può vivere un forte calo del desiderio sessuale soprattutto nei mesi finali della gestazione, e questo può creare grosse difficoltà alla donna nella accettazione di sé e della propria femminilità in evoluzione.
Le immagini patinate che i media ci trasmettono non aiutano la donna a vivere con accettazione la propria percezione dei vissuti corporei della gestazione: il messaggio che arriva è che ogni futura mamma deve essere felice e soddisfatta, orgogliosa del proprio corpo che cambia. Ma non sempre è così, e accanto alla difficoltà di vivere serenamente questi cambiamenti si aggiunge la sensazione che non sia giusto non essere felici del pancione, del seno che ingrossa e del corpo che si fa sempre più ingombrante e goffo.
A sofferenza si aggiunge altra sofferenza. Domande come: “Sono normale?”, “Perché le altre sono felici del pancione e io lo vivo così male?” non aiutano una donna a trovare la giusta spiegazione dentro di sé dei propri vissuti emotivi senza sentirsi inutilmente in colpa. Non necessariamente infatti, la difficile accettazione dei cambiamenti del corpo corrisponde ad una difficile accettazione del bambino che sta arrivando. Si tratterebbe solo di una semplificazione banale e riduttiva di un mondo emotivo, quello della donna in gravidanza, così complesso e variegato. Certo, in alcuni casi la non accettazione della gestazione e quindi del figlio in arrivo passa da un conflittuale rapporto con i cambiamenti del corpo, con il “pancione”. Ma non sempre è così.
La donna, nella sua esperienza di figlia, può ad esempio aver avuto un’educazione relativa al corpo e alla propria femminilità che l’ha portata ad un rapporto di faticosa non accettazione della propria intimità. Una madre particolarmente distaccata sul piano fisico, che le ha trasmesso un senso di proibito, di sporco, di non naturale relativamente alle funzioni più naturali del corpo è un insegnamento che una donna può portarsi dentro per tutta la vita, soprattutto se nella vita di coppia non sperimenta esperienze correttive che le permettano di imparare a vedere la propria fisicità con occhi più dolci, sensuali, accettanti. E questo bagaglio di esperienza, psicologica prima ancora che fisica, che la donna fin da bambina ha sperimentato sul suo corpo, è qualcosa che al momento della gravidanza ritorna fuori con prepotenza. Perché aspettare un bambino è un momento cruciale della storia del corpo di una donna, dove il rapporto con se stessa, con la propria fisicità, con la propria intimità viene chiamato alla ribalta e con cui la neomamma deve fare i conti volente o nolente. Per chi ha vissuto sempre con imbarazzo, senso di proibito e di peccaminoso il proprio corpo, la gestazione, con le sue mille visite ginecologiche, e soprattutto il momento del parto, costituiscono una faticosa violazione della propria intimità, che costa ansia, imbarazzo, difficoltà di adattamento anche notevoli. Ma a questo non corrisponde necessariamente una difficoltà in quello che sarà il rapporto affettivo con il proprio bambino.
Altre volte, come accennato prima, un rapporto conflittuale, o fortemente rifiutante, verso i cambiamenti del corpo in gravidanza sono un segnale di non accettazione del bambino che sta arrivando, e il supporto psicologico in questi casi diventa cruciale perché la donna riesca a vivere questo momento della sua vita con meno sofferenza e per preparare un terreno di accoglienza affettuosa al piccolo che sta per nascere. Il giudizio ed i luoghi comuni non servono a nulla, in questi casi c’è solo da offrire ad una donna in difficoltà uno spazio di ascolto veramente empatico e comprensivo in cui poter mettere a nudo se stessa, le sue paure, la sua storia, i suoi conflitti verso il bambino che cresce dentro di lei, senza il timore di essere considerata una cattiva madre, ma solo una donna che ha bisogno di essere capita e sostenuta.
In conclusione, qualunque sia la reazione che una donna ha di fronte ai cambiamenti del proprio corpo in gravidanza, questa reazione racconta molto della sua storia di donna, di figlia, di compagna. Dietro ad una pancia che cresce c’è un universo infinito di sensazioni, emozioni, vissuti, che si concretizzano nella scelta, ad esempio, di usare vestiti aderenti per mettere in risalto le forme in cambiamento, o al contrario di nascondere le nuove rotondità, di vivere con orgoglio o al contrario imbarazzo la nuova condizione di gestante, ogni mese sempre più vistosa. Non si tratta solo di mode, ma di vie attraverso le quali la donna esprime il proprio mondo emozionale in relazione al bambino che sta crescendo dentro di lei, di fronte alle quali possiamo solo porci in rispettoso ascolto senza farci influenzare da semplicistici luoghi comuni troppo spesso diffusi dai media.
Nora Massoli
Psicologa
Consulenza e sostegno psicologico
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