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Una ricerca sulle donne e il concepimento

 

Quando è avvenuto il concepimento? Se lo chiedono otto italiane su dieci, ed è il primo, emozionante, interrogativo che si pone la donna quando scopre di essere incinta. Lo conferma una recentissima ricerca realizzata in occasione del lancio dell’innovativo Clearblue Digital Test di Gravidanza con indicatore di concepimento, il primo e unico test in grado non solo di confermare la gravidanza, ma anche di risalire al periodo del concepimento.
La ricerca è stata svolta nell’aprile 2008 in Italia, Francia, Germania, Olanda, Scandinavia, Spagna e Inghilterra su un campione di 7.353 donne europee - di cui 1.049 italiane – in età fertile (tra i 16 e i 50 anni), e ha evidenziato come vi siano ancora oggi importanti carenze informative intorno ai temi legati alla salute riproduttiva, come la fisiologia del ciclo mestruale, la gravidanza e il concepimento.

La media delle donne europee, per esempio, non ricorda né la data dell’ultima mestruazione né quella dell’ultimo rapporto sessuale – a eccezione di italiane e spagnole, che dimostrano maggiore consapevolezza della propria sfera intima: delle nostre connazionali, 9 su 10 ricordano sia la data dell’ultimo ciclo mestruale che dell’ultimo rapporto. Anche riguardo a un tema così attuale come quello del concepimento, comunque connesso, anche in Italia, a un costante decremento del tasso di natalità, emerge dalla ricerca che oltre due terzi delle europee, italiane incluse, non conoscono qual è il periodo maggiormente fertile per la donna (normalmente identificato nel periodo tra il giorno che precede l’ovulazione, il giorno dell’ovulazione stessa e quello che lo segue).

Un altro elemento di grande interesse che emerge dalla ricerca è l’urgente necessità di sapere, una volta accertata la gravidanza, quando è avvenuto il concepimento.
Tale esigenza risulta essere comune a tutte le donne – con picchi ancora una volta tra le italiane (61%) e le spagnole (67%) – e nasce sia dal desiderio di prendersi cura il prima possibile della salute del concepito, sia dalla necessità di organizzare la propria vita lavorativa, pianificando il congedo di maternità (33%) e informando il proprio datore di lavoro (19%).
In particolare la donna italiana sembra avere un senso di responsabilità spiccato nei confronti della salute propria e quella del bambino; conoscere la data del concepimento significa infatti sapere e mettere in pratica tutte le precauzioni necessarie: smettere di fumare, non bere alcolici, andare da un medico che accerti la gravidanza sono le tre principali preoccupazioni, unitamente a una sana alimentazione e all’assunzione di acido folico, che nel nostro Paese però è ancora relativamente limitata: lo reputano importante solo 4 donne su 10 (mentre in altri Paesi, come Inghilterra e Olanda, l’assunzione di questa vitamina durante le prime 12 settimane di gestazione è un’abitudine molto diffusa).

La motivazione invece più sociale e affettiva che spinge le donne a voler conoscere la data del concepimento per informare e rendere partecipi il partner, e successivamente i familiari e gli amici, è particolarmente sentita in Italia. Infatti, il 95% delle intervistate desidererebbe informare immediatamente il proprio partner del lieto evento e il 59,5% delle abitanti del Belpaese non vuole aspettare nemmeno un giorno dalla scoperta per informare i genitori e il resto della famiglia.

Per soddisfare sia la curiosità che l’esigenza di sapere da quante settimane si è in dolce attesa, quasi la metà delle intervistate si rivolge a un medico, mentre l’altra metà ricorre a un calcolo più approssimativo ricordando la data dell’ultima mestruazione e dell’ultimo rapporto sessuale, anche se, come abbiamo visto, in Europa 1 donna  su 4 non ricorda con precisione queste date.






     
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