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Video-intervista al
Dr. Edoardo Baggio

Specialista in Endocrinologia
Buonarroti Medical Center
Milano


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Diventare madri e il senso di inadeguatezza

 

Può sembrare una banalità affermare che la gravidanza ed i primi mesi dopo il parto possono essere caratterizzati, oltre che da gioia infinita, anche da sentimenti di ansia, paura, inadeguatezza, fatica. Ma non è poi così scontato. Se facciamo caso alle immagini patinate (e spesso lontanissime dalla realtà) che i media ci trasmettono continuamente, vediamo donne in attesa e neomamme sempre spensierate, felici, appagate. Come se socialmente non fosse accettabile che una donna durante la gestazione o dopo la nascita di suo figlio possa vivere anche sentimenti negativi. E forse è davvero così.
C’è spesso la tendenza a usare impropriamente il termine “depressione post partum” per etichettare tutti gli episodi di disagio della neomamma, senza fare alcuna distinzione tra patologia e normalità. Questo non aiuta le donne a vivere con accettazione e serenità i momenti di difficoltà, di fatica, il senso di inadeguatezza e incompetenza che naturalmente accompagnano questo periodo così delicato. Non si diventa madri in un giorno, né si può pensare che partorire significhi solo mettere al mondo un bambino. Con l’esperienza della maternità ogni donna ripercorre un sentiero di rivisitazione di se stessa, del suo percorso di vita, della sua identità, nonché dei suoi vissuti di figlia. Questo processo ha bisogno di tempo, e non è privo di momenti di sconforto o di fatica. Durante la gravidanza poi, si crea nella mente della donna e del suo compagno una immagine, una fantasia su come sarà il proprio bambino e come cambierà la vita dopo la sua nascita. Subito dopo il parto e nelle settimane successive, questa fantasia dovrà poi, in modo del tutto naturale ma a volte molto complesso e non privo di disillusioni, fare i conti con la realtà.
Forse oggi la distanza tra immaginato e reale si è accresciuta, per svariati motivi. Primo fra tutti la tendenza, a cui accennavamo prima, che oggi giornali e televisioni hanno di mandare una immagine della maternità troppo patinata e irrealistica. Ma non è solo questo.
Il modo di vivere la gravidanza e la nascita di un bambino sono profondamente cambiati negli ultimi sessant’anni, parallelamente ai mutamenti sociali, culturali ed ai progressi della medicina. L’attesa e il parto si sono svestiti della loro dimensione naturale, intima, familiare, per entrare nei luoghi da sempre deputati alla cura della malattia, gli ospedali. La donna è diventata un paziente come gli altri, da monitorizzare, analizzare, guadagnando molto in termini di sicurezza medica per sé e per il suo bambino, ma perdendo moltissimo della dimensione intima, personale, unica di uno dei momenti più significativi del suo percorso di vita. Questo processo, medicalizzando in maniera estrema l’esperienza della maternità, ha svestito qualcosa di così viscerale e istintivo della sua spontaneità. Ponendo nelle mani dell’esperto un evento da sempre sinonimo di istinto e naturalità, ha fatto perdere il senso di competenza insito in ogni donna, che troppo spesso dimentica che in lei risiedono saperi, risorse e istinti profondamente radicati che, sin dai tempi delle caverne, la guidano nella pratica di accudimento dei piccoli. Tutto questo non aiuta la donna, soprattutto quando è alla prima gravidanza, a sentirsi adeguata al ruolo e capace di prendersi cura del bambino.
Accanto a questa grande rivoluzione dovuta ai progressi dell’ostetricia, della ginecologia e della pediatria, negli ultimi cento anni si è verificato un altro importante cambiamento: la famiglia ha infatti mutato radicalmente il suo volto. I nuclei familiari sono sempre meno numerosi, costituendo sempre più raramente un punto di riferimento e di sostegno per la neomamma; diversamente da alcuni decenni fa, inoltre, non è raro che una donna diventi madre senza aver avuto mai a che fare con un altro neonato, arrivando alla propria esperienza di maternità senza aver fatto alcuna esperienza di accudimento di un bambino, e questo aumenta il suo senso di inadeguatezza e incompetenza.
Tutti questi fattori contribuiscono a far sì che oggi più di un tempo le donne che si affacciano all’esperienza della maternità possano soffrire di un senso di inadeguatezza, in parte dovuto a cambiamenti di natura culturale, sociale e di pratica medica, in parte del tutto naturale, ma vissuto come anormale, inaccettabile, sia dalla donna che dalla società, e quindi fonte di sofferenza. Accompagnare una donna nel suo percorso di maternità significa sempre più aiutarla a riacquistare questa dimensione naturale.
In quest’ottica, i corsi di preparazione alla nascita costituiscono sempre meno solo dei momenti di informazione sulla meccanica del parto e sulle posizioni da assumere durante il travaglio, ma si concentrano sempre più sui vissuti emozionali e sulla ricerca del proprio senso di competenza. Prevedere un percorso di assistenza alla nascita il cui obiettivo primario sia la creazione di un rapporto di confidenza, fiducia ed ascolto per la donna è un tipo di approccio che si sta rivelando molto funzionale. Anche in assenza di difficoltà particolari della neomamma, un Percorso Nascita organizzato in maniera adeguata offre la possibilità alla coppia di vivere il diventare genitori in maniera più consapevole e competente. Ascoltare ed accogliere la donna, con le sue paure, la sua iniziale incompetenza, i suoi dubbi significa permetterle di sentirsi a suo agio ed imparare ad ascoltare con maggior efficacia i cambiamenti che la attraversano e che la accompagnano nei nove mesi della gravidanza e dopo, per diventare più consapevole dei propri vissuti fisici ed emotivi.
Inoltre, una informazione davvero esaustiva sui temi della gravidanza, dell’allattamento e dell’accudimento del bambino, che lasci ai genitori la possibilità di scegliere con responsabilità e consapevolezza cosa è meglio per loro ed il loro bambino, invece di rimettersi sempre in maniera passiva alle mani dell’esperto, è una condizione imprescindibile per una genitorialità responsabile ed efficace davvero. Abbandonare l’impostazione prettamente medica dell’esperto che dà risposte preconfezionate a favore di un approccio volto all’empowerment delle persone, allo scopo di stimolare in ogni donna la ricerca della risposta giusta per lei, per il suo bambino, unico e irripetibile, è la strada per restituire alle madri il senso di competenza che loro spetta biologicamente e per dare ai padri il ruolo di primo piano a cui hanno diritto.

 

a cura della Dott.ssa Nora Massoli
Psicologa, Firenze

 

 

 

     
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