Intervista alla Dottoressa Mirella Parachini Specialista in Ostetricia e Ginecologia
Intervista al Dottor Davide De Vita Specialista in Ostetricia e Urologia
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Rassegna scientifica
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Si esegue tra la 15ª e la 18ª settimana di gravidanza.
Lo stesso tipo d'ago usato per la villocentesi viene spinto, sotto guida ecografica, fino a raggiungere la falda di liquido amniotico (in una zona distante dal feto, cercando d'evitare anche la placenta) e s'aspirano circa 20 centimetri cubici dello stesso.
Sul liquido viene eseguito il dosaggio dell'AlfaFetoProteina. Questa risulta elevata nel caso di difetti di chiusura del tubo neurale del feto come la spina bifida, l'anencefalia, la labiopalatoschisi e la gastroschisi.
Si possono dosare altre sostanze del metabolismo fetale e isolare agenti infettivi. Le cellule fetali presenti nel liquido amniotico sono però solitamente poche. Per aumentare il loro numero vengono messe in terreni di coltura e s'ottiene così il risultato definitivo in 10 ÷ 15 giorni.
In una piccola percentuale di casi possono insorgere problemi derivanti da un mancato prelievo di liquido, dal fallimento della coltura cellulare (per cui è necessario ripetere l'amniocentesi) e dalle difficoltà d'interpretazione del risultato.
In 1 caso su 400 si può avere un risultato di mosaicismo (presenza di due o più linee cellulari aventi corredo cromosomico diverso nello stesso soggetto); per risolvere questo problema si deve ripetere il prelievo o, meglio, eseguire la cordocentesi.
La possibilità di contaminazione del liquido amniotico da parte delle cellule materne è pressoché azzerata se si aspira con un'altra siringa e s'esclude la prima parte del campione.
L'amniocentesi non è in genere particolarmente dolorosa. Non necessita di anestesia generale né di anestesia locale.
Rischio aggiuntivo di aborto (rispetto a quello che si può verificare spontaneamente in quell’epoca di gravidanza) 0,5 ÷ 1%