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I genitori e la separazione dai figli

I genitori giungono ad un traguardo importante quando devono affrontare il distacco dal loro bimbo, e ciò avviene in modo "ufficiale" quano giunge il momento dell'inserimento nella Scuola dell'Infanzia del loro figlio.
Per alcuni bambini l'ingresso nella Scuola dell'Infanzia rappresenta il contatto con una realtà sociale più ampia: si sviluppano relazioni con i propri pari e con gli adulti condividendo spazi, materiali ludici e attività didattiche improntate sul gioco e sul vissuto sensoriale e corporeo. Chi invece ha frequentato l'asilo nido affronta un ambiente nuovo, associato al cambiamento delle educatrici di riferimento e dei compagni.
I bambini possiedono impensabili capacità nell'affrontare il distacco dalla famiglia se i genitori permettono loro di vivere, elaborare e sperimentare la sitauzione nuova in cui si trovano.
Lo psicoanalista John Bowlby e la psicologa Mary Ainsworth (ideatori della teoria dell'attaccamento) hanno studiato la relazione tra madre e bambino, scoprendo che ogni bambino possiede un determinato stile di attaccamento, che riflette il modo in cui ciascun soggetto ha vissuto il rapporto con i caregivers, che possono avere soddisfatto il bisogno di protezione e di sicurezza, oppure possono essere stati poco responsivi.
Alcune ricerche hanno dimostrato l'effetto positivo della responsività dei genitori sullo sviluppo sociale, emotivo e cognitivo, perchè il tipo diattaccamento infantile, determinato dalla qualità delle cure materne ricevute, influenzerà la costituzione della personalità e la visione che il bambino avrà di sé e degli altri.
Vi sono diversi tipi di relazioni di attaccamento:
a) attaccamento sicuro: il bambino è in grado di esplorare l'ambiente in modo attivo sia in presenza che in assenza della madre; accoglie la madre quando ritorna, salutandola o facendosi consolare in caso abbia sofferto della separazione.
b) attaccamento ambivalente (o insicuro- ansioso): sia in presenza che in assenza della madre il bambino esplora poco l'ambiente circostante, piange molto in sua assenza e all'arrivo dell amamma sembra cercare il contatto ma al tempo stesso lo rifiuta.
c) attaccamento evitante: il bimbo si mostra indifferente sia in presenza che in assenza della mamma, e quando la vede dopo una separazione la evita accuratamente, guardando da un'altra parte o continuando a giocare; il bimbo non mostra disagio né quando è da solo, né quando rivede la mamma dopo una separazione.
I bambini con attaccamento sicuro hanno una mamma attenta e sensibile ai loro bisogni, che trasmette fiducia nella realtà circostante e permete ai figli di esplorare l'ambiente circostante. I bambini ambivalenti sono accuditi da madri imprevedibili: mostrano affetto quando il figlio non lo richiede e rifiutano il contatto fisico quando invece il bimbo ne ha necessità, perché è a disagio. I bambini evitanti sono assistiti da una madre indifferente ai loro bisogni, che li rifiuta costantemente e scoraggia il contatto fisico. Gli stili di attaccamento ambivalente ed evitante vengono considerati come strategie adattive messe in atto dal bimbo per adattarsi alla personalità materna.
Bowlby sostiene che le rappresentazioni mentali dei bambini riguardo le figure di attacccamento (generalmente i gentiro) si formino molto presto durante l'infanzia. Queste rappresentazioni mentali sono concettti che i bambini costruiscono relativamente alla natura, alle caratteristiche e ai comportamenti attesi del mondo e di coloro che lo popolano, incluso il Sé del bambino stesso. Questi modelli, che sono flessibili e adattabili, derivano dalle ripetute esperienze quotidiane dei bambini con le loro figure di attaccamento: sono cioè correlati al grado col quale il genitore è sensibilmente percettivo verso i segnali del bambino e coerentemente responsibo ad essi, è disponibile a dare conforto quando richiesto, accetta affettivamente il bambino e apprezza e facilita la sua esplorazione attiva dell'ambiente.
Ogni genitore affronta la separazione dal figlio in modo diverso:
a) alcuni vogliono lasciarlo a sucola subito in modo frettoloso senza rispettarne i tempi di inserimento.
b)altri non riescono a separarsi da lui poiché faticano a riconoscerne la sua autonomia e sono molto insicuri.
c) ci sono genitori che al contrario pensano che il loro bimbo sia un "genio", che quindi non abbia bisogno di regole e che gli altri debbano adattarsi a lui e non viceversa.
d) altri invece svalutano il loro bimbo, non lo sostengono, lo denigrano pensando di spingero a fare meglio.
e)altri acnora si disinteressano completamente del progetto educativo in cui è coinvolto il figlio.

Concludendo qualche consiglio per i genitori:

a) cercare di riconoscere l'individualità e le capacità del vostro bambino, e facilitarne l'autonomia.
b) essere presenti ma non invadenti: il bimbo deve sapre che ci siete al momento del bisogno ma deve sperimentare la realtà, inclusa anche qualche frustrazione
c) dare al bimbo delle semplici regole di vita che devono essere chiare e cercare di farle rispettare
d) cercare il confronto costruttivo con altri genitori, con le insegnanti, e se si è profondamente in crisi rivolgetevi ad uno psicologo.

 

Dott.ssa Elena Caraccio
psicologa
www.psichehelp.com