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17 marzo 2010

Prof. Giovanni Cavagni
Allergologo all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

 

Come si sviluppa un’allergia?

L'allergia è una reazione anomala a sostanze normalmente inoffensive, come per esempio pollini, peli di animali e alimenti. Il sistema immunitario reagisce in modo così eccezionale nei soggetti che sono geneticamente predisposti a produrre una eccessiva quantità di anticorpi chiamati immunoglobuline E (IgE), che sono responsabili della reazione che si sviluppa poco tempo dopo il contatto con queste sostanze.
L’allergia è quindi familiare: in questi bambini, dopo che tali sostanze si sono legate agli anticorpi IgE, fissati su cellule particolari chiamate mastociti, si attiva la reazione, liberando prodotti dell’organismo come l’istamina, che provocano l’infiammazione in diverse parti del corpo.
Se i parenti più stretti sono allergici (specie i genitori), il bambino ha un alto rischio di soffrire di allergia nell’infanzia sino all’età dello sviluppo.
La comparsa immediata di disturbi sulla pelle, nelle vie respiratorie (raffreddore e asma), agli occhi (congiuntivite), nelle vie digestive (vomito, diarrea) o, progressivamente, tutti assieme (razione anafilattica), a contatto con la stessa sostanza, deve far sospettare una causa allergica.

 


Il bambino allergico lo sarà per tutta la vita?

Il carattere allergico rimane per tutta la vita ma l’organismo del bambino è in grado di costruire forme di difesa che gli consentono di diventare tollerante nei confronti della sostanza a cui è allergico (specie per i principali alimenti come latte e uovo) anche nel corso dei primi anni di vita; il controllo periodico dello specialista, su consiglio del pediatra, permetterà di accertare i miglioramenti ottenuti.

 


Mio figlio è allergico: può andare lo stesso a scuola e fare sport come tutti gli altri bambini?

Nonostante i numerosi problemi legati a questo tipo di disturbi, i bambini allergici e/o asmatici hanno il diritto di vivere la scuola, lo sport e i momenti ricreativi con la serenità e la spensieratezza tipica della loro età.
E se è vero – come recitano i dati dell’indagine condotta nelle scuole dal ministero dell’Istruzione – che solo il 42,65% degli istituti italiani è in possesso del certificato igienico-sanitario che attesta condizioni idonee ad accogliere gli studenti senza esporli a rischi per la propria salute, diventa importante sensibilizzare le Istituzioni, gli operatori del settore e i genitori sulla necessità di rendere questi ambienti sicuri. Per questo gli esperti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e di Federasma hanno redatto un decalogo con una serie di consigli per i genitori di bambini allergici.
Nel documento, disponibile sui siti www.ospedalebambinogesu.it e www.federasma.org, si danno per esempio indicazioni su: gli esami da fare in caso di sospetta allergia (prove cutanee come prick test o dosaggio ematico delle IgE specifiche per la sostanza sospettata allergizzante, se il disturbo è respiratorio prove di funzionalità respiratorie come spirometria); l’igiene e la pulizia degli ambienti interni, sia domestici che scolastici (devono essere ben arieggiati e sgombri da arredi e tappeti difficilmente lavabili, che favoriscono l’accumulo di polvere); i provvedimenti preventivi comportamentali (uso di mascherine, occhiali scuri, ecc.) e farmacologici che permettano al bambino di vivere all’aria aperta senza incorrere in disturbi a occhi, naso e bronchi; ecc.
Una raccomandazione fondamentale: al bambino allergico va evitato rigorosamente il contatto con il fumo di tabacco. Il fumo passivo in gravidanza, durante l’allattamento e negli ambienti chiusi favorisce la comparsa dell’allergia nel bambino a rischio; il fumo attivo negli adolescenti allergici favorisce anche l’asma.

 

 

a cura di Roberta Camisasca
17 marzo 2010

 

 
 
     
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