La scoperta dei no
“Prima era così bravo, buono, e adesso...”: ecco
una frase che spesso pronunciamo esasperati dagli incessanti no dei
nostri figli.
È proprio con i primi no, con le prime bizze e con i primi capricci che per la prima volta e con urgenza ci poniamo il problema del “che cosa fare” in senso pedagogico ed educativo. Come reagire? Come insegnare ai nostri figli ciò che è giusto e ciò che è sbagliato? Come insegnargli che cosa possono fare e non fare?
Ci troviamo nella fase in cui è importante stabilire le prime
regole e farle rispettare e in cui si pongono le basi della disciplina.
Ma che cosa accade realmente a nostro figlio a due e a tre anni? Cerchiamo
di scoprire che cosa gli stia accadendo con il fine di conoscerlo e
di aiutarlo, accompagnandolo nella sua crescita.
Accanto ai suoi “no”, alle crisi di opposizioni sempre
più manifeste, spesso accompagnate da manifestazioni di collera,
nostro figlio inizia a dire “io” e a riconoscersi allo specchio.
Inizia a sentirsi davvero una persona, con un corpo e una volontà
distinte dagli altri, anche se il suo bisogno di dipendenza è
ancora molto vivo dentro di lui.
Il senso di dipendenza e di protezione che come madri gli trasmettiamo
resta per lui un riferimento stabile e rassicurante: una continua conferma
d’amore a cui però si contrappone il suo desiderio di autonomia.
Ora cammina, si muove, inizia a conoscere il mondo che lo circonda
non solo con l’attività motoria ma anche con l’uso
del linguaggio.
I suoi “no” diventano così una parola magica, con
cui giocare solo per vedere gli effetti che creano. E, non appena ne
scopre il potere di rottura e di opposizione, li utilizza nella sua
“guerra di indipendenza” con noi, soprattutto con la mamma.
Non deve quindi apparire strano che il suo obiettivo preferito siamo
proprio noi mamme: è da noi, infatti, che il bambino si sente
più dipendente, è con noi che rischia di confondersi ed
è quindi con noi che cerca di affermare la sua autonomia, la
sua libertà, ribellandosi e opponendosi con i suoi “no”.
Nostro figlio inizia così a porre una linea di demarcazione
tra se stesso e gli altri, affermando la sua diversità e la sua
volontà, differente da quella di chi lo circonda: “Io sono
io, diverso di te, ho una volontà diversa, vediamo chi la spunta”.
Come se non fosse sufficiente la parola, a volte passa alle bizze e
ai capricci, tanto più vistose quanto più è piccolo.
Ricordati che è inevitabile che nostro figlio perda molte battaglie
in questi primi scontri. L’importante è che non percepisca
di aver perso la sua battaglia: crescendo troverà altri modi,
meno tumultuosi e più creativi per affermare se stesso e la sua
indipendenza.
Solo così i suoi capricci e i suoi “no” resteranno
un ricordo e una fase necessaria per la sua crescita ai nostri occhi;
una fase che per fortuna passa presto.
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