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I principali esami

 

(Prestazioni specialistiche per la tutela della maternità responsabile erogabili dal SSN, escluse dalla partecipazione al costo, DM 10.9.1998, G.U. n° 245 del 20.10.98, come riportato sul sito dell'AOGOI)

Quali esami di laboratorio sono consigliabili prima di pianificare la nascita di un bambino?

Vengono di seguito elencati tutti gli esami che il ginecologo vi richiederà quando vi rivolgete a lui con l’intenzione di pianificare nel migliore dei modi il concepimento e la nascita di un bambino. Diagnosticare in tempo possibili malattie permette di evitare spiacevoli complicazioni future.


Se il fattore Rh della donna è negativo, anche l’uomo dovrà effettuare il test.
Se sono entrambi negativi non ci sono problemi.
Se il partner è positivo, la donna con Rh negativo, una volta rimasta incinta, dovrà eseguire ogni mese il test di Coombs indiretto per valutare l’eventuale insorgenza di complicazioni conseguenti all'azione degli anticorpi contro il fattore Rh.
Se la futura mamma appartiene al gruppo O e il partner al gruppo A, B o AB, potrebbe verificarsi una lieve incompatibilità, tra il sangue materno e quello del feto se questi ha ereditato il gruppo sanguigno paterno. In questo caso il bambino andrà seguito con estrema attenzione al momento della nascita, eventualmente mettendolo nella culla termica poichè potrebbe avere un ittero più inteso di quello fisiologico.

Si esegue in caso l’esame dell’emocromo abbia evidenziato variazioni morfologiche o di volume dei globuli rossi. Il rischio associato è che questi globuli rossi difettosi abbiano un ciclo vitale più breve senza che il midollo riesca a supplire le perdite. L’esame è in grado di accertare il tipo di anemia di cui è affetta la donna, consentendo quindi di identificare una cura adatta. Se la donna è positiva viene prescritto questo test anche al partner.

L’esame verifica se la donna è portatrice di un’alterazione della emoglobina, una molecola contenuta nel globulo rosso, che contiene ferro ed è fondamentale per il trasporto dell’ossigeno. Questo esame evidenzia se la donna è portatrice sana o è affetta da anemia mediterranea (talassemia), anemia falciforme o favismo (alterazione dell’Hb frequente in Sardegna). Se la donna risulta essere portatrice, è necessario il controllo incrociato dei due partner. Se entrambi risultassero positivi, c’è il rischio che la malattia si trasmetta al nascituro, quindi la gravidanza dovrà essere monitorata.

 

Si esegue nella donna con gruppo sanguigno Rh negativo per valutare l’eventuale presenza nel sangue di anticorpi antieritrociti, che potrebbero attaccare i globuli rossi del feto in caso questi fosse Rh positivo.
Il problema non nasce in genere alla prima gravidanza, perché la donna non fa in tempo a produrre sufficienti anticorpi per danneggiare il feto, a meno che non abbia avuto un precedente aborto o non abbia subito una trasfusione.

Valuta l’immunità nei confronti della rosolia che danneggia il feto quando contratta nei primi 3 / 4 mesi. Se la donna non risulta immunizzata dovrà fare la vaccinazione e rimandare di almeno 3-6 mesi la gravidanza, previo un altro esame di controllo.

La toxoplasmosi è una malattia parassitaria che nella donna sana non dà nessun sintomo, ma può essere pericolosa per il feto, a cui può causare problemi al sistema nervoso centrale e alla funzionalità visiva, se contratta durante il primo trimestre di gravidanza. Non esiste una vaccinazione, e per evitare il contagio la donna deve, non appena decide di restare incinta, evitare di toccare i gatti (che sono portatori del parassita) e di mangiare carne cruda o poco cotta, salumi e vegetali crudi non accuratamente lavati.

Sono esami del sangue indispensabili per evidenziare un'eventuale anemia della donna che va corretta prima di iniziare la gravidanza. La presenza di anemia implica un difetto nel trasporto dell’ossigeno, che è indispensabile per il feto. Prevede il controllo di emoglobina (Hb), globuli rossi (GR) e bianchi (GB), piastrine (PLT), ematocrito (parte solida del sangue HCT), formula leucocitaria (LC), indice di saturazione dei globuli rossi. Se la donna è positiva viene prescritto questo test anche al partner.

Si tratta di un esame innocuo e di semplice esecuzione. Consiste nel prelievo, mediante una spatola, di alcune cellule, miste a muco, che si trovano sulla superficie del collo uterino (cervice) e all'interno del canale cervicale.
Il Materiale prelevato viene “strisciato” su di un vetrino e "fissato" con una soluzione, a base alcolica, quindi colorato (metodo di Papanicolau) ed osservato al Microscopio.
L’esame è in grado di evidenziare le lievi atipie cellulari che possono precedere, talvolta anche di alcuni anni, la formazione di una neoplasia del collo dell'utero (lesioni precancerose ).
Inoltre serve per accertare se vi sono infezioni virali, per esempio causate dal Papova Virus (HPV), che è un virus oncogeno.
Il Pap Test può evidenziare anche :

- alterazioni meno gravi, quali la presenza di Batteri, (distinguendoli in base alla loro forma, es. cocchi, bastoncelli ecc) Miceti (Candida) , Trichomonas V., ecc.
- Il Pap Test può valutare anche la presenza ed il grado di infiammazione delle Cellule Cervicali.

Per questo motivo il Pap Test ha una grande funzione preventiva, ed è il più importante efficace e prezioso mezzo di screening in grado di individuare le Donne a rischio per una Neoplasia del Collo Uterino.

 

Quando è la donna ad essere sieropositiva, una gravidanza può essere programmata, a patto di adottare scrupolosamente le attuali terapie. Queste vanno cominciate subito, e protratte ben oltre tutti i nove mesi di attesa. In questo modo si abbassa notevolmente la possibilità di trasmissione del virus, anche se non si annulla del tutto.

Quando è il partner ad essere sieropositivo, si ricorre invece alla fecondazione medico-assistita, che prevede una particolare tecnica di lavaggio degli spermatozoi in grado di eliminare il virus.

Questo esame permette la valutazione sierologica di un'infezione in atto, recente o pregressa da Treponema pallidum, agente della sifilide, malattia a trasmissione sessuale che negli ultimi anni ha fatto la sua ricomparsa. Questa infezione è ad alto rischio per il feto al quale può causare danni cutanei e alterazioni neuromuscolari. L’infezione è doppiamente rischiosa in quanto può facilmente essere “mascherata” in corso di terapia antibiotica.

In caso di positivita' il test va confermato attraverso altri test diretti per il treponema (FTA-ABS).Se anche questi sono positivi, bisogna ritardare il concepimento e sottoporsi ad una terapia antibiotica adeguata.

     
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